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Oggi — 25 Marzo 2019RSS feeds

Wikipedia si oscura per protesta. L’enciclopedia online si schiera contro la direttiva UE sul copyright

di F. Q.

Wikipedia si oscura per protesta. La più famosa enciclopedia del web ha deciso sin dalle prime ore della giornata di impedire l’accesso ai contenuti in vista del voto del Parlamento Europeo del 26 marzo, quando la plenaria di Strasburgo voterà la normativa sui diritti d’autore. Secondo i gestori dell’enciclopedia, “la direttiva imporrà ulteriori oneri di licenza ai siti web che raccolgono e organizzano le notizie e forzerà le piattaforme a scansionare tutti i materiali caricati dagli utenti e bloccare automaticamente quelli contenenti elementi potenzialmente sottoposti a diritti d’autore“. Il sito non è direttamente toccato da queste norme ma sostiene che “gli articoli 11 e 13 indebolirebbero il web, e indebolirebbero Wikipedia“. Per visualizzare i contenuti dell’enciclopedia è comunque possibile collegarsi alle versioni di Wikipedia in altre lingue.

Dopo la bocciatura di luglio e l’approvazione di settembre ci sono state diverse negoziazioni che porteranno al voto definitivo di domani. Gli articoli del disegno di legge oggetto di dibattito e citati da Wikipedia sono il numero 11 ed il numero 13. Il numero 11 prevede che le piattaforme multimediali (come Google e Facebook) paghino una somma per i contenuti che utilizzano. Nel caso dei giornali, ad esempio, questa norma riguarda le anteprime degli articoli che spesso sono l’unica fonte di informazione senza nemmeno cliccare sul link. La legge ha perciò il sostegno della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e i suoi sostenitori hanno anche comprato pagine dei quotidiani per sostenerne l’approvazione. Una versione simile all’articolo 11 era stata sperimentata in Spagna e aveva portato alla chiusura volontaria di Google News, il principale aggregatore di notizie.  Così tuttavia il traffico sui siti di informazione è calato, portando a diverse critiche.

Il secondo punto dolente riguarda l’articolo 13. Secondo questa norma, le piattaforme online dovrebbero accordarsi con le case editrici, discografiche e cinematografiche per dotarsi di servizi che servano a identificare contenuti coperti da copyright. Un esempio? Youtube. Il sistema “Content ID” – si legge sulla guida della piattaforma – “esamina e confronta i video caricati con il database musicale inviato dal proprietario dei diritti. Quando i contenuti di un video caricato da un utente corrispondono a un’opera appartenente a questo database,” il proprietario “può decidere se monetizzare, bloccare o monitorare il video”. Il punto dolente è però legato ai costi di un simile sistema: più di 60 milioni di dollari. Un costo che non tutte le piattaforme potrebbero permettersi di pagare.

Dal punto di vista politico, la situazione è cambiata. Quando la proposta fu bocciata il 5 luglio, votarono a favore solamente 15 parlamentari del Partito Democratico, 6 di Forza Italia e Raffaele Fitto, ex forzista. Il Partito Democratico tuttavia si divise al momento del voto con 8 parlamentari schierati contro la legge. Dopo alcune modifiche che hanno ad esempio escluso Wikipedia e le piattaforme che non hanno un utilizzo non commerciale dei contenuti dalle norme dell’articolo 11, il nuovo voto ha rappresentato fedelmente la situazione del Parlamento italiano: infatti il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno votato contro il provvedimento, mentre PD e Forza Italia hanno contribuito alla sua approvazione.

Se il testo, esito dei negoziati terminati in febbraio, verrà approvato e verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, i paesi membri avranno due anni per recepirne i contenuti.

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di Tom's Hardware per il Fatto

La lavatrice si guasta dopo 4 anni d’uso e bisogna cambiarla perché i pezzi di ricambio non sono più disponibili. È capitato a molti, presto potrebbe non accadere più. Il Consiglio dell’Unione europea sta infatti per introdurre il cosiddetto diritto di riparazione per i grandi elettrodomestici come per esempio lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e televisori.

In estrema sintesi, le aziende produttrici dovranno per legge rendere disponibili i pezzi di ricambio per 7 anni dalla commercializzazione di ogni nuovo elettrodomestico, che salgono a 10 anni per le lavatrici. I benefici saranno sia di carattere ecologico, sia finanziario per chi possiede questi prodotti.

Foto: Depositphotos

 

Per quanto riguarda la prima questione, basti dire che “quelli elettronici sono la frazione di rifiuti che sta crescendo più velocemente al mondo”. Lo sottolinea lo European Environmental Bureau, che riunisce 150 associazioni ambientaliste di 30 Paesi europei, per la maggior parte membri dell’Unione. Aggiunge che “nell’UE solo il 35% di essi viene raccolto e trattato in maniera appropriata”.

D’altro canto, buttare la lavatrice dopo 5 anni d’uso perché manca un pezzo di ricambio significa costringere i consumatori a investimenti frequenti nel tempo. E a buttare un elettrodomestico che potrebbe essere usato ancora per molto tempo. Il fatto che i pezzi di ricambio dovranno essere disponibili per 10 anni permette di riparare il guasto e continuare a usare l’elettrodomestico.

L’iter legislativo non è ancora concluso, manca il voto del Parlamento Europeo, poi da aprile 2021 le misure dovranno essