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Ragusa, donna muore in incidente Arrestato il compagno: era ubriaco

E’ stato arrestato per il reato di omicidio stradale il quarantatreenne di Vittoria, G.R., che era alla guida dell’auto che stanotte sulla Ragusa mare è finito autonomamente contro il guard-rail. Un incidente che ha provocato la morte di una donna di 38 anni, la sua compagna, Silvana Livia, di Modic

Catania, zigzagando lungo la Tangenziale: automobilista semina il panico

Catania - Un'andatura sospetta, che ha spinto gli automobilisti che hanno assistito alla scena, ad allertare subito la Polizia. E così è stato. Sulla tangenziale di Catania, un'auto ha percorso la strada a zig zag con il rischio di causare un incidente che avrebbe potuto avere risvolti anche gravi.

Catania: rapina una tabaccheria, preso a casa con la refurtiva

La Polizia ha arrestato Tommaso Carmelo Virgilio, pregiudicato di 37 anni per di rapina aggravata ai danni di una tabaccheria del centro e di lesioni personali. Nella serata di ieri, intorno alle 21, la Sala operativa ha diramato una nota radio circa una rapina consumata ai danni di una tabaccheria

I manganelli di Genova e la democrazia che scivola verso un confronto muscolare

di Antonello Caporale

Le braccia del giornalista, il collega Stefano Origone di Repubblica, che coprono la testa, le sue urla di disperazione, le sue richieste di smetterla. Le manganellate ieri a Genova, durante gli scontri nati per via di un comizio di Casapound, sono continuate fin quando un ispettore di polizia ha riconosciuto Stefano e col suo corpo gli ha fatto scudo imponendo ai commilitoni di fermarsi nel tiro a bersaglio. Domandiamo: e se non ci fosse stato l’ispettore amico?

La polizia ha il compito di tutelare l’ordine pubblico e la libertà di espressione, beni essenziali della nostra democrazia. Noi cittadini abbiamo il dovere di fidarci di chi è chiamato a difendere la nostra sicurezza e la nostra incolumità. Ma chi ha questo compito delicatissimo, perché legittimato all’uso della forza, deve assumere un contegno superiore e soprattutto contenere l’istinto, imporsi un limite. Ieri a Genova molti limiti sono stati valicati. 

Il primo: era ampiamente prevedibile che il comizio di Casapound avrebbe provocato scontri, anche violenti. Tra i compiti di chi deve vigilare c’è anche quello di prevenire gli incidenti e, nel caso, vietare o delocalizzare manifestazioni che comportino rischi di disordini così concreti. Invece la manifestazione è stata autorizzata.

Quel che è successo è figlio di una sottovalutazione che proprio Genova, la città che ricorda le botte, in alcuni casi vere e proprie sevizie, nel corso del famigerato G8 del 2001, non si poteva permettere. E purtroppo si allinea a comportamenti eccessivi che troppi poliziotti in troppe città italiane hanno tenuto negli ultimi mesi nei confronti di manifestazioni non violente e pacifiche, piene di sarcasmo, di ilare bonarietà, come le lenzuola stese per contestare la politica di Matteo Salvini. 

Proprio ieri, mentre a Genova si manganellava un giornalista, scambiato per delinquente e dunque sottoposto (ammesso che sia lecito, e non lo è) a una cura di calci e pugni, a Bari e in altre località pugliesi le forze dell’ordine procedevano all’identificazione di alcuni manifestanti anti leghisti, pacifici e sorridenti, travestiti da Zorro per procedere contro di loro, se abbiamo capito bene, forse persino alla denuncia all’autorità giudiziaria per travisamento del proprio volto. E di qualche giorno fa l’identificazione di due ragazzi che tenevano in mano un cartonato anti Salvini. E qualche ora prima tre pompieri chiamati a tirar giù con una gru un lenzuolo antipadano, diciamo così, in terra bergamasca.

