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Oggi — 18 Luglio 2018RSS feeds

Antimafia, via libera alla Camera all’istituzione della commissione. Che avrà nuovi poteri sulle “liste pulite”

di F. Q.

Nuovi poteri per la commissione Antimafia. Li ha previsti la Camera dei deputati che ha approvato all’unanimità la proposta di legge per istituire la commissione parlamentare d’inchiesta. I voti favorevoli sono stati 518, nessun contrario e 1 astenuto. Il testo ora passa al Senato. Tra le nuove prerogative della commissione ci sarà il potere di “richiedere al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo di trasmettere le informazioni, non coperte da segreto investigativo, contenute nei registri e nelle banche di dati penale” ai fini dell’applicazione del codice di autoregolamentazione sulla formazione delle liste elettorali. A prevederlo un emendamento alla legge approvato nel corso dei lavori dell’Aula e proposta da Giulia Sarti, esponente del M5s e presidente della commissione giustizia.

“La politica potrà contare sullo strumento di monitoraggio già sperimentato dalla precedente commissione antimafia, grazie al MoVimento 5 Stelle che ha attribuito poteri specifici alla commissione antimafia per liste pulite”, commenta Sarti che definisce il suo emendamento come “uno strumento in più per verificare l’onestà dei propri candidati e ai cittadini il diritto, di conseguenza, di sapere se stanno votando una persona collusa o implicata in gravi procedimenti penali. I partiti da oggi non hanno più scuse. Si tratta di un passo ulteriore rispetto all’obiettivo del codice di autoregolamentazione adottato dalla commissione Antimafia della scorsa legislatura, che per accedere ai dati doveva comunque attendere i riscontri di ogni Prefettura. Oggi, grazie al MoVimento, abbiamo rafforzato i rapporti con la Direzione nazionale antimafia e, più in generale, con l’autorità giudiziaria in merito alla richiesta di informazioni velocizzando quindi l’iter di accesso alle informazioni e dotando la commissione, con legge istitutiva, di un potere di intervento maggiore”.

Montecitorio ha anche approvato all’unanimità un emendamento di Forza Italia (a firma Santelli-Sisto-Calabria) che dà alla commissione il potere “acquisire informazioni sull’organizzazione degli uffici giudiziari e delle strutture investigative competenti in materia nonché sulle sulle risorse umane e strumentali di cui essi dispongono”. La proposta di modifica aveva ottenuto il parere favorevole di relatore e del governo ed è stata riformulata rispetto al testo originario. La Camera ha successivamente approvato un’altra modifica presentata sempre da Forza Italia. La proposta chiede di “valutare la penetrazione sul territorio nazionale e le modalità operative delle mafie straniere e autoctone tenendo conto delle specificità di ciascuna struttura mafiosa e individuare, se necessario, specifiche misure legislative e operative di contrasto”.

Poco prima in Aula i gruppi si sono a lungo confrontati su un emendamento a prima firma del presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che chiedeva di occuparsi “della mafia, ma con particolare attenzione alle mafie che si conoscono meno come quella nigeriana e cinese“. La proposta di modifica è stata bocciata: la relatrice della proposta di legge Dalila Nesci del M5s ha detto che “nessuno vuole negare l’esistenza né della mafia né del ruolo delle mafie straniere, ma come questo sia un tema su cui le forze politiche si sono già confrontate in commissione e su cui hanno trovato una soluzione considerata soddisfacente, se non addirittura migliore rispetto a quella proposta da FdI.

“Questo pomeriggio la Camera dei deputati ha approvato la legge che istituisce per questa legislatura la commissione Antimafia, con 518 voti a favore e nessuno contrario. Adesso toccherà al Senato dare il via libera definitivo, così da far partire prima possibile la commissione”, ha scritto su facebook il presidente di Montecitorio Roberto Fico.”È un momento importante, per dare un segnale di come la politica e le istituzioni debbano essere impegnate sempre nella lotta alla criminalità organizzata – continua la terza carica dello Stato – . Un’altra parte di questa battaglia è invece culturale: contro i compromessi, le clientele e gli atteggiamenti omertosi. Ognuno di noi deve fare la propria parte, ogni giorno, contro le mafie”.

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Leggi incomplete e più di 600 decreti attuativi da adottare: ecco l’eredità di Renzi e Gentiloni al governo Conte

di Luisiana Gaita

L’eredità di Renzi e Gentiloni al governo Conte misurata a suon di decreti attuativi. Sono 641, per la precisione, quelli ancora da adottare dalla scorsa legislatura: 251 risalenti al governo Renzi e 390 a quello guidato dal suo successore a Palazzo Chigi. Molte leggi chiave sono ancora incomplete. Tra queste, spiccano numerose leggi di bilancio che, per loro natura, richiedono un elevato numero di decreti attuativi. Ma c’è davvero di tutto: dalla riforma della Giustizia, al ddl Concorrenza, passando per la Green economy.

