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Rinvio Brexit, il Parlamento di Londra dà l'ok

Theresa MayBrexit rimandata in Regno Unito : una maggioranza in favore della mozione presentata dal governo consentirà a Theresa May di chiedere al prossimo Consiglio Europeo un rinvio "breve" dell’uscita dall'Ue,...

Catalogna, la questione dell’indipendenza non si può risolvere in un tribunale

di Fabio Marcelli

La scorsa settimana ho avuto occasione di assistere, in qualità di osservatore internazionale, alle prime tre udienze del processo contro i leader catalani, imputati di gravi reati per aver organizzato il referendum di autodeterminazione del 1° ottobre 2017. Si è trattato di un evento di estremo interesse dal punto di vista politico e scientifico. L’impressione di fondo che ho provato è quella che ho riferito a vari media in quei giorni e cioè di trovarmi nel luogo sbagliato.

Infatti un problema di natura eminentemente politica come quello del rapporto tra la Catalogna e il resto della Spagna, che ha profonde radici e implicazioni di carattere storico, politico, economico, culturale e altre ancora, non può ovviamente essere risolto da un giudizio penale e con la minaccia di decine di anni di reclusione per reati gravissimi (ribellione, sedizione, malversazione).

Questo difetto di fondo si riverbera ovviamente su vari aspetti del processo in corso. Un primo elemento, di dimensioni macroscopiche, è dato dall’intento dell’Audiencia e del Tribunale Supremo di processare persone “colpevoli” di aver voluto dare espressione a un libero voto democratico cui hanno partecipato di fatto, nonostante il pesante boicottaggio posto in essere dalle autorità statali, milioni di persone.

Quale che sia il giudizio sul progetto indipendentista, è del tutto evidente che i nostri Paesi, in Europa e al di fuori di essa, hanno bisogno di più democrazia, non di meno democrazia e più repressione. Vi sono poi altri aspetti che costituiscono altrettante violazioni di principi fondamentali del diritto penale e del diritto processuale penale, dalla presunzione di innocenza alla parità delle parti nel processo (stante le difficoltà della difesa nell’accedere a parte della documentazione probatoria), alla stessa libertà personale degli imputati indebitamente sacrificata con l’inflizione di oltre un anno di carcerazione preventiva del tutto ingiustificata.

In questo quadro va sottolineato altresì il carattere totalmente e profondamente pacifico e non violento degli eventi del 1° ottobre, salvo ovviamente per la brutale repressione con tanto di pestaggi degli elettori organizzata dalla Guardia civil e dalla Policia nacional. Probatoria a tale fine la perizia presentata da alcuni superpoliziotti britannici, che però non è stata sorprendentemente acquisita dal Tribunale (che peraltro ha negato l’accesso anche a quella di segno contrario, elaborata da taluni organismi addetti alla sicurezza nazionale).

Il problema della necessaria articolazione e distribuzione dei compiti tra Stato centrale e autonomie, ivi compresa la possibilità di percorrere in taluni casi pacificamente la strada dell’autodeterminazione e della secessione (come si è tentato di recente, con successo o meno dell’ipotesi separatista, in moltissimi casi e contesti, dal Quebec alla Scozia, dal Kosovo alla Slovacchia), è senza dubbio arduo e complesso. Si tratta infatti di stabilire un equilibrio tra principio di autonomia e principio di solidarietà, e più in generale tra valori costituzionali condivisi e identità storica e culturale specifica di determinate istanze territoriali.

Ne sappiamo qualcosa anche in Italia, dove attualmente è in corso la discussione di un pessimo disegno di legge costituzionale che contribuirà certamente ad aumentare le distanze tra Nord e Sud e su cui è stata promossa da Domenico Gallo una petizione che riafferma le ragioni dell’unità nazionale, mentre Luigi De Magistris ha sottolineato le valenze liberatorie dell’autonomia anche per le regioni tradizionalmente meno sviluppate.

È un dibattito che va ovviamente proseguito, nel quadro delle specifiche situazioni nazionali nel loro divenire storico. La questione catalana, ad esempio – e il discorso vale anche per altre questioni nazionali storiche della Spagna, come quella basca – si contraddistingue, come scrive Marco Santopadre nel suo accurato e approfondito saggio in materia, per l’intreccio fra questione nazionale e questione sociale.