Sappiamo anche che il capo della polizia è un sincero democratico, che il prefetto Franco Gabrielli non è noto per promuovere atteggiamenti muscolari o favorire eccessi nell’esercizio delle funzioni dei suoi agenti. Sappiamo che spesso gli agenti divengono essi tiri al bersaglio (siamo stati spettatori dell’ultima gragnuolata di sedie e bottiglie che sedicenti tifosi laziali hanno lanciato contro i poliziotti durante la vigilia della finale di Coppa Italia a Roma).

Malgrado ciò troppi fatti, alcuni minimi certo, documentano una improvvisa foga poliziesca che ha come effetto collaterale la retrocessione della nostra democrazia verso forme di confronto muscolare. E tra i tanti guai che abbiamo questo di sicuro è il peggiore.

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Scontri Genova, fratture e trauma cranico per il cronista di Repubblica caricato da polizia. Il pm: “Fatto inconcepibile”

di F. Q.

Ha raccontato di avere sulla schiena le impronte delle suole degli anfibi degli agenti. Ha una costola fratturata, due dita rotte e un trauma cranico, oltre ai lividi. Sono le condizioni di Stefano Origone, giornalista di Repubblica che giovedì a Genova stava seguendo gli scontri tra la polizia e i manifestanti che protestavano contro il presidio di Casapound. È stato caricato anche lui da un gruppo di circa sei agenti. È stato colpito da manganellate e calci, nonostante fosse a terra e gridasse: “Sono un giornalista“. La procura di Genova ha aperto un’inchiesta sui poliziotti del Reparto Mobile protagonisti di quanto accaduto. “Esprimo la mia più forte solidarietà – ha detto il procuratore Francesco Cozzi – e il rammarico forte perché è inconcepibile quanto successo”.

La procura aprirà due fascicoli: uno per resistenza, danneggiamento e lancio di oggetti pericolosi per i manifestanti che si sono scontrati con la polizia. L’altro invece riguarda gli agenti che hanno colpito il cronista: le  ipotesi di reato sono lesioni aggravate dall’uso dell’arma, cioè il manganello, e dalla gravità delle lesioni. A occuparsi dell’identificazione dei manifestanti sarà la sezione investigativa della Digos, mentre l’identificazione degli agenti spetterà alla squadra mobile diretta da Marco Calì. Nelle prossime ore la polizia acquisirà la documentazione foto e video e sentirà i testimoni dei fatti. “Non faremo sconti a nessuno nella ricostruzione dei fatti e della verità storica”, ha detto il procuratore aggiunto Francesco Pinto, sottolineando che “i tempi del G8 sono lontani“. “È assurdo che accadano fatti del genere”, ha affermato il procuratore capo Cozzi. “Il giornalista Origone era in piazza a svolgere il suo lavoro di cronista in modo pacifico e non so come possa essere stato scambiato per un facinoroso”, ha evidenziato.

Il questore Vincenzo Ciarambino ha fatto visita giovedì sera al cronista all’ospedale Galliera, dove è ricoverato, gli ha chiesto scusa e ha fornito la sua ricostruzione dell’accaduto: “Origone era vicino a una persona fermata che stavamo portando via, c’è stato un tentativo da parte dei manifestanti di sottrarlo alla polizia ed è partita una carica, Origone non si è accorto in tempo della carica, è caduto e ha preso qualche colpo. Me ne dispiaccio profondamente”, ha detto.

Il cronista infatti ha raccontato di essere stato colpito a lungo mentre era inerme a terra. “Ho urlato che ero un giornalista – spiega Origone sulle pagine del suo giornale – ma non si fermavano. Per fortuna alla fine un vicequestore che conosco personalmente li ha bloccati e mi ha portato in salvo”. Poi aggiunge: “Non finivano più. Respiro ancora con fatica, tutta la parte sinistra del corpo porta i segni delle manganellate“.  In un dei video pubblicati da Repubblica si vedono le immagini del pestaggio, con gli agenti intorno a Origone che si trova per terra in posizione fetale, mentre volano calci e manganelli prima dell’intervento di un poliziotto che urla: “Fermi, è un giornalista”.