TORNA ONLINE IL SITO PER IL MONITORAGGIO – Nei giorni scorsi, dopo un periodo in cui era inaccessibile, è tornato online il sito dell’Ufficio per il programma di governo (Upg) della Presidenza del Consiglio dei ministri. Sulla piattaforma è stato pubblicato il primo report dell’ufficio sotto la guida dell’esecutivo Conte. “Si tratta di una piattaforma fondamentale per monitorare l’iter dei decreti attuativi” spiega l’osservatorio civico Openpolis che, proprio a giugno, aveva chiesto all’esecutivo gialloverde di rimettere online il sito. Nel primo report, oltre a fare il punto sul primo mese di governo (9 sedute del consiglio dei ministri e 12 provvedimenti deliberati), viene anche aggiornata la situazione ereditata dalla legislatura precedente.

COSA RESTA DA FARE – Le leggi e i decreti legislativi adottati dall’esecutivo Renzi hanno richiesto in totale 840 provvedimenti attuativi. Il 70 per cento di questi (589) è stato già adottato. “Per quanto riguarda invece la squadra guidata da Paolo Gentiloni – spiega Openpolis – erano previsti nel complesso 564 decreti attuativi”. Di questi sono stati adottati 174 (il 30 per cento). Il risultato è che sono molte le leggi chiave della scorsa legislatura che restano ancora incomplete. “Il governo Conte – aggiunge l’osservatorio – dovrà quindi decidere quanti e quali energie dedicare a perfezionare il lavoro lasciato a metà dai suoi predecessori, visto che alcuni provvedimenti chiave risultano ancora incompleti”. Tra questi, numerose leggi di bilancio: quella del 2015 (governo Renzi) necessita ancora di 14 decreti attuativi su 85 previsti, quella del 2016 (governo Renzi) di 23 su 125, quella del 2017 (governo Renzi) 21 su 77 e, infine, quella del 2018 (governo Gentiloni) 97 su 149. In totale, quindi, solo per le quattro leggi di Bilancio restano da adottare 155 decreti attuativi.

DALLO SBLOCCA ITALIA DI RENZI AL DECRETO FISCALE DI GENTILONI – Molti altri provvedimenti sono nella stessa situazione e, alcuni di essi, hanno occupato il dibattito pubblico per numerose settimane. “Per il governo Renzi si possono citare sia lo Sblocca Italia – spiega Openpolis – a cui mancano ancora 6 decreti attuativi sui 38 previsti, sia il decreto banche (4 su 7)”. Restano da adottare, poi, la metà dei 30 decreti attuativi previsti per il Nuovo codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 50/2016), altri 9 decreti (su 31) per la legge 221/2015 sulla Green economy, altri 3 (su 28) per la 107/2015 la ‘Buona scuola’ e 5 (su 8) per quanto riguarda il decreto legislativo 45 del 2014 sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Necessitano, invece, di un solo decreto diverse norme, tra le quali il decreto competitività, la legge sulla violenza negli stadi, la riforma della Giustizia. Per l’esecutivo Gentiloni ci sono, tra gli altri, il ddl concorrenza (ancora 8 provvedimenti attuativi da adottare su 13) e il decreto fiscale (11 su 19). Sono stati adottati solo due, poi, dei 15 decreti previsti dal decreto legislativo 147/2017 sul Reddito di inclusione e il contrasto alla povertà. Resta in stand by il Codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo 217/2017) che di decreti attuativi ne prevede sette. “I provvedimenti attuativi possono avere delle scadenze temporali entro cui essere adottati – ricorda l’osservatorio civico – Più tempo passa, più rischiano di scadere i termini previsti per l’adozione, più è probabile che una legge rimanga tronca”.

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Tria: “Pace fiscale non è condono. Favorire estinzione debiti e non guardare solo a riscossione”

di F. Q.

“Abbiamo avviato una task force per la revisione dell’Irap e per analizzare i profili di gettito in vista della definizione della flat tax, in un quadro coerente di politica fiscale e in armonia con i principi costituzionali di progressività che l’attuale sistema Irpef fa fatica a garantire”.

Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in audizione alla Commissione Finanze del Senato. “Parlare di pace fiscale non vuol dire fare nuovi condoni ma un fisco amico che favorisca l’estinzione dei debiti, un fisco che ha a cuore accanto alla riscossione anche il suo presupposto, cioè creare ricchezza e consumi e in ultima analisi il benessere e la crescita del Paese”, ha spiegato Tria

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Pisa, blitz della Casa della Donna in consiglio comunale per chiedere le dimissioni dell’assessore “Stalker della ex”

di F. Q.

