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"Il traditore", Favino a Cannes: "Ecco come mi sono calato nei panni di Tommaso Buscetta"

"Il traditore", Favino a Cannes: "Ecco come mi sono calato nei panni di Tommaso Buscetta"«Niente di più lontano da me, dal mio mondo, io di Piacenza lui di Palermo, e poi la mafia e tutti i fatti di sangue, eppure piano piano mi sono impadronito di questa storia, di questa figura tragica...

Papa Francesco, l'elemosiniere Krajewski è indagato: un pesantissimo dubbio sul "gesto di carità"

Due notizie fresche. La prima. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo dopo la denuncia di Acea (Azienda Comunale Energia e Ambiente) per il riallaccio abusivo della corrente elettrica allo stabile occupato vicino a San Giovanni in Laterano. I reati ipotizzati vanno dal danneggiamento al furto di

Papa Francesco, l'ordine ai vescovi sull'emergenza immigrati: "Risolvete voi: non si possono accogliere tutti"

Un pezzo di verità sul pensiero di Papa Francesco sull'emergenza immigrazione in Italia è emerso con prepotenza durante il recente vertice a porte chiuse con i vescovi italiani. A chi ha chiesto al pontefice come poter affrontare il problema dei migranti, il Papa ha risposto secco: "Quello dei migra

Pedofilia, dall’era Ratzinger e Bagnasco a Bergoglio e Bassetti: così la Cei è passata dal ‘non obbligo’ alla spinta a denunciare

di Francesco Antonio Grana

Svolta storica della Cei sul contrasto alla pedofilia. Per la prima volta, infatti, la Conferenza episcopale italiana ha introdotto “l’obbligo morale” di denuncia alle autorità civili dei casi di abuso sessuale su minori commessi dai sacerdoti. L’assemblea generale della Cei ha, infatti, approvato, per la terza volta in sette anni, le Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili nelle quali i vescovi della Penisola si impegnano a trasmettere alle autorità civili le denunce di abusi su minori commesse dai loro preti. È una svolta impensabile fino a pochi anni fa, visto che nelle due versioni precedenti i presuli italiani avevano sempre respinto questa ipotesi. Merito di questo radicale cambiamento di rotta è il recente summit sulla pedofilia nella Chiesa indetto da Bergoglio in Vaticano nel febbraio 2019, e al quale a nome della Cei ha partecipato il suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti. E soprattutto le nuove normative emanate da Francesco per il contrasto degli abusi.

Non è la prima volta, infatti, che in tempi recenti la Chiesa italiana approva le Linee guida in materia di pedofilia. La genesi di questo documento è stata abbastanza travagliata e ha visto perfino uno scontro aperto con la Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo vaticano che si occupa degli abusi. La prima versione delle Linee guida risale al 2012, quando il Papa era ancora Benedetto XVI e il presidente della Cei era il cardinale Angelo Bagnasco. In quel testo, i presuli affermarono che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”.

Su questo punto, però, la Congregazione per la dottrina della fede era stata chiarissima. L’ex Sant’Uffizio, infatti, aveva affermato che “l’abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile. Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi Paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche”.

Due anni dopo, nel 2014, con Bergoglio divenuto Papa, la Cei aveva modificato quel passaggio limitandosi a inserire semplicemente un inciso: “Nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico – salvo il dovere morale di contribuire al bene comune – di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”. Bagnasco aveva spiegato che “quello della Cei non è un no alla denuncia alla magistratura civile, ma un’attenzione verso le vittime e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli. Per noi l’obbligo morale è ben più forte dell’obbligo giuridico, e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime”. Una posizione in totale contrasto con quella della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, istituita da Bergoglio, che aveva precisato che “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

Dopo un cammino di sette anni, è arrivata finalmente la svolta per la Chiesa italiana che si è adeguata alle severe leggi emanate recentemente da Francesco. Già alla vigilia del summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano, la Cei aveva approvato il regolamento del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Anche in questo caso si era registrato un passo in avanti molto significativo, in forte controtendenza con il passato. Numerosi e importanti, infatti, sono i compiti affidati a questo organismo: il consiglio e il supporto alla Cei e ai singoli vescovi; la promozione e l’accompagnamento delle attività dei servizi regionali e inter-diocesani; lo studio e la proposta di contenuti informativi e formativi, oltre che di strumenti operativi per consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura della tutela dei minori, per rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali frequentati dai minori, per formare tutti gli operatori pastorali e prevenire ogni forma di abuso. Il Servizio nazionale, presieduto da monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, lavora anche in collegamento con gli altri uffici della Segreteria generale della Cei e con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori.

