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Complimenti, ministro, prendersela con un ragazzino è facile

di Marco Aime

Mi sono sbagliato. Chiedo scusa. Per un istante avevo creduto che di fronte al gesto di Rami, che con il suo sangue freddo ha salvato i suoi compagni, persino Matteo Salvini avrebbe avuto un sussulto di umanità, concedendogli la cittadinanza, cosa peraltro sacrosanta, visto che Rami è nato qui. No, quell’attimo di fiducia è stato fatale, l’uomo, forse meglio dire l’omuncolo, non è capace nemmeno del minimo gesto di riconoscenza. Preferisce stringere la mano e darsi pacche sulle spalle con tifosi condannati, andare a trovare in carcere una persona che ha sparato a sangue freddo a un ladro, piuttosto che riconoscere un barlume di gratitudine a chi coraggiosamente ha svenato una strage. A un bambino che a 14 anni ha dimostrato un coraggio che Salvini neppure si sogna, lui, capace solo di fare il gradasso nei suoi nauseabondi selfie, dicendo: “arrestatemi”, tranne poi fuggire vigliaccamente da ogni processo. Lui che vuole processare gente disperata, condannare Roberto Saviano, ma poi si sottrae di fronte al corso della giustizia, aggrappandosi a uno dei più vergognosi privilegi di quella casta che dice di voler combattere.

Complimenti, ministro: “Se vuole la cittadinanza deve farli eleggere”. Questo è ciò che è riuscito a dire nei confronti di Rami. Deve farsi eleggere come quei politici che hanno sottratto all’erario 49 milioni di euro? Deve farsi eleggere come molti dei parlamentari indagati che siedono al loro seggio? No, Rami merita di più, molto di più di quei suoi compagnucci di merende eletti grazie a un sistema vergognoso, che di fatto impone i tre quarti del Parlamento senza possibilità di scelta. No, Rami non merita di essere in tale compagnia. Non merita di stare seduto accanto a Lei, merita molto di più, merita di respirare aria più sana.

Non riesco neppure a capire se le sue parole siano più vuote o meschine, ma opto per la seconda versione. Poteva tacere, sarebbe già stato triste, ma almeno non avrebbe superato i limiti della decenza. Poteva dire qualche parola di ringraziamento, ma capisco che per questo occorre avere un’anima, una sensibilità che Le sono estranei. Ha scelto di dire quel che ha detto. Difficile pensare di peggio. Parole di cui forse andrà fiero, in fondo prendersela con un ragazzino è facile, tanto quanto sottrarsi alla giustizia grazie a degli striscianti alleati di governo.

Si dice che ognuno ha il governo che si merita e fino a ieri avrei detto di sì anche io, ma ora no. Ora non credo più sia così. Neppure il peggiore di noi, il penultimo, perché l’ultimo forse è proprio Lei, merita questo disprezzo per un qualsiasi essere umano. Ho scritto l’altro ieri che non considero Rami un eroe, ma un ragazzo in gamba sì. Ecco, bastava questo, ministro, bastava dirgli “grazie”. Sarebbe stato bello. Pronunciare le parole che ha pronunciato dimostrano invece non un cinismo, che nello schema politico attuale è di casa, ma un vuoto assoluto, che meriterebbe compassione, se non si traducesse in cattiveria fine a se stessa.

Di fronte a questo scempio di valori umani, chiedo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, persona stimabile e umanamente ricca, che faccia anche questa fatica, oltre alle molte che già gli spettano: che sia Lui a dire a tutti noi, uno escluso, che Rami è un italiano anche per legge. Per spirito lo è già, lo è agli occhi dei sui compagni e di tutte le persone per bene. Saremmo orgogliosi che fosse dei nostri.

Vada come vada: grazie Rami.

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