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Ieri — 26 Maggio 2019RSS feeds

Stefano Cucchi, minacce anonime ai carabinieri di Brindisi, la città del teste chiave: “Altri 9 di voi devono morire”

di Luisiana Gaita

“Altri nove carabinieri devono morire”. Questa la minaccia scritta in un messaggio chiuso in una busta e inviato alla stazione dei carabinieri del quartiere Casale di Brindisi, che è anche sede del comando della Compagnia. Un testo accompagnato dalla foto del volto pieno di lividi di Stefano Cucchi, una di quelle scattate dopo l’autopsia e pubblicate dalla stessa famiglia del geometra romano, affinché tutti potessero farsi un’idea di cosa fosse realmente accaduto nelle ore e nei giorni che hanno preceduto il decesso. Non è chiaro se si tratti o meno dell’opera di un mitomane o di una speculazione sul processo tuttora in corso. Ma Brindisi è anche la città in cui vive Francesco Tedesco, il teste chiave del processo che, a nove anni di distanza dai fatti, ha deciso di raccontare i particolari del pestaggio di cui fu vittima Stefano Cucchi tra il 15 e il 16 ottobre 2009, accusando i suoi colleghi Alessio di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, anche loro imputati.

LA LETTERA INVIATA A BRINDISI – Immediata la reazione dell’avvocato della famiglia del geometra romano, Fabio Anselmo, che su Facebook ha scritto: “Troppo scontato. Siano presi e denunciati”. L’autore del messaggio ha scritto al computer il testo e a mano, in stampatello, l’indirizzo del destinatario sulla busta. Secondo i primi accertamenti, la lettera è stata spedita da Bari. È arrivata il 24 maggio scorso alla caserma del quartiere Casale, pochi giorni dopo la notizia della presentazione dell’istanza da parte di Arma, ministero della Difesa, Palazzo Chigi e Viminale di costituzione di parte civile nel processo che vede coinvolti otto carabinieri, tra cui anche ufficiali, accusati di depistaggio sul caso della morte di Stefano Cucchi. Un fatto “senza precedenti”, come ha ricordato Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano.

LA CITTÀ DEL TESTE CHIAVE – Il quartiere Casale, tra l’altro, è lo stesso dove vive Tedesco. Proprio contro di lui, nel corso degli anni, sono diverse le scritte apparse in città. È accaduto quando si è saputo che era indagato e, più di recente, dopo le ultime dichiarazioni rese in aula, quando ha potuto stringere la mano di Ilaria Cucchi, chiedendole scusa. “Per l’infame nessuna pietà, sei la vergogna della città. Cucchi vive” c’era scritto su uno striscione apparso ad aprile sul cavalcavia che porta al centro di Brindisi, al quartiere Commenda. D’altro canto i nove carabinieri citati nel messaggio potrebbero corrispondere ai nove anni di silenzio trascorsi prima che Tedesco scegliesse di raccontare ciò di cui era stato testimone in prima persona. Ma il testo potrebbe far riferimento anche all’omicidio del maresciallo Vincenzo De Gennaro, ucciso a colpi di pistola lo scorso aprile, a Foggia, mentre era in pattuglia. Qualunque sia l’obiettivo dell’autore della lettera, il comandante provinciale dei carabinieri di Brindisi, Giuseppe De Magistris, ha già spiegato che la minaccia non viene sottovalutata e che si è già provveduto a intensificare i controlli.

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Rai, tensione in cda tra l’ad Salini e De Biasio (quota Lega) sul caso Fazio. Slitta ancora annuncio delle nomine corporate

di F. Q.

Nessuna nomine corporate durante il consiglio di amministrazione straordinario Rai. Slitta ancora l’annuncio che arriverà comunque prima della presentazione del piano industriale ai dipendenti prevista per lunedì mattina. Il cda era stato convocato a seguito della richiesta di quattro consiglieri per fare chiarezza sul doppio incarico al presidente Marcello Foa: anche in questo caso la questione verrà esaminata solo successivamente dalla Commissione di Vigilanza, nella settimana dopo il voto per le Europee.  Due consiglieri, Rita Borioni, in quota Pd, e Riccardo Laganà, espressione dei dipendenti, hanno invitato Foa a valutare l’opportunità di lasciare l’incarico al vertice di Rai Com.

Il confronto più teso è stato, invece, quello tra l’amministratore delegato Fabrizio Salini e il consigliere in quota Lega, Igor De Biasio, dopo l’intervista nella quale, oltre a prospettare possibili licenziamenti, aveva accusato l’ad di immobilismo. Ultimo atto di un’offensiva da parte del Carroccio, mirata anche sull’offerta Rai. A partire da quella di Rai1 che già in estate dovrebbe essere rivista, nei volti e nei programmi, con scelte della direttrice Teresa De Santis non del tutto apprezzate da Salini. I palinsesti estivi dovevano essere presentati alla stampa mercoledì scorso, ma sono slittati ai primi dieci giorni di giugno, dopo che l’ad ha sollecitato un maggiore impiego delle risorse interne.

Ancora Borioni e Laganà hanno intavolato la discussione sul caso Fabio Fazio, su cui sono ancora in corso le verifiche. La De Santis – come spiegato in cda – resta sotto ‘inchiesta’ per lo stop alle ultime tre puntate del lunedì del programma Che fuori tempo che fa: Salini sta esaminando le relazioni richieste e a breve prenderà una decisione. Nelle prossime settimane continuerà a trattare con il conduttore per tentare di arrivare a un ridimensionamento del suo compenso e a uno spostamento su altra rete, presumibilmente la seconda. De Santis ha ribadito quanto già affermato in una nota della rete, cioè che si tratta di una decisione che “rientra nelle normali forme di cambiamento anche radicale dei palinsesti, dovuto ai periodi elettorali“.

Altra trattativa in corso è quella con Fiorello per un programma su Rai Play, che troverebbe poi spazio anche sulle altre reti televisive e in radio. La Rai e lo stesso showman hanno smentito cifre e indiscrezioni uscite sui quotidiani. “17mila euro per due minuti? Il mio pubblico che può pensare? Ti svendi per così poco?”, ha commentato ironicamente Fiorello, aggiungendo poi che “un motivo per cui io sto lontano dalla Rai dal 2011 ci sarà…”

Altro capitolo è quello delle nomine corporate. Da viale Mazzini assicurano che ci saranno delle sorprese rispetto alle indiscrezioni dei giorni scorsi, un segnale che Salini avrebbe voluto dare per ribadire la sua indipendenza e la volontà di premiare merito e competenza. A finire in fondo alla lista sarebbero i nomi di Fabrizio Ferragni, per le relazioni istituzionali, e di Massimo Ferrario, già presidente della provincia di Varese con la Lega, che era candidato alla produzione.

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