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Scuola, calano le nascite e si svuotano le aule: in 5 anni perso un alunno su dieci

Scuola, calano le nascite e si svuotano le aule: in 5 anni perso un alunno su dieciMeno bambini nascono, più aule scolastiche si svuotano . La natalità è in costante decremento e in una prospettiva che sembra irreversibile. Alle culle vuote corrispondono i banchi vuoti. Si calcola...

Il ministro Fontana: "In Italia non si fanno figli, servono più aiuti fiscali e sussidi per le famiglie"

Lorenzo Fontana, Ministro per la famiglia e la disabilitàQuella della natalità «è una sfida difficilissima, una vera emergenza. Un Paese che non fa figli non ha futuro . E noi vogliamo garantire alle coppie la libertà di poter desiderare un figlio senza...

M5S: “17 miliardi per le famiglie”. Le coperture? “Spending review, deficit e 2,5 miliardi da Reddito di inclusione”

di F. Q.

Mentre il capo politico del M5s Luigi Di Maio apre spiragli sulla possibilità di un governo di coalizione, il Movimento rilancia la sua proposta per “aiutare le coppie e le famiglie che hanno figli“. Un piano, anticipato durante la campagna elettorale, che ha diversi punti di contatto con quello delineato nel programma del Pd, dai benefici per le madri che tornano al lavoro agli aiuti per chi impiega una baby sitter ma anche con alcune proposte del centrodestra, come il “patto per la natalità” sottoscritto da Forza Italia e il “reddito di infanzia” immaginato da Fratelli d’Italia. L’investimento previsto, stando al post pubblicato sul Blog delle stelle, ammonta a ben 17 miliardi di euro. Cifra che si somma agli altri 17 miliardi necessari secondo i pentastellati per attuare il reddito di cittadinanza. Le coperture? “Da una parte inglobando il reddito di inclusione (2,5 miliardi annui), sostituito dal nostro reddito di cittadinanza”, si legge nel post, “e dall’altra con un mix di spending review ed eventuale deficit“. Insomma, esattamente le stesse voci su cui il Movimento conta per coprire la spesa della misura contro povertà ed esclusione sociale, che peraltro secondo i calcoli de lavoce.info di miliardi ne costa 29.

“Uno dei temi che interessano più da vicino la qualità della vita di tutti noi è la necessità di aiutare le coppie e le famiglie che hanno figli”, è la premessa. “Per loro il programma del MoVimento 5 Stelle prevede un investimento di 17 miliardi di euro. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per la nascita di bambini. Le nascite continuano a calare dal 2008 e nel 2016 il trend si è confermato con decisione (12mila bimbi in meno rispetto all’anno precedente)”. Per “invertire questa tendenza”, dopo le polemiche sul Fertility day promosso da Beatrice Lorenzin e la beffa del piano per il sostegno alle famiglie annunciato dall’ex ministro Enrico Costa ma mai presentato, il Movimento propone “una serie di sostegni ed aiuti riportare il nostro Paese al primo posto in Europa per nascite. Applicando un modello che sta già funzionando in Francia sono previsti rimborsi per asili nido, pannolini e baby sitter“.

“Si tratta di riorganizzare i sostegni per il babysitting e per l’acquisto dei prodotti dell’infanzia – spiega il M5s – Bisogna pure coinvolgere gli enti locali, rafforzando le loro dotazioni (per asili, assistenza) con maggiori trasferimenti pubblici. Ma anche le imprese, sostenendone le politiche family friendly. Per fare tutto ciò pensiamo di aumentare gradualmente la spesa per il welfare familiare in rapporto al Pil portandola dall’attuale 1,5% al 2,5%, eguagliando il livello francese. Insomma in questo modo pensiamo di tutelare gli italiani che vogliono formare una famiglia. Ma bisogna anche tutelare la terza età. Per queste due categorie prevediamo l’introduzione dell’Iva agevolata al 4% per l’acquisto di prodotti neonatali e per l’infanzia e di prodotti, dispositivi e protesi, per la terza età”. Inoltre è prevista “l’introduzione di misure che guardano a tutelare le donne lavoratrici (150 euro al mese per 3 anni dalla fine della maternità per le donne che rientrano al lavoro e sgravi contributivi per 3 anni per le imprese che mantengono al lavoro le lavoratrici dopo la nascita del figlio), l’innalzamento dell’importo detraibile per l’assunzione di colf e badanti, l’innalzamento dell’indennità di congedo parentale dal 30% della retribuzione all’80% e l’innalzamento dell’indennità di maternità dall’80 al 100%. E’ un progetto ambizioso ma indispensabile per il quale abbiamo previsto un costo nella legislatura di 17 miliardi“.

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Unicef: “Ogni anno un milione di neonati muore nel primo giorno di vita”

di F. Q.

