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Oggi — 18 Luglio 2018RSS feeds

Leggi incomplete e più di 600 decreti attuativi da adottare: ecco l’eredità di Renzi e Gentiloni al governo Conte

di Luisiana Gaita

L’eredità di Renzi e Gentiloni al governo Conte misurata a suon di decreti attuativi. Sono 641, per la precisione, quelli ancora da adottare dalla scorsa legislatura: 251 risalenti al governo Renzi e 390 a quello guidato dal suo successore a Palazzo Chigi. Molte leggi chiave sono ancora incomplete. Tra queste, spiccano numerose leggi di bilancio che, per loro natura, richiedono un elevato numero di decreti attuativi. Ma c’è davvero di tutto: dalla riforma della Giustizia, al ddl Concorrenza, passando per la Green economy.

TORNA ONLINE IL SITO PER IL MONITORAGGIO – Nei giorni scorsi, dopo un periodo in cui era inaccessibile, è tornato online il sito dell’Ufficio per il programma di governo (Upg) della Presidenza del Consiglio dei ministri. Sulla piattaforma è stato pubblicato il primo report dell’ufficio sotto la guida dell’esecutivo Conte. “Si tratta di una piattaforma fondamentale per monitorare l’iter dei decreti attuativi” spiega l’osservatorio civico Openpolis che, proprio a giugno, aveva chiesto all’esecutivo gialloverde di rimettere online il sito. Nel primo report, oltre a fare il punto sul primo mese di governo (9 sedute del consiglio dei ministri e 12 provvedimenti deliberati), viene anche aggiornata la situazione ereditata dalla legislatura precedente.

COSA RESTA DA FARE – Le leggi e i decreti legislativi adottati dall’esecutivo Renzi hanno richiesto in totale 840 provvedimenti attuativi. Il 70 per cento di questi (589) è stato già adottato. “Per quanto riguarda invece la squadra guidata da Paolo Gentiloni – spiega Openpolis – erano previsti nel complesso 564 decreti attuativi”. Di questi sono stati adottati 174 (il 30 per cento). Il risultato è che sono molte le leggi chiave della scorsa legislatura che restano ancora incomplete. “Il governo Conte – aggiunge l’osservatorio – dovrà quindi decidere quanti e quali energie dedicare a perfezionare il lavoro lasciato a metà dai suoi predecessori, visto che alcuni provvedimenti chiave risultano ancora incompleti”. Tra questi, numerose leggi di bilancio: quella del 2015 (governo Renzi) necessita ancora di 14 decreti attuativi su 85 previsti, quella del 2016 (governo Renzi) di 23 su 125, quella del 2017 (governo Renzi) 21 su 77 e, infine, quella del 2018 (governo Gentiloni) 97 su 149. In totale, quindi, solo per le quattro leggi di Bilancio restano da adottare 155 decreti attuativi.

DALLO SBLOCCA ITALIA DI RENZI AL DECRETO FISCALE DI GENTILONI – Molti altri provvedimenti sono nella stessa situazione e, alcuni di essi, hanno occupato il dibattito pubblico per numerose settimane. “Per il governo Renzi si possono citare sia lo Sblocca Italia – spiega Openpolis – a cui mancano ancora 6 decreti attuativi sui 38 previsti, sia il decreto banche (4 su 7)”. Restano da adottare, poi, la metà dei 30 decreti attuativi previsti per il Nuovo codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 50/2016), altri 9 decreti (su 31) per la legge 221/2015 sulla Green economy, altri 3 (su 28) per la 107/2015 la ‘Buona scuola’ e 5 (su 8) per quanto riguarda il decreto legislativo 45 del 2014 sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Necessitano, invece, di un solo decreto diverse norme, tra le quali il decreto competitività, la legge sulla violenza negli stadi, la riforma della Giustizia. Per l’esecutivo Gentiloni ci sono, tra gli altri, il ddl concorrenza (ancora 8 provvedimenti attuativi da adottare su 13) e il decreto fiscale (11 su 19). Sono stati adottati solo due, poi, dei 15 decreti previsti dal decreto legislativo 147/2017 sul Reddito di inclusione e il contrasto alla povertà. Resta in stand by il Codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo 217/2017) che di decreti attuativi ne prevede sette. “I provvedimenti attuativi possono avere delle scadenze temporali entro cui essere adottati – ricorda l’osservatorio civico – Più tempo passa, più rischiano di scadere i termini previsti per l’adozione, più è probabile che una legge rimanga tronca”.

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Pd, Martina contro Renzi: “Ingiuste critiche a Gentiloni”. Sala: “Non può più fare la guida”. Lui: “Io polemico? Solo politica”

di F. Q.

