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Cannes, Il Traditore di Bellocchio dramma intimista e universale con Favino interprete intenso di Buscetta

di Anna Maria Pasetti

Era un uomo complesso e sofisticato il cosiddetto boss dei due mondi, all’anagrafe Tommaso Buscetta detto Masino. Seppur con licenza elementare, il suo sguardo sapeva di profetico e la sua dignità non gli permetteva di nascondere il tormento legato a sensi di colpa e scelte sbagliate. Non stupisce che una figura tanto contraddittoria quale il più famoso pentito di Cosa Nostra sia diventata oggetto e soggetto del nuovo film di Marco Bellocchio, emblematicamente intitolato Il Traditore.

Attraverso un dramma intimista e universale insieme il regista emiliano entra nelle pieghe di un personaggio scomodo e sintomatico dell’ascesa e caduta della famiglia mafiosa guidata da Totò Riina, il suo grande antagonista. Così come aveva fatto in Buongiorno, notteVincere, anche ne Il Traditore – di cui il fattoquotidiano.it vi presenta una clip in esclusiva – a Bellocchio interessa indagare una doppia pista: da una parte la criticità storica e politica di quei periodi per il nostro Paese, dall’altra i corpi dei protagonisti che di tali criticità portano i segni tangibili.

In tal senso Il Traditore è a tutti gli effetti una tragedia bellocchiana sul rapporto sub-stanziale fra la vita e la morte, ove il contrappunto tra il caos festoso della famiglia come luogo vitale e il caos patologico dell’arena pubblica, pregna di un male omicida, arriva all’esasperazione. Ma se Aldo Moro e Benito Mussolini erano “corpi del potere” seppur di segno opposto, il pentito Buscetta è rappresentato nell’essenza di un corpo volto all’autodistruzione, un essere umano eternamente scisso fra le proprie origini e il destino che attende. Bellocchio lo preleva dai festeggiamenti di Santa Rosalia nella sua Palermo del 1980 e lo conduce in Brasile con la nuova moglie ove la pace è solo apparente: ben presto Masino è estradato in Italia, confessato dal giudice Falcone che lo trasforma nel protagonista del maxiprocesso a Cosa Nostra, un evento giudiziario e mediatico senza precedenti in Italia.

L’aula bunker presso l’Uccidiardone diventa sotto l’obiettivo di Bellocchio uno straordinario circo di follia e volgarità mafiosa, il teatro patologico per eccellenza. Ma anche in tanto caos, Buscetta è sempre un uomo solo coi suoi fantasmi, un esiliato nostalgico e odiato in primis dalla propria coscienza. Interpretato con profonda intensità da Pierfrancesco Favino, il boss dei due mondi è rivelato e “scavato” da Marco Bellocchio attraverso parole e pensieri, quasi il grande cineasta voglia assumere per sé il ruolo che fu di Giovanni Falcone, l’unico capace di capire ciò che diceva e soprattutto ciò che non diceva. Il Traditore– in concorso per la Palma d’oro -è da oggi in 350 sale per 01 Distribution.

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Il Traditore, Marco Bellocchio a Cannes: “L’universo di Palermo mi sembrava la luna”

di Anna Maria Pasetti

Un film non convenzionale eppure popolare. Un mondo tutto da esplorare “perché io vengo da Piacenza e l’universo di Palermo mi sembrava sulla luna”, una traccia indelebile della recente storia criminale italiana. Tanti erano i desiderata e le sfide di Marco Bellocchio nell’affrontare la figura di Tommaso “Masino” Buscetta prima che diventasse Il Traditore. “Non sapevo nulla di Buscetta se non quel che si è raccontato sui giornali. Quando il produttore Beppe Caschetto– da cui è partita l’idea – mi ha proposto il progetto ho iniziato a documentarmi: il personaggio mi ha convinto man mano lo studiavo. Ed anche i morti ammazzati di Palermo e le loro vite dolorose si sono impadroniti di questa storia”.

Certamente “bellocchiano” nella sua tragicità e nel suo attaccamento alla famiglia, quello di Buscetta è per Bellocchio “non un eroe ma un uomo certamente coraggioso, e il coraggio è una qualità che io non possiedo quindi mi seduce vederlo negli altri. Masino era uno che non aveva paura di morire ma allo stesso tempo non voleva essere ucciso senza un motivo, per lui contavano la famiglia e la dignità”. Sceneggiato dallo stesso Bellocchio con Ludovica Rampoldi, Valia Santella e Francesco Piccolo, Il Traditore percorre 20 anni della vita di Buscetta “analizzati attraverso tre punti cardinali – spiega Rampoldi – : il tradimento, la teatralità, i figli. In questo film viene problematizzata la tragedia di essere padre”.

Da parte sua Pierfrancesco Favino è “entrato” nel non facile corpo del famoso pentito non solo prendendo 8/9 kg (“perché quella è la stazza di chi viene dal mondo rurale, e i mafiosi da lì arrivano. Quegli stomaci gonfi ti fanno respirare diversamente, ti fanno vedere il mondo diversamente”) ma soprattutto appropriandosi di una lingua – il siciliano – e di gesti che “solo i siciliani comprendono fino in fondo. Nel maxiprocesso il confronto fra Buscetta e Calò è gestito con un vocabolario comprensibile in profondità solo a chi appartiene alla mafia. Mille sono i riferimenti e i livelli di comunicazione, e Buscetta era un abilissimo comunicatore, a detta di tutti”. Per Favino è poco verosimile anche la leggendaria amicizia con Falcone (nel film interpretato da Fausto Russo Alesi, ndr) “anche se credo Falcone sia stata l’unica persona che riuscì a manipolarlo. Certamente l’incontro con Falcone cambia Buscetta perché vi ha riconosciuto uno come lui che crede alla realtà del proprio Sogno”. Nel ruolo della moglie di Masino è la modella attrice brasiliana Maria Fernanda Candido, sorprendente in fascino e bravura: “In Brasile tutti sanno chi era Buscetta, certo. Sono stata felice di lavorare con Marco Bellocchio che per me rappresenta  rigore e libertà, un regista che non ha paura del silenzio, della contraddizione e del paradosso”. Gli italiani non avrebbero saputo dirlo meglio.

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