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Ieri — 16 Ottobre 2018RSS feeds

Manovra, il crollo di nervi di Luigi Di Maio: "Se non c'è Matteo Salvini non ci vado nemmeno io"

Una giornata ad altissima tensione quella di ieri 15 ottobre al termine della quale si è raggiunto l'accordo sulla manovra. In mattinata il nervosismo era alle stelle: Luigi Di Maio quando viene informato dal ministro per i Rapporti col Parlamento Roberto Fraccaro e dagli altri fedelissimi che al ve

Giancarlo Giorgetti, il retroscena clamoroso: "Ha regalato una foto a Conte, Di Maio e Salvini". Di chi è

Un gesto clamoroso da Giancarlo Giorgetti. Più che una trattativa, quella sulla manovra tra Lega e M5s è stato un "calvario". E così, come riferisce un retroscena del Corriere della Sera, il grande mediatore leghista avrebbe scelto di stemperare gli animi con un gesto che è anche richiamo all'umiltà

Ragusa, Panascia grida la sua innocenza: «Non ho ucciso la mia ex moglie»

«Non ho ucciso mia moglie». Giuseppe Panascia, l’ex marito della 66enne Maria Zarba, durante l’interrogatorio di garanzia ha ribadito al Gip del Tribunale di Ragusa Ivano Infarinato ha gridato ancora la sua innocenza. Il legale dell’uomo, Valentino Coria, al termine dell’interrogatorio ha chiesto la

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Yara Gambirasio, Cassazione conferma: “Ergastolo per Massimo Bossetti”. Fine pena mai per il muratore di Mapello

di F. Q.

Fine pena mai. La Cassazione ha confermato l’ergastolo per Massimo Giuseppe Bossetti. Il sostituto pg della Cassazione Mariella De Masellis aveva chiesto il fine pena mai. Non esiste un “ragionevole dubbio” sull’innocenza di Bossetti che “non ha avuto un moto di pietà e ha lasciato morire Yara da sola in quel campo” aveva sostenuto chiedendo la conferma delle condanne anche per il reato di calunnia nei confronti di un collega: “Ha fornito indicazioni specifiche su un individuo con cui lavorava“, sviando le indagini.

Bossetti condannato anche in primo e secondo grado
La ragazzina, scomparsa nel nulla il 26 novembre 2010 nel tragitto dalla palestra a casa, era stata ferita diverse volte con un’arma da taglio e poi lasciata ad agonizzare nel campo, dov’era morta nella notte, sfinita dal freddo e dalla paura. Il suo corpo era stato trovato praticamente per caso tre mesi dopo da un aeromodellista, dopo che in suo mezzo telecomandato era caduto a pochi passi dal cadavere nel campo di Chignolo d’Isola. Bossetti, 47 anni, muratore di Mapello, era stato condannato all’ergastolo in primo (1 luglio 2016) e secondo grado (18 luglio 2017), si è sempre proclamato innocente.

La I sezione penale della Cassazione, presieduta da Adriano Iasillo, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Bossetti, condannando l’imputato al pagamento delle spese legali. La Corte ha anche dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla procura generale di Brescia contro l’assoluzione dal reato di calunnia per Bossetti.

Dna tra accusa e difesa. Pg: “Contaminazione è fantascienza” 
A lui gli investigatori, coordinati dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri, arrivano dopo 4 anni e dopo migliaia di test genetici. Il 15 giugno 2011 viene isolata una traccia di Dna maschile sui leggins e gli slip della ragazza. Nasce la ‘pista di Gorno’: viene estratto da una marca da bollo su una vecchia patente il Dna di Giuseppe Guerinoni, sposato e padre di due figli, morto nel 1999, simile a quello trovato sul corpo di Yara. Comparato con il suo nucleo familiare, non porta a risultati: da qui l’ipotesi di un suo figlio illegittimo. Sarà per mesi Ignoto 1. Il 16 giugno 2014 viene arrestato Massimo Bossetti. Due giorni prima gli era stato prelevato il Dna che era risultato coincidere con quello di Ignoto 1. A lui gli investigatori erano giunti attraverso la madre, Ester Arzuffi, che, secondo l’accusa, aveva avuto una relazione con Guerinoni. Accusa e difesa nel corso dei due giudizi precedenti si sono confrontati anche sulle altre prove e sul movente. L’ipotesi (avanzata dalla difesa, ndr) che si sia voluto creare in laboratorio un dna artificioso o contaminarlo, costituisce una congettura a livelli di fantascienza” aveva detto la rapprsentante dell’accusa. “Fatemi fare una volta una perizia sul Dna e scoprirete che io non c’entro” le parole prima della sentenza dell’imputato, rimasto in carcere, secondo quanto riportato dal suo legale Claudio Salvagni. Il difensore aveva spiegato che il muratore di Mapello era “fiducioso anche se molto timoroso”.

