Buatta, contenitore di news

* INFO COOKIES - GDPR *

❌ Informazioni
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Ieri — 24 Maggio 2019RSS feeds

Brexit, Theresa May si dimette: "Profondo rammarico". Verso un'uscita senza accordo

"Mi dimetterò come leader del Partito conservatore il 7 giugno". Da Downing street la premier Theresa May ha annunciato la sua resa, anticipando che il processo per la scelta del suo successore inizierà la settimana successiva. Per lei "resterà sempre fonte di profondo rammarico" il fatto "di non av

Brexit, Theresa May si dimette: "Profondo rammarico". Verso un'uscita senza accordo

"Mi dimetterò come leader del Partito conservatore il 7 giugno". Da Downing street la premier Theresa May ha annunciato la sua resa, anticipando che il processo per la scelta del suo successore inizierà la settimana successiva. Per lei "resterà sempre fonte di profondo rammarico" il fatto "di non av

Theresa May, da Lady di Ferro a capo debole. Ascesa e lenta caduta del premier affondato dai compagni di partito

di F. Q.

Si era seduta sulla poltrona di David Cameron con due promesse: rispettare il risultato del referendum sulla Brexit del 2016 e portare a casa “un buon accordo” senza chinare la testa di fronte ai negoziatori di Bruxelles. Theresa May, che venerdì ha annunciato le sue dimissioni per il 7 giugno, poche ore dopo aver ricevuto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non aveva però fatto i conti con le oppisizioni dure, oltranziste a Westminster, anche da parte dei propri alleati di partito, i Conservatori, e da coloro che la sostengono al governo, come gli unionisti nordirlandesi. Paradossalmente, le trattative con Bruxelles, in cui partiva da una posizione di netto svantaggio viste le disposizioni contenute nei Trattati, sono stati la parte più semplice del suo lavoro da premier della Brexit, forse perché entrambe le parti avevano come obiettivo principale quello di evitare la hard Brexit

Ma a Londra, la donna presentatasi come la nuova Lady di Ferro, la seconda a Downing Street dopo Margaret Thatcher, ha dovuto man mano annacquare le proprie posizioni. Le concessioni all’Ue sono state più di quelle previste, la formula “meglio uscire senza accordo che con un cattivo accordo” si è schiantata contro la prospettiva di una catastrofe per il Paese in caso di no deal e anche la possibilità di un secondo referendum, mai presa in considerazione, è stata usata nell’ultimo tentativo di accordo per forzare la mano alle opposizioni pro Remain. Una forzatura che, dopo lo scampato pericolo del voto di sfiducia finito nel nulla nel dicembre 2018 ed essere sopravvissuta alle tre bocciature dell’accordo raggiunto con la squadra di Michel Barnier, il capo negoziatore di Bruxelles, le è stata fatale.

Uscita vincitrice tra i tanti litiganti che ambivano alla poltrona di David Cameron, ha poi capitolato lasciando la poltrona che ha mietuto più di una vittima nella compagine di governo negli ultimi tre anni scarsi, schiacciata dalla rivolta interna ai Tory, spaccati tra Brexiteers e Remainers. I primi disposti anche a un’uscita dalla Ue senza accordo, i secondi intenzionati a un divorzio meno drastico. La stessa May, durante la campagna referendaria del 2016, si era timidamente schierata per la permanenza nell’Unione europea. Ma il risultato del referendum e la volontà di prendersi la leadership del partito l’hanno convinta, o costretta, a mettersi a capo dell’esecutivo di un Paese che, invece, aveva votato per lasciare l’Ue. Da allora, il suo mantra è stato, “Brexit means Brexit”, Brexit vuol dire Brexit, dicendosi anche disposta ad un’uscita senza un accordo. Un mantra che, adesso, potrà essere rispolverato da il suo successore, magari con posizioni più intransigenti nel caso in cui salga al potere un Brexiteer, o che potrebbe anche essere abbandonato, nel caso in cui prevalga l’ala moderata.