Dopo la petizione arriva la protesta. Alcune decine di manifestanti che stanno partecipando al presidio promosso dalla Casa della donna fuori dal comune di Pisa contro la nomina ad assessore di Andrea Buscemi, e hanno approfittato di un momento di sospensione dei lavori del Consiglio comunale, raggiunto il quarto piano di palazzo civico e l’aula consiliare gridando “dimissioni, dimissioni”. L’assessore Andrea Buscemi è rimasto seduto in aula durante la sospensione dei lavori, abbracciato da alcuni sostenitori che indossavano la maglietta con la scritta “Io sto con Andrea Buscemi“. I cori e gli slogan dei contestatori sono proseguiti mentre i lavori del consiglio erano sospesi per un’interruzione dovuta a questioni procedurali legate all’elezione della presidenza del consiglio.

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Dazi, Enrico Letta: “Lo scenario commerciale internazionale è inquietante. Se Trump vince noi perdiamo”

di F. Q.

Enrico Letta, presidente associazione Italia-Asean, a margine dell’incontro ‘Crescita e stabilità nei dieci Paesi dell’Asean’: “Sono uno di quelli che spinge molto perché il nostro sistema scopra l’Asia, in particolare i 10 paesi dell’Asean. Siamo troppo indietro in quei paesi, quelli saranno la nuova Cina e il nostro sistema è naturalmente votato all’internazionalizzazione. Non per delocalizzare, ma per vendere i nostri prodotti italiani. Lo scenario commerciale internazionale è inquietante e soprattuto è una minaccia mortale per l’Europa e in particolare per Germania e Italia. L’Europa produce più di quello che consuma e quindi deve vendere nel resto del mondo. È la vera differenza con gli Stati Uniti. Se Trump vince con i dazi, noi perdiamo. Abbiamo bisogno di accordi commerciali di libero scambio. I dazi sono una sfida mortale”.

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Fusaro vs La Russa: “Erasmus? Serve a ‘ortopedizzare’ i giovani fin dalla tenera età”. “È una cazzata”

di Gisella Ruccia

Battibecco a più riprese a L’Aria che Tira Estate (La7) tra il senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, e il filosofo Diego Fusaro. Quest’ultimo critica ferocemente il progetto Erasmus, scatenando l’ilarità in studio: “Serve a ortopedizzare fin dalla tenera età i giovani”. “Questa è una cazzata”, commenta, ridendo, La Russa. Fusaro, in collegamento, continua il suo intervento: “Nell’acronimo Erasmus la M sta per “mobility”, che è esattamente quella mobilità che caratterizza il migrante“. “Ma quando mai?”, insorge il senatore Pd, Davide Faraone. La Russa obietta: “Confondere la perdita di identità col desiderio naturale di un universitario di conoscere altri giovani, altre abitudini, altri modi di vivere è una di quelle cose che prima ho definito con un inglesismo una cazzata”. “Signor La Russa, farò finta di niente per il suo francesismo” – ribatte Fusaro – “ma questo non c’entra niente con l’Erasmus”. E ribadisce la sua tesi, causando le proteste tra gli ospiti. “Chiedigli come si è fatto quell’abbronzatura“, mormora La Russa, rivolgendosi al conduttore, che dirotta la domanda al filosofo. “Sono nella mia Liguria” – risponde Fusaro – “sono radicatissimo nelle terre liguri, quindi nessun espatrio. E’ solo eliofilia, amore del sole“. Nel finale, il botta e risposta tra il vicepresidente del Senato e Fusaro verte sulla fontana romana di Campo de’ Fiori, sfregiata da tifosi transalpini che festeggiavano la vittoria della Francia ai Mondiali 2018. Il filosofo commenta: “Da sempre l’Italia è oggetto di vere e proprie scorribande di barbari, da Attila ai Lanzichenecchi, sicché non c’è nulla di cui maravigliarsi se questa turpe tradizione continua fino a oggi, quando gli spettacoli calcistici per le plebi sottomesse gaudenti danno luogo a questi fenomeni”. “Io mi ritrovo nella plebe sottomessa” – commenta La Russa brandendo il suo smartphone con la cover nerazzurra – “perché amo il calcio e avrei gioito se l’Italia avesse vinto. Certo, ci sono altre attività, come ad esempio quella di riuscire a dedicare il proprio tempo a riflettere, a pensare, a prendere il sole dalla mattina alla sera. Noi invece giochiamo a pallone”

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