Ogni anno, 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita. Si tratta di circa 7mila neonati ogni giorno. Un milione di loro muore lo stesso giorno in cui nasce. Secondo il rapporto dell’Unicef, Ogni bambino è vita, il tasso di mortalità neonatale a livello mondiale rimane allarmante, soprattutto nei Paesi più poveri. I bambini nati in Giappone, Islanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan, Repubblica Centrafricana e Afghanistan la più bassa. Secondo il rapporto, nei Paesi a basso reddito, la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su mille nati. Nei Paesi ad alto reddito, il tasso scende a 3 su 1.000. I neonati dei luoghi a più alto rischio per la nascita hanno una probabilità oltre 50 volte maggiore di morire rispetto a quelli nati nei Paesi più sicuri.

Il rapporto sottolinea inoltre che 8 dei 10 luoghi più pericolosi per nascere si trovano in Africa Subsahariana, dove le donne in gravidanza hanno probabilità molto inferiori di ricevere assistenza durante il parto a causa di povertà, conflitti e istituzioni deboli. Se ogni paese portasse il suo tasso di mortalità neonatale alla media dei Paesi ad alto reddito entro il 2030, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, potrebbero essere salvate 16 milioni di vite. “Mentre, negli ultimi 25 anni – ha dichiarato Henrietta H. Fore, direttore generale dell’Unicef -, abbiamo più che dimezzato il numero di morti fra i bambini sotto i cinque anni, non abbiamo fatto progressi simili nel porre fine alla morte di bambini con meno di un mese di vita. Dato che la maggior parte di queste morti sono prevenibili, non abbiamo ancora raggiunto i risultati necessari per i bambini più poveri del mondo”.

Sempre secondo il rapporto, queste morti possono essere prevenute tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni comprovate come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita, contatto pelle a pelle e buona nutrizione. Tuttavia, la mancanza di operatori sanitari e ostetrici qualificati, comporta che in migliaia non ricevono il supporto salvavita di cui avrebbero bisogno per sopravvivere. Per esempio, mentre in Norvegia ci sono 218 medici, infermieri e ostetrici per 10.000 persone, questo valore è di 1 per 10.000 in Somalia. I bambini che nascono in Giappone hanno le maggiori possibilità di sopravvivenza, con solo 1 bambino morto ogni 1.111 nati vivi durante i primi 28 giorni di vita. I bambini nati in Pakistan, hanno le minori possibilità: ogni 1.000 bambini nati vivi, 46 muoiono entro la fine del primo mese dalla nascita – circa 1 su 22. L’Italia, nella classifica dei paesi col tasso di mortalità neonatale più alto, si colloca al 169esimo posto su 184 paesi esaminati, con un tasso di mortalità neonatale di 2,0 – ovvero 1 neonato morto ogni 500 nati vivi.

Questo mese, l’Unicef lancia #EveryChildAliveuna campagna globale per chiedere e fornire soluzioni per i neonati di tutto il mondo. Attraverso la campagna, viene lanciato un appello a governi, fornitori di servizi sanitari, donatori, settore privato, famiglie e imprese per assicurare la sopravvivenza in vita ogni bambino. Ad esempio, assumendo, formando, mantenendo e gestendo un numero sufficiente di medici, infermieri e personale ostetrico con competenza nell’assistenza alla maternità e ai neonati. Garantendo strutture sanitarie pulite ed efficienti (fornite di acqua, sapone ed elettricità, alla portata di ogni mamma e bambino). Rendendo prioritario fornire a ogni mamma e bambino i farmaci salvavita e gli strumenti necessari per iniziare la vita in salute . “Sappiamo che possiamo salvare gran parte di questi bambini con soluzioni per un’assistenza sanitaria di qualità e a prezzi contenuti per tutte le madri e i neonati. Solo pochi piccoli passi da parte di ognuno di noi possono contribuire ad assicurare i primi piccoli passi a ognuna di queste giovani vite”, ha concluso il direttore generale dell’Unicef.

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Controllo delle nascite, l’altra faccia della lotta alla povertà

di Lavoce.info

Mentre l’Europa e molti paesi occidentali sono alle prese con l’invecchiamento demografico, la popolazione mondiale continua a crescere. Il tema non è certo nuovo, ma va affrontato nell’ambito di politiche di sviluppo basate sulla crescita economica.

di Enrico Di Pasquale, Andrea Stuppini e Chiara Tronchin (Fonte: lavoce.info)

Le tappe del dibattito

L’interesse dell’opinione pubblica e degli organismi internazionali per le questioni demografiche non è recente. Produsse un primo risultato tangibile nel lontano 1962, con la decisione delle Nazioni unite di fornire aiuti ai paesi in via di sviluppo desiderosi di attivare politiche denataliste. Nel 1972 fu pubblicato il rapporto I limiti dello sviluppo commissionato dal Club di Roma al Mit di Boston, che esprimeva grande preoccupazione per la futura crescita demografica mondiale in rapporto alle risorse alimentari e alle dinamiche ambientali.