L'articolo Theresa May, da Lady di Ferro a capo debole. Ascesa e lenta caduta del premier affondato dai compagni di partito proviene da Il Fatto Quotidiano.

Theresa May annuncia dimissioni: lascia il 7 giugno. “Provo rammarico per non aver attuato la Brexit”

di F. Q.

La premier inglese e leader dei Conservatori Theresa May ha annunciato le dimissioni: lascerà il 7 giugno, dopo la visita del presidente Usa, Donald Trump, in programma quattro giorni prima. “Provo profondo rammarico per non essere riuscita ad attuare la Brexit”, ha detto May nel discorso con cui ha comunicato il passo indietro affidandone la realizzazione al suo successore alla guida dei Tory, che dovrà essere eletto nelle successive settimane per poi subentrarle come primo ministro a Downing Street.

Le dimissioni di May erano attese: in ballo c’era solo la data in cui avrebbe lasciato la guida del Regno Unito dopo le tre bocciature dei suoi accordi con la commissione Ue per l’uscita dall’Unione Europea. Chiuse le urne in Gran Bretagna, dove si è votato giovedì per il rinnovo dei rappresentanti britannici al Parlamento europeo, il primo ministro ha ufficializzato il suo addio fuori dal 10 di Downing Street. 

“Ho concordato con Sir Graham Brady, presidente del comitato 1922″, responsabile dell’organizzazione del Partito conservatore, che “il processo per la scelta del nuovo leader dovrebbe cominciare la settimana prossima”, ha spiegato annunciando di aver informato la regina Elisabetta. May ha spiegato che rimarrà in carica come premier fino a quando non verrà indicato il suo successore prima di concludere in lacrime: “Ho servito il Paese che amo”.

“Ho fatto del mio meglio, purtroppo non sono riuscita a far passare” la ratifica della Brexit, malgrado ci abbia “provato tre volte”, ha detto durante il suo discorso in cui ha di fatto tracciato la sua eredità politica, invitando chi le succederà alla guida dei Tory e del governo a portare a termine l’uscita dall’Ue ma anche a non considerare il compromesso una parola sporca. La premier britannica ha rivendicato quindi la politica di “un Partito Conservatore patriottico”, che nella sua visione deve continuare a mirare a “unire la nazione” e a ridurre anche le ingiustizie sociali, predicando “sicurezza, libertà e opportunità”.

“Lascio l’incarico che è stato l’onore della mia vita, la seconda donna premier, ma certamente non l’ultima”, ha aggiunto con un riferimento ideale a Margaret Thatcher, la dama di ferro dei Tory dal 1979 al 1990. “La nostra politica potrà essere in difficoltà, ma c’è così tanto di buono in questo Paese, così tanto di cui essere orgogliosa”, ha detto ancora. E si è visibilmente commossa esprimendo “enorme gratitudine” per aver potuto ‘servire’ il Paese.

L'articolo Theresa May annuncia dimissioni: lascia il 7 giugno. “Provo rammarico per non aver attuato la Brexit” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Brexit, la premier Theresa May annuncia le dimissioni: lascerà il 7 giugno

La premier britannica Theresa MayLa premier britannica Theresa May annuncia le dimissioni da leader del partito conservatore per il 7 giugno esprimendo «rammarico» per non essere riuscita ad attuare la Brexit e affidandone la realizzazione...
Meno recentiRSS feeds

Brexit, Theresa May sotto assedio: pressing per le dimissioni. E i britannici iniziano a votare per le elezioni europee

di F. Q.