Vi sono poi altri aspetti della problematica che presentano un carattere più universale, dato che al suo interno si confrontano istanze di estrema importanza, solo parzialmente contraddittorie fra di loro (accentramentodecentramento; unità-differenza; autonomia-solidarietà). Quello che è certo è che problematiche di questo genere non possono essere risolte evocando lo spettro di condanne a decine di anni di carcere per ipotesi di reato del tutto infondate. Questa è tuttavia la strada scelta da determinati settori delle istituzioni nazionali spagnole, il che dimostra come un altro fantasma, quello del franchismo, sia ancora lungi dall’essere stato pienamente esorcizzato e scacciato dalla Spagna.

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Scozia, arrestato Alex Salmond: ex first minister coinvolto in una inchiesta per molestie sessuali

di F. Q.

La polizia ha arrestato Alex Salmond ex first minister scozzese, nonché ex leader del partito indipendentista Snp e protagonista del referendum perduto nel 2014 per la secessione della Scozia dal Regno Unito. Secondo fonti investigative locali, Salmond è accusato di oltraggio alla giustizia, probabilmente per non aver risposto a una convocazione. Da qualche tempo è sotto inchiesta per una controversa accusa di moleste sessuali sulla base della denuncia di due donne. Salmond ha 64 anni ed è stato a capo del governo locale di Edimburgo dal 2007 al 2014, prima di ritirarsi di fatto dalla politica attiva sulla scia della sconfitta nel referendum per cedere la guida sia dell’esecutivo scozzese sia del partito alla sua ex delfina Nicola Sturgeon.

Una portavoce di Police Scotland, la polizia territoriale scozzese, si è limitata a confermare che “un uomo di 64 anni è stato arrestato e incriminato” e che il suo caso sarà inviato alla procura locale. L’uomo, ha precisato la portavoce, “è al momento sotto indagine per violazione della legge di oltraggio alla corte”. In giornata Salmond è atteso in tribunale per la convalida del fermo e l’eventuale rilascio su cauzione.

Nei giorni scorsi Salmond aveva vinto una prima causa legale contro lo stesso governo scozzese di fronte a un giudice che aveva riconosciuto come illegittime le procedure avviate dalle autorità di Edimburgo per innescare l’inchiesta sulle presunte molestie contestate all’ex leader e la diffusione del caso sui media. Alex Salmond nega d’aver commesso alcun reato.

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Referendum, il deputato di Forza Italia cita Lenin e accusa il M5s: “Voi come i comunisti”

di F. Q.

Alla Camera è in corso il dibattito, con relative votazioni agli emendamenti, sul disegno di legge di riforma sulle leggi di iniziativa popolare e sul referendum propositivo. Galeazzo Bignani, di Forza Italia, contrario come tutto il suo gruppo al ddl voluto dalla maggioranza, ha preso la parola citando, senza anticiparlo, un passo di Lenin. E accusando il M5s (“mi rivolgo ai colleghi seduti alla mia destra”) di portare avanti “l’ideologia comunista che voi state surrettiziamente affermando”.

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Trivelle, Lega di traverso: il compromesso con M5s non c’è. E dall’emendamento è sparito il divieto all’utilizzo dell’air gun

di F. Q.

Quello che era stato presentato come un compromesso, col passare delle ore si è rivelato un accordo unilaterale. Il motivo è semplice: l’emendamento al Dl Semplificazioni presentato dal capogruppo M5s in Senato Patuanelli e con primo firmatario il grillino Castaldi non piace per niente alla Lega di Salvini. Lo si è capito nella tarda serata di ieri, 22 gennaio, quando il capogruppo del Carroccio in Senato Massimiliano Romeo si è trincerato in un “stiamo lavorando” alle domande sull’accordo in tema trivelle annunciato dagli alleati di governo. Romeo, nella fattispecie, pur confermando che un compromesso è vicino ha aggiunto che la riformulazione presentata dal M5s potrebbe non essere quella finale. Non la pensa così Patuanelli, che in mattinata ha specificato: “L’emendamento così è e così resta”. Parole che sembrano anticipare l’ennesimo scontro nell’esecutivo.

Stando a fonti interne della maggioranza, il Carroccio contesta due punti (o meglio gli effetti di due commi) dell’emendamento M5s: l’aumento del gettito legato all’aumento dei canoni, ma anche il rischio di mega-ricorsi per lo stop alle concessioni. In tal senso, è il ragionamento della Lega, le aziende che si vedessero sospesa la concessione per prospezione, ricerca e coltivazioni potrebbero presentare ricorsi stimati in centinaia di milioni di euro. Anche per questo motivo, come sottolineato dai salviniani, si lavora ancora al testo finale che, quindi, con tutta probabilità non sarà quello annunciato da Patuanelli.