Ai vescovi sono state anche presentate le indicazioni per la costituzione dei Servizi regionali e inter-diocesani. L’obiettivo è quello di contribuire a diffondere in modo concreto una cultura della prevenzione, fornire strumenti di formazione e informazione, oltre a protocolli procedurali aggiornati. Di non meno rilievo è il fatto che accanto a un livello nazionale e un livello inter-diocesano, possa esserci sempre, a livello locale, un referente diocesano di supporto al vescovo. Le nuove Linee guida approvate vanno proprio in questa direzione e sono strutturate secondo alcuni principi. Innanzitutto il rinnovamento ecclesiale, che pone al centro la cura e la protezione dei più piccoli e vulnerabili come valori supremi da tutelare, punto di riferimento imprescindibile e criterio dirimente di scelta. Poi l’ascolto delle vittime e la loro presa in carico; l’impegno per sviluppare nelle comunità una cultura della protezione dei minori, di cui è parte la formazione degli operatori pastorali; una selezione prudente dei candidati agli ordini sacri e alla vita consacrata; la collaborazione con l’autorità civile nella ricerca della verità e nel ristabilimento della giustizia; la scelta della trasparenza, sostenuta attraverso un’informazione corretta, attenta a evitare strumentalizzazioni e parzialità. Infine, l’individuazione di strutture e servizi a livello nazionale, inter-diocesano e locale, finalizzati a promuovere la prevenzione grazie all’apporto di competenze e professionalità.

Twitter: @FrancescoGrana

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Cannes, Il Traditore di Bellocchio dramma intimista e universale con Favino interprete intenso di Buscetta

di Anna Maria Pasetti

Era un uomo complesso e sofisticato il cosiddetto boss dei due mondi, all’anagrafe Tommaso Buscetta detto Masino. Seppur con licenza elementare, il suo sguardo sapeva di profetico e la sua dignità non gli permetteva di nascondere il tormento legato a sensi di colpa e scelte sbagliate. Non stupisce che una figura tanto contraddittoria quale il più famoso pentito di Cosa Nostra sia diventata oggetto e soggetto del nuovo film di Marco Bellocchio, emblematicamente intitolato Il Traditore.

Attraverso un dramma intimista e universale insieme il regista emiliano entra nelle pieghe di un personaggio scomodo e sintomatico dell’ascesa e caduta della famiglia mafiosa guidata da Totò Riina, il suo grande antagonista. Così come aveva fatto in Buongiorno, notteVincere, anche ne Il Traditore – di cui il fattoquotidiano.it vi presenta una clip in esclusiva – a Bellocchio interessa indagare una doppia pista: da una parte la criticità storica e politica di quei periodi per il nostro Paese, dall’altra i corpi dei protagonisti che di tali criticità portano i segni tangibili.

In tal senso Il Traditore è a tutti gli effetti una tragedia bellocchiana sul rapporto sub-stanziale fra la vita e la morte, ove il contrappunto tra il caos festoso della famiglia come luogo vitale e il caos patologico dell’arena pubblica, pregna di un male omicida, arriva all’esasperazione. Ma se Aldo Moro e Benito Mussolini erano “corpi del potere” seppur di segno opposto, il pentito Buscetta è rappresentato nell’essenza di un corpo volto all’autodistruzione, un essere umano eternamente scisso fra le proprie origini e il destino che attende. Bellocchio lo preleva dai festeggiamenti di Santa Rosalia nella sua Palermo del 1980 e lo conduce in Brasile con la nuova moglie ove la pace è solo apparente: ben presto Masino è estradato in Italia, confessato dal giudice Falcone che lo trasforma nel protagonista del maxiprocesso a Cosa Nostra, un evento giudiziario e mediatico senza precedenti in Italia.