Qualcosa si muove dentro il Partito democratico. Dopo l’attacco di Matteo Renzi dal palco dell’assemblea Pd e la non reazione dei big (tutti in rigoroso silenzio), è intervenuto il segretario Maurizio Martina. Intervistato dall’agenzia Ansa ha criticato l’ex premier per aver elencato nella sua lista dei 10 motivi della sconfitta provvedimenti e decisioni che vennero presi da Paolo Gentiloni: “Sono critiche sbagliate e ingiuste”, ha detto, “non le ho condivise. Basta dividersi così tra noi, io voglio un Pd diverso. Va attaccata la destra pericolosa ora al governo, non chi di noi ha servito bene il Paese”. Martina però solo ieri dal palco, parlando dopo Renzi, aveva evitato di affrontare l’argomento. Molto duro anche il commento del sindaco di Milano Giuseppe Sala: “Non può più fare la guida del partito”. A loro l’ex segretario ha replicato poco dopo su Twitter, rilanciando il suo discorso: “Ecco il video dell’intervento di ieri in assemblea Pd. Immigrazione, economia, Europa e molto altro. Se qualcuno vuole confrontarsi su tutto (anche vitalizi o voucher) ci siamo. Da noi nessuna polemica, solo politica: basta ascoltare”.

Qui il video dell’intervento di ieri in #assembleaPd. Immigrazione, economia, Europa e molto altro. Se qualcuno vuole confrontarsi su tutto (anche #vitalizi o #voucher) ci siamo. Da noi nessuna polemica, solo politica: basta ascoltare #buonadomenicahttps://t.co/rh3Pbg06ei

— Matteo Renzi (@matteorenzi) July 8, 2018

L’assemblea Pd è stata la celebrazione di un partito paralizzato: è stato rieletto Martina come segretario e il congresso è stato rinviato a febbraio. L’ex segretario Renzi, dimissionario che aveva promesso avrebbe fatto un passo di lato, ha aperto i lavori e attaccato la minoranza: “Ci rivedremo e perderete di nuovo”, ha detto. Alle sue parole ha replicato oggi il sindaco di Milano Sala, in passato molto vicino a Renzi: “Il suo mi è sembrato un tono inutilmente polemico”, ha detto. E a chi gli ha chiesto se il senatore possa essere ancora la guida del Pd, il sindaco ha risposto: “Non penso in questo momento, stando anche a quello che aveva detto” cioè che “avrebbe fatto un passo indietro. “Non credo che debba essere un candidato per la prossima segreteria e non credo nemmeno voglia farlo. Probabilmente non si tirerà indietro, ma non credo si voglia candidare in maniera diretta”. Secondo il sindaco “non sarebbe un bene per il Pd” perché si tornerebbe al “problema dell’uomo o della donna sola al comando, che è il modello più sbagliato in questo momento perché non c’è una candidatura così forte da poter andare avanti da sola, meglio collegialità”.

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“Referendum vietati ai cittadini”. Radicali e Associazione Luca Coscioni a Conte: “Negato diritto fondamentale”

di F. Q.

Appello dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni al premier Giuseppe Conte, per chiedere un decreto legge che “rimuova gli ostacoli al diritto di promuovere referendum“. Per questo sabato 7 luglio il segretario dei Radicali Mario Staderini e Marco Gentili, Copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, si sono presentati davanti a Palazzo Chigi per consegnare la lettera a Conte. Nel mirino di Staderini e Gentili le procedure discriminatorie imposte per la raccolta firme che, imponendo l’autentica da parte di un pubblico ufficiale, riservano oramai solo ai grandi partiti ed organizzazioni sindacali la possibilità di promuovere referendum nazionali.“Negli ultimi otto anni – spiegano- gli unici referendum nazionali che abbiano superato le 500 mila firme sono stati quelli promossi dal Partito democratico, dalla Lega e dalla Cgil, che hanno un esercito di autenticatori. Ci rivolgiamo a lei come cittadini cui lo Stato da anni sta negando un diritto politico fondamentale: partecipare alla vita politica del Paese promuovendo i referendum previsti dalla Costituzione”

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Libia, svelato il piano di Matteo Salvini per fermare le partenze degli immigrati: ecco tutti i dettagli

L'ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, ha presieduto oggi, lunedì 2 luglio, la riunione della Commissione italo-libica contro l’immigrazione irregolare per attuare il piano messo a punto da Matteo Salvini. "Oggi a Tripoli la Commissione italo-libica contro l’immigrazione illegale ha in

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