Oltre ai dubbi della Lega, inoltre, ci sono le critiche del Movimento No Triv. Nella serata di ieri, il costituzionalista Enzo Di Salvatore ha postato sulla sua pagina Facebook un lungo post che, di fatto, spiega quale sarebbe “l’effetto pratico” dell’approvazione dell’emendamento in salsa grillina: “Per esempio la concessione ‘Val d’Agri’ in Basilicata – la cui scadenza è prevista per il prossimo ottobre – non scadrà affatto e, pertanto, l’Eni potrà continuare ad estrarre tranquillamente per altri dieci anni ancora. E così pure altrove”. Di Salvatore, poi, ha ricordato come “nel dicembre del 2017 la richiesta dell’Eni era stata fortemente criticata proprio dal M5S che, attraverso le parole del suo portavoce in Parlamento europeo Pedicini”, secondo cui “continuano le strategie e le forzature dell’Eni per tentare di proseguire le attività petrolifere in Basilicata senza dare conto dei drammatici danni che sta provocando al territorio e ai cittadini. L’ultima trovata della multinazionale riguarda la richiesta al ministero dello Sviluppo economico, per ottenere il rinnovo decennale della concessione petrolifera Val d’Agri, ben due anni prima dalla scadenza prevista a ottobre 2019″. “Una bella trovata – ha sottolineato Di Salvatore – da attribuire, però, non all’Eni, ma a Mario Monti e che ora si prepara a ricevere il lasciapassare definitivo del M5S”. Sempre Di Salvatore, poi, ha sottolineato anche un altro aspetto da chiarire: nella bozza del decreto circolata nella serata del 21 gennaio, infatti, è letteralmente sparito il comme che vieta l’utilizzo dell’air gun.

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Tav, Buffagni: “È antistorica. Referendum legittimo solo se chiesto dai cittadini”

di F. Q.

L’Alta Velocità Torino-Lione è un’opera “antistorica“. Stefano Buffagni ribadisce qual è la linea del M5s e specifica che “davanti ai dati oggettivi dei costi e dei benefici faremo le nostre valutazioni“. La Lega però continua a chiedere una consultazione sul Tav a cui il sottosegretario con delega agli Affari Regionali, intervistato dal Corriere della Sera, replica: “Se il referendum è chiesto dai cittadini è più che legittimo“.

“Ci sono grandi opere giuste perché sono corrette”, aveva detto sabato Buffagni ospite a L’Intervista di Maria Latella su Sky Tg24, sottolineando che i Cinquestelle non sono contrari a prescindere. “Ma se devi buttare miliardi per un’opera antistorica e anticiclica – aveva proseguito – io dico che quei soldi li utilizziamo per fare un’altra grande opera che serve al Paese, noi abbiamo il meridione che non ha infrastrutture. Interveniamo per fare la linea ferroviaria e le autostrade dove servono perché oggi abbiamo delle tratte da Terzo mondo“.

Un concetto ripetuto poi nell’intervista al Corsera, in cui ha definito il Tav “un progetto datato“. “Io mi chiedo: se era così importante perché in 20 anni è stato fatto poco o niente? Evidentemente qualche criticità c’è”, ha aggiunto. Poi ha aperto alla possibilità di una consultazione, ma solo se chiesta dai cittadini. Un referendum che, ha specificato Buffagni, “va affrontato non con slogan e titoloni ma attraverso l’informazione, dando alla gente strumenti e dati per capire“.

“Confindustria fa politica? No ai fondi”
Sempre nel corso del programma di Sky Tg24 in onda sabato, il sottosegretario aveva anche criticato Confindustria: “Ha appoggiato il referendum di Renzi come se fosse la soluzione a tutte le criticità del mondo”, aveva detto. “Se ora vuole fare attività che le compete e difendere gli interessi delle imprese ben venga, ma se vuole far politica allora vada a far politica. Ma, a questo punto, credo che le società di Stato, le partecipate, dovranno smettere di finanziarla con le decine di milioni di euro“.

Secondo il Corriere della Sera una frase che “suona come una minaccia”. “Una constatazione”, ha replicato Buffagni, spiegando che a suo avviso “se Confindustria svolge bene il suo ruolo, quello di difendere gli interessi delle grandi aziende, allora ha il rispetto di tutti. Ma se vuole fare politica non vedo perché le aziende di Stato debbano fare da supporto a questa situazione”. Nel M5s “c’è massima libertà e la mia può considerarsi una riflessione”, ha voluto sottolineare il sottosegretario, aggiungendo che “non esiste solo Confindustria, ma ci sono tante piccole e medie imprese che hanno il diritto di essere ascoltate”.

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