Nel 1974, proclamato dall’Onu “Anno della popolazione del mondo”, fu convocata a Bucarest la prima conferenza mondiale sul tema, che vide uno scontro tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, che mal tolleravano politiche demografiche restrittive: al contrario, sostenevano che fosse proprio la dipendenza economico-politica a causare l’eccessivo aumento della popolazione. La conferenza si concluse comunque con una raccomandazione ai paesi più prolifici di diminuire la natalità, almeno di un 5-10 per cento entro un decennio.

Nel 1979 la Cina introdusse per la prima volta la politica del figlio unico, che è durata ininterrottamente per 35 anni, fino al 2014, e che ha contribuito fortemente a rallentare la crescita demografica del paese più popoloso del mondo, pur con una serie di effetti collaterali.

La seconda conferenza dell’Onu (Città del Messico, 1984) fu convocata proprio su pressione dei paesi in via di sviluppo che intendevano affrontare non solo le questioni demografiche in senso stretto, ma anche una serie di problemi sociali (come povertà, crescita indiscriminata, profughi e condizione femminile). Lo sviluppo sociale e l’emancipazione femminile vennero riconosciuti come fattori decisivi nella lotta per il contenimento del tasso di natalità.

La terza conferenza (Il Cairo, 1994) continuò a perorare un rafforzamento del ruolo della donna, ma manifestò posizioni più controverse e per alcuni aspetti inconciliabili sul tema dell’interruzione di gravidanza. Un anno dopo, nel 1995, a Pechino fu convocata una conferenza mondiale specificamente dedicata alla questione femminile.

Popolazione e sviluppo

Nel frattempo, la popolazione mondiale ha continuato a crescere: le previsioni Onu più recenti parlano di 8 miliardi nel 2023 e di quasi 10 miliardi nel 2050. Metà della crescita prevista tra oggi e il 2050 si avrà in Africa, il continente con i maggiori tassi di fertilità e il più basso utilizzo di mezzi di contraccezione, spesso limitati da influenze religiose, tradizioni locali e posizioni ideologiche che ostacolano le politiche di controllo delle nascite.

La popolazione di 26 paesi africani dovrebbe come minimo raddoppiare di qui al 2050. Alcuni esperti temono che il boom demografico africano non solo aggraverà l’attuale flusso migratorio verso l’Europa, ma potrebbe giocare un ruolo nell’attivismo dei gruppi terroristi islamici nella regione del Sahel, che cercano reclute tra i giovanissimi delle famiglie numerose.

Ad aggravare la situazione è arrivata la decisione dell’amministrazione Trump di tagliare i fondi alle Ong che includono gli aborti nelle loro attività. La scelta non è una novità per le amministrazioni repubblicane, ma indebolisce il ruolo del paese finora più impegnato con circa 600 milioni di dollari l’anno di donazioni.

Tra i sostenitori delle politiche di controllo delle nascite rimangono ora prevalentemente l’Unfpa (Fondo Onu per la popolazione), alcuni paesi anglosassoni (Regno Unito, Canada, paesi scandinavi) e istituzioni private come la Fondazione Bill e Melinda Gates.

Una conferenza svoltasi a Londra il 10 e 11 luglio scorsi ha lanciato un allarme significativo: il programma di otto anni (lanciato cinque anni fa) per raggiungere 120 milioni di donne e ragazze entro il 2020 in 69 dei paesi più poveri del mondo, per ora ha coinvolto appena 30 milioni di beneficiari, circa 20 milioni in meno di quanto atteso. L’Unfpa sta già fronteggiando la mancanza di 700 milioni di dollari per contraccettivi, nei prossimi tre anni. Secondo il Guttmacher Institute di New York, il costo per raggiungere i bisogni di tutte le donne che necessitano di moderni metodi contraccettivi nei paesi poveri sarebbe di 1,75 dollari per persona all’anno e produrrebbe un declino del 75 per cento annuo di gravidanze involontarie, di nascite non pianificate e di aborti.

Così, mentre l’Europa fronteggia il problema dell’invecchiamento demografico, alcuni paesi del Sud del mondo continuano a registrare tassi di crescita demografica impressionanti. Nel (confuso e inconcludente) dibattito europeo sulle migrazioni, in cui spesso vengono citati gli aiuti allo sviluppo come strumento per rallentare i flussi, il tema del controllo delle nascite non viene quasi mai citato, nemmeno per ribadire la consapevolezza della difficoltà degli obiettivi da raggiungere.

Lotta alla povertà, cooperazione internazionale e controllo delle nascite vanno invece considerati come aspetti strettamente connessi. E i prossimi decenni saranno decisivi: difficile immaginare politiche di sviluppo e di lotta alla povertà efficaci senza attente (e organiche) politiche di controllo delle nascite.

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