In un comunicato il comitato di redazione di Repubblica, la rappresentanza sindacale interna alla testata, oltre a condannare “fermamente il violento pestaggio da parte della polizia”, “pretende che il capo della Polizia e il ministro dell’Interno facciano piena luce sull’accaduto individuando e sanzionando i responsabili di un’azione inaccettabile in un Paese democratico”, si legge.

Matteo Salvini è intervenuto questa mattina su quanto accaduto: “Vicinanza al collega giornalista, ma ogni volta che ci sono i centri sociali in piazza c’è casino”, ha detto a Rtl. “C’è gente che va in piazza col casco e il bastone e ci sono poliziotti che eroicamente sono lì a prendersi sputi, insulti, monetine. Ringrazio questi eroi in divisa“, ha aggiunto.

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Genova, antagonisti contro il comizio di Casapound: il raccontro della giornata tra lacrimogeni, cariche e scontri

di Pietro Barabino

Una giornata di disordine pubblico come non se ne vedeva dai tempi del G8 a Genova, con oltre 300 operatori di polizia in tenuta anti-sommossa per garantire la sicurezza del comizio conclusivo di Casa Pound in Liguria che alla fine vedrà la partecipazione di non più di una ventina di attivisti. Sei feriti tra i quali il giornalista di Repubblica Stefano Origone, pestato a sangue da un gruppo di poliziotti che gli hanno procurato un trauma cranico, due costole fratturate e due dita rotte, lividi e segni di manganelli e anfibi su tutto il corpo, due fermati tra gli antifascisti per gli scontri con le forze dell’ordine e molte denunce in arrivo.

Ma il giorno dopo torna a far discutere la scelta di piazza Marsala, piccola e trafficata, in pieno centro, luogo palesemente inadeguato per ospitare un evento del genere, come dimostrano le richieste insistenti di evitare l’evento arrivate nei giorni precedenti da residenti, commercianti. Per riservare la piazza alla chiusura della campagna elettorale di Casa Pound i quattro ingressi dello slargo sono stati blindati con delle grate di ferro fin dal primo mattino, mentre gli esercizi commerciali sono stati invitati ad abbassare le saracinesca. Come se tutti si aspettassero che l’evento del partito di estrema destra a Genova, a pochi passi dalla sinagoga dove, nel 1943, i fascisti della Repubblica Sociale aiutarono i nazisti nel rastrellamento e nella deportazione degli ebrei genovesi avrebbe potuto creare disordini vista la presenza annunciata di centinaia di manifestanti antifascisti. Tra i circa tremila manifestanti pacifici anche una minoranza più aggressiva che ha provato in tutti i modi, per oltre due ore, a entrare in contatto con i militanti di Casa Pound, venendo respinta dagli operatori di polizia con lacrimogeni e cariche di alleggerimento. Una situazione che rammarica ma purtroppo non stupisce Roberto Traverso, segretario del Siap, sindacato con il maggior numero di iscritti nella Questura di Genova, che già aveva denunciato in occasione dei disordini per una recente iniziativa analoga quella che ritiene essere una “pericolosa gestione di eventi a così alto tasso di tensione”. Se il sindaco di Genova Marco Bucci si era tirato fuori da giorni rispetto alla possibilità di esercitare una forma di pressione politica per far quanto meno spostare la sede del comizio, ribadendo che la responsabilità sulla sicurezza delle piazze è esclusivamente del Prefetto, quello che viene contestata dal Siap è la gestione emergenziale e sempre improntata sull’ordine pubblico con la quale vengono gestite diverse ‘partite’ dell’amministrazione cittadina: “Quello che avevamo chiesto alle istituzioni preposte – spiega Traverso ai microfoni de ilfattoquotidiano.it – era di trovare un luogo idoneo che potesse prevenire le tensioni e gli scontri, perché l’esperienza del G8 fa ancora male e ci ha insegnato che per intervenire in queste situazioni serve la prevenzione”

 

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