La premier sotto sfratto alla vigilia del voto. Si consumano le ultime ore di Theresa May a Downing Street mentre una Gran Bretagna dilaniata dallo stallo parlamentare sulla Brexit apre giovedì 23 maggio la tornata delle elezioni Europee del 2019: appuntamento al quale, in tempi di sfide fra sovranisti e non, il Regno non avrebbe neppure dovuto partecipare a ben tre anni dal referendum che sulla carta nel giugno 2016 ne aveva suggellato l’addio all’Ue. La corsa per la scelta dei 73 eurodeputati isolani a Strasburgo – tutti sub iudice e destinati a uscire di scena nel momento in cui il divorzio fosse finalmente formalizzato – non appassiona in effetti quasi nessuno oltremanica, dove del resto l’affluenza per questo tipo di consultazione è sempre stata marginale: sotto il 40%. Non solo perché i risultati si sapranno domenica 26, quando voterà il grosso degli altri Paesi. Ma soprattutto per i venti di crisi politica scatenatisi a Londra, e accompagnati per colmo di disgrazia anche dal crac di British Steel, industria dell’acciaio con 5000 lavoratori a rischio.

L’estremo tentativo di compromesso della May per provare a riproporre a Westminster entro il 7 giugno la partita della ratifica della Brexit dopo le bocciature a ripetizione e gli inestricabili veti incrociati dei mesi scorsi sembra aver prodotto un plateale effetto boomerang. Il testo della legge di attuazione del recesso dal club europeo (Withdrawal Agreement Bill) concepito come uno sforzo di compromesso con le opposizioni ha finito con lo scontentare tutti o quasi. I “10 punti di novità” illustrati ieri dalla premier Tory in pubblico e presentati nella Camera dei Comuni sono stati accolti da un clima a metà fra l’ostilità e il disinteresse in un aula che si è andata in parte svuotando mentre May ancora parlava. Concessioni eccessive per una larga porzione di conservatori e non solo tra i falchi brexiteer ribelli, furiosi in particolare per le aperture della premier sulla disponibilità a far votare un nuovo emendamento sull’ipotesi di un referendum bis (seppure con parere contrario del governo).

Concessioni cosmetiche per le opposizioni: con il ‘no’ immediato del leader laburista Jeremy Corbyn motivato tanto da ragioni di merito, quanto dalla convinzione d’aver a che fare con un’interlocutrice ormai bruciata, incapace di garantire la sopravvivenza di “qualunque intesa di compromesso” sullo sfondo della “sfida alla sua leadership” in casa Tory. Una premier “senza più autorità” che, nel giudizio di Corbyn, dovrebbe passare la mano a elezioni politiche anticipate e che tuttavia per ora, e almeno fino a venerdì, non si dimette. Nemmeno di fronte alle congiure di palazzo intrecciatesi nel pomeriggio in seno al suo partito e al suo stesso gabinetto. Rinchiusa a Downing Street, dopo l’intervento a Westmister, May ha resistito per ore, rifiutando di riceverli, all’assedio del viavai annunciato di vari ministri – dal titolare degli Esteri Jeremy Hunt a quello dell’Interno Sajid Javid, a quello della Scozia David Mundell – che avrebbero voluto intimarle la resa o almeno discutere un percorso verso il congedo. Congedo che il voto parlamentare di giugno renderebbe al più tardi obbligato, ma la cui pratica la parrocchia Tory vuole sbrigare prima.

A spingere in questa direzione sono diversi deputati, riunitisi nel Comitato 1922, organo chiave per l’elezione dei leader conservatori. Ma soprattutto gli aspiranti successori annidati nella compagine governativa. In primis la ministra euroscettica dei Rapporti con il Parlamento (Leader of the House), Andrea Leadsom: dimessasi stasera e pronta alla sfida come alternativa d’apparato (se non come traghettatrice) all’ipotesi d’una competizione allargata dinanzi alla base degli iscritti in cui il netto favorito sarebbe Boris Johnson. Tanto più sullo sfondo d’un ultimo sondaggio pre voto europeo segnato nel Regno dall’ennesimo record del nuovo Brexit Party di Nigel Farage, indicato ora sino al 37% dei consensi; col Labour in pesante calo al 13, scavalcato al 19 degli europeisti irriducibili in maggiore ascesa, i LibDen, e insidiato al 12 pure dai Verdi. E con i Conservatori schiantati senza più guida addirittura alla miseria d’un potenziale 7%.

L'articolo Brexit, Theresa May sotto assedio: pressing per le dimissioni. E i britannici iniziano a votare per le elezioni europee proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