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Volley: Volley Scuola, è tempo dei Quarti di Finale

Dal 29 aprile al 10 maggio si gioca per arrivare in semfinale in tutte le categorie. Sono ancora in corsa 3 vincitrici su 4 della passata edizione: il Pacinotti Archimede nell’Open maschile e femminile e il Giordano Bruno nello Junior femminile. Il Virgilio, detentore del titolo Junior maschile, è stato eliminato agli ottavi dal Farnesina

La scuola pubblica non è un’azienda. E dobbiamo rendercene conto

di Sostenitore

di Antonio Deiara

La scuola pubblica della Repubblica Italiana lavora ogni giorno su tre fronti, nonostante tutto quello che i governanti di turno si sono inventati per ostacolarla, bloccarla e marginalizzarla:

1. educare i cittadini del domani alla democrazia

2. istruire tutte le alunne e gli alunni nei diversi ambiti disciplinari

3. promuovere i talenti di ciascuno e valorizzare le eccellenze, senza “sacrificare” chi è in difficoltà

Per svolgere quotidianamente la sua mission sono indispensabili locali idonei, personale numericamente sufficiente e socialmente rispettato, anche in termini economici, certezza dei doveri e dei diritti. Educare alla democrazia significa che dove ha inizio il “quadratino” dell’altro, finisce il mio “quadratino” personale di libertà. Tutti gli alunni hanno diritto all’istruzione, ma ciascuno studente ha il dovere di impegnarsi nel processo formativo. Chi non lo fa deve essere bocciato. I “bravi e meritevoli” non possono essere “sacrificati” per recuperare i meno bravi, ma questi ultimi hanno il diritto di essere seguiti con attività di recupero obbligatorie pomeridiane che devono frequentare perché questo è il loro dovere.

Il postulato berlusconiano che sosteneva la differenza ontologica tra il figlio di un professionista e quello di un operaio ha generato una concezione aziendalistica della scuola, destinata a produrre frutti avvelenati. Ironia della storia, i geni non germogliano sui rami degli alberi genealogici e l’intelligenza non risulta direttamente proporzionale alla consistenza del conto corrente dei genitori di un alunno. Da quel postulato errato è discesa la sistematica distruzione della scuola pubblica della Repubblica Italiana: abolizione degli esami di riparazione a settembre, classi-pollaio con 28-30 alunni e oltre, riduzione di oltre 130mila cattedre, nascita di Istituti scolastici monstre con più di mille studenti, taglio dei bidelli etc.

Il risparmio effimero sulla carne viva di studenti, professori e personale Ata portava e porta in seno dei costi sociali ed economici altissimi. Lo spreco di brillanti intelligenze, non valorizzate nel marasma generale che deriva dal principio pseudo didattico-educativo “Zero punizioni, solo promozioni”, unito alla logica scellerata di troppe famiglie del “Mio figlio ha sempre ragione!”, distrugge la scuola.

Basta con i mediocri o incapaci “figli di…” che non ricevono in dono terre e castelli, come nel Medioevo, ma immeritati posti di elevata responsabilità nei gangli vitali dello Stato. La generazione dei diritti senza doveri è passata dalla violenza verbale a quella fisica, fino all’omicidio, nel delirio confuso che mischia virtuale e reale. Urge un “anno zero”, dalle elementari all’università: forse avremo il 75% di bocciati, ma sicuramente sarà l’inizio di un nuovo Rinascimento.

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Scuola, tornano le lezioni di Educazione civica: 33 ore e un voto in pagella

Nel testo, approvato in commissione alla Camera, lo studio della storia della bandiera e dell'Inno nazionale

"Tuo nonno ha preso i voti dei mafiosi": l'aneddoto di Musumeci sulla prof di sua nipote

Nello MusumeciA Palazzo d'Orleans ottanta dirigenti scolastici siciliani di elementari, medie, licei, tecnici e professionali che hanno ottenuto i finanziamenti nell'ambito della terza e quarta edizione del progetto...

La storia della bimba Down che aspetta il sostegno, un calvario lungo 10 anni

di Elisabetta Reguitti

La notizia è meglio leggerla così, come battuta dall’agenzia Ansa: “Ormai da dieci anni le viene negato un insegnante di sostegno, nonostante la battaglia avviata dai genitori, tra sentenze del Tar e diffide legali. È la storia di una bambina affetta da una delicata condizione clinica di sindrome di Down e crisi epilettiche, che frequenta una scuola nel teramano. A raccontarla in una lettera aperta sono i genitori, secondo i quali quello che sta accadendo nella scuola della figlia, ‘i diritti che le sono stati negati e i conseguenti danni subiti non sono cosa degna di un paese civile'”. La mamma della bambina parla di un “calvario” che ha inizio dieci anni fa dalla scuola dell’infanzia. Negli ultimi due anni né la scuola né l’Ufficio scolastico provinciale “si sono dimostrati in grado di trovare una soluzione”. Il risultato, racconta la mamma, è che dal settembre 2017 alla bambina sono stati assegnati prima un insegnante ordinario, di inglese, e poi uno di educazione fisica, al posto di un “docente di sostegno qualificato, accampando come scusa la ‘carenza di organico’”.

Meglio leggere il testo “pulito”, senza commenti o altro. Allora dove eravamo rimasti? Alla “Buona scuola” di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni? No, perché l’attuale governo ha naturalmente annunciato delle novità, procedure più snelle e moderne. Però mentre la mamma di Pescara attende da dieci anni il minimo sindacale, la politica promette fantomatiche deleghe al decreto 66 del 2017 e avanza – sempre per gli insegnanti di sostegno – nuove idee e sigle: ecco comparire i Git (gruppi esterni) che sarebbero gestiti direttamente dalle scuole (mi chiedo con quali fondi) per la valutazione centrata sul “profilo di funzionamento” e non il semplice grado di disabilità. Un’altra formula magica è la famosa continuità didattica secondo la quale un docente di sostegno dovrebbe accompagnare l’alunno che gli viene assegnato dal primo all’ultimo anno del suo percorso scolastico.

Si potrebbe continuare con l’elenco di idee, progetti, nuovi termini, ma è chiaro a tutti come l’organizzazione della scuola in Italia sia sempre una bolgia infernale tra concorsi disattesi o pasticciati, folle di aspiranti insegnanti sottopagati che a ogni cambio di governo diventano “la questione” – per poi sempre finire nella confusione di ogni inizio anno scolastico tra cattedre e non cattedre – e la questione degli insegnanti di sostegno che denuncia la mamma di Pescara.

E in attesa che vengano pubblicizzati nuove figure professionali, nuovi percorsi o nuove intenzioni identificati in nuovi acronimi, è interessante leggere questo testo, scritto da un ingegnere “aspirante insegnate di sostegno”.

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it

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Scuola, calano le nascite e si svuotano le aule: in 5 anni perso un alunno su dieci

Scuola, calano le nascite e si svuotano le aule: in 5 anni perso un alunno su dieciMeno bambini nascono, più aule scolastiche si svuotano . La natalità è in costante decremento e in una prospettiva che sembra irreversibile. Alle culle vuote corrispondono i banchi vuoti. Si calcola...
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