Legale dei Gambirasio: ‘Giustizia’, Difesa: ‘Mazzata’
“Era meglio che lui stesse zitto fin dall’inizio e che nessuno parlasse di questo caso. Siamo passati dalle 16 ore della camera di consiglio di Brescia alle tre della Cassazione, questa è la giustizia italiana” dice Salvagni fuori dal Palazzo della Cassazione. Per Massimo sarà una “mazzata durissima ma saprà reagire, le strade non sono finite. Con pazienza e con fiducia bisogna rimettersi al lavoro, qualcosa ancora si può fare” afferma il legale davanti alle telecamere della trasmissione Quarto Grado. “Leggeremo le motivazioni. Le decisioni si rispettano e si impugnano nelle sedi opportune. In questo momento dobbiamo solo piegarci a questa sentenza, ma continuiamo a credere che Massimo sia innocente. Il processo mediatico nuoce: ci voleva molto coraggio a prendere una decisione contro la sentenza d’appello”. “È andato tutto come secondo me doveva andare. Con oggi sono 39 i magistrati che hanno esaminato, in varie fasi, il fatto e tutti hanno concluso per la colpevolezza di Bossetti” dice l’avvocato Andrea Pezzotta, legale dei familiari di Yara Gambirasio.
A chi gli fa notare che la difesa di Bossetti ha criticato l’attenzione dei media nei confronti del caso, risponde: “Se c’è stato un processo mediatico non è per colpa nostra. Noi non siamo mai andati in televisione”. L’avvocato non ha sentito ancora i Gambirasio dopo la sentenza. Li avvertirà sabato, come d’accordo. Forse la difesa pensa a un ricorso alla Cedu, ma per quanto riguarda la giustizia italiana, a meno di clamorosi colpi di scena che comporterebbero la revisione del processo, questo è l’ultimo verdetto sul caso della ragazzina che sparì nel nulla mentre percorreva i pochi metri che separavano la palestra dove si allenava alla casa dove la sua famiglia l’aspettava.

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Onu, Italia eletta nel Consiglio dei Diritti Umani con 180 voti su 189. Conte: “La promozione del dialogo è nel nostro Dna”

di F. Q.

L’Italia ha nel suo Dna la promozione del dialogo. E oggi l’Assemblea Generale dell’Onu ha riconosciuto il nostro ruolo nel Mediterraneo e nel mondo, il nostro essere sempre in prima fila quando si tratta di tutelare e salvaguardare i diritti umani”. Così il premier Giuseppe Conte con un post su Facebook ha commentato l’elezione dell’Italia nel Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu per il triennio 2019-2021. Il Paese è stato scelto quasi all’unanimità, con 180 voti su 189, piazzandosi quinto dopo India (188 voti), Fiji (187), Burkina Faso (183) e Togo (181) e a pari merito con Bulgaria e Bahamas.

“Qualche settimana fa, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, avevo sostenuto con forza e convinzione la nostra candidatura, consapevole che il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo è uno dei pilastri sui quali si fonda la Repubblica Italiana e rappresenta il nostro faro. Da sempre, ma soprattutto oggi che siamo chiamati ad affrontare le sfide che derivano dalle gravi e prolungate crisi nell’area mediterranea, inclusi i flussi migratori”, ha proseguito il presidente del Consiglio dei ministri. Conte ha poi concluso spiegando i motivi della candidatura, inoltrata proprio l’anno del 70esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “Pace, sviluppo, sicurezza sono i nostri obiettivi e le linee guida della nostra missione politica”.

Anche l’ambasciatrice Mariangela Zappia, rappresentante permanente al Palazzo di Vetro, ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto: “Questo conferma il nostro tradizionale impegno nella protezione e promozione dei diritti umani nel mondo e il patrimonio di credibilità di cui il nostro paese gode su queste specifiche tematiche e all’Onu in generale”. Un riconoscimento importante, secondo la diplomatica, anche per “risolvere questioni più delicate tra Stati, come quelle legate al rispetto dei diritti della persona“. Tra i punti fermi che l’Italia sosterrà in questo triennio di Consiglio, secondo la Zappia, ci saranno la condanna alla xenofobia, il contrasto ad ogni forma di discriminazione, la battaglia per i diritti delle donne e dei bambini e la lotta contro la pena di morte e il traffico di esseri umani.

Dal canto suo il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, sottolinea il peso della votazione: “Questi numeri dimostrano il significativo e convinto apprezzamento dell’intera Comunità Internazionale per l’intenso e costante impegno dell’Italia a favore della tutela e della difesa dei diritti umani. Diritti che sono un pilastro dell’ordinamento giuridico della Repubblica e un riferimento imprescindibile della politica estera italiana”.

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Pd, Sala: “Minniti? Buon candidato. Ma basta con tormentone su chi è pro o contro Renzi”

di Agenzia Vista Alexander Jakhnagiev

“Penso che quella di Marco Minniti sia una buona candidatura, spero che le primarie non diventino ancora una questione di chi sta con Renzi e chi contro, sennò siamo punto e a capo”. Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha commentato la lettera appello di alcuni sindaci del Pd all’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, perché decida di candidarsi alle primarie. “Vediamo un po’ innanzitutto che Minniti accetti e poi vediamo se due persone di rilievo come Zingaretti e Minniti, che non sono gli unici due candidati ma sono i più visibili, riescono a spostare il dibattito rapidamente sui contenuti – ha aggiunto -. Ad oggi vedo cominciare di nuovo il tormentone su chi è più vicino a Renzi o chi è più lontano da Renzi. Certamente, non è quello che ci serve”. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se si esprimerà sulla sua preferenza tra i candidati, a margine dell’inaugurazione del nuovo anno del corso della scuola di Politiche di Enrico Letta, il sindaco ha riposto che “no, tendenzialmente no. Non l’ho fatto la volta scorsa, continuerò a non farlo. In generale non sono uno che sfugge ai giudizi, se avessi la tessera del Pd, dovrei esprimermi – ha concluso -. Penso che continuerò a cercare di fare la mia opera di stimolo rispetto alle questioni, di far funzionare Milano perché è importante per il Pd e di rendermi disponibile per dare una mano prima, dopo però non mi esprimerò. Ma per chi viene a Milano, come ho fatto con Zingaretti e ieri per Calenda, certamente ci sarò”

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