L’aula bunker presso l’Uccidiardone diventa sotto l’obiettivo di Bellocchio uno straordinario circo di follia e volgarità mafiosa, il teatro patologico per eccellenza. Ma anche in tanto caos, Buscetta è sempre un uomo solo coi suoi fantasmi, un esiliato nostalgico e odiato in primis dalla propria coscienza. Interpretato con profonda intensità da Pierfrancesco Favino, il boss dei due mondi è rivelato e “scavato” da Marco Bellocchio attraverso parole e pensieri, quasi il grande cineasta voglia assumere per sé il ruolo che fu di Giovanni Falcone, l’unico capace di capire ciò che diceva e soprattutto ciò che non diceva. Il Traditore– in concorso per la Palma d’oro -è da oggi in 350 sale per 01 Distribution.

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Il Traditore, Marco Bellocchio a Cannes: “L’universo di Palermo mi sembrava la luna”

di Anna Maria Pasetti

Un film non convenzionale eppure popolare. Un mondo tutto da esplorare “perché io vengo da Piacenza e l’universo di Palermo mi sembrava sulla luna”, una traccia indelebile della recente storia criminale italiana. Tanti erano i desiderata e le sfide di Marco Bellocchio nell’affrontare la figura di Tommaso “Masino” Buscetta prima che diventasse Il Traditore. “Non sapevo nulla di Buscetta se non quel che si è raccontato sui giornali. Quando il produttore Beppe Caschetto– da cui è partita l’idea – mi ha proposto il progetto ho iniziato a documentarmi: il personaggio mi ha convinto man mano lo studiavo. Ed anche i morti ammazzati di Palermo e le loro vite dolorose si sono impadroniti di questa storia”.

Certamente “bellocchiano” nella sua tragicità e nel suo attaccamento alla famiglia, quello di Buscetta è per Bellocchio “non un eroe ma un uomo certamente coraggioso, e il coraggio è una qualità che io non possiedo quindi mi seduce vederlo negli altri. Masino era uno che non aveva paura di morire ma allo stesso tempo non voleva essere ucciso senza un motivo, per lui contavano la famiglia e la dignità”. Sceneggiato dallo stesso Bellocchio con Ludovica Rampoldi, Valia Santella e Francesco Piccolo, Il Traditore percorre 20 anni della vita di Buscetta “analizzati attraverso tre punti cardinali – spiega Rampoldi – : il tradimento, la teatralità, i figli. In questo film viene problematizzata la tragedia di essere padre”.

Da parte sua Pierfrancesco Favino è “entrato” nel non facile corpo del famoso pentito non solo prendendo 8/9 kg (“perché quella è la stazza di chi viene dal mondo rurale, e i mafiosi da lì arrivano. Quegli stomaci gonfi ti fanno respirare diversamente, ti fanno vedere il mondo diversamente”) ma soprattutto appropriandosi di una lingua – il siciliano – e di gesti che “solo i siciliani comprendono fino in fondo. Nel maxiprocesso il confronto fra Buscetta e Calò è gestito con un vocabolario comprensibile in profondità solo a chi appartiene alla mafia. Mille sono i riferimenti e i livelli di comunicazione, e Buscetta era un abilissimo comunicatore, a detta di tutti”. Per Favino è poco verosimile anche la leggendaria amicizia con Falcone (nel film interpretato da Fausto Russo Alesi, ndr) “anche se credo Falcone sia stata l’unica persona che riuscì a manipolarlo. Certamente l’incontro con Falcone cambia Buscetta perché vi ha riconosciuto uno come lui che crede alla realtà del proprio Sogno”. Nel ruolo della moglie di Masino è la modella attrice brasiliana Maria Fernanda Candido, sorprendente in fascino e bravura: “In Brasile tutti sanno chi era Buscetta, certo. Sono stata felice di lavorare con Marco Bellocchio che per me rappresenta  rigore e libertà, un regista che non ha paura del silenzio, della contraddizione e del paradosso”. Gli italiani non avrebbero saputo dirlo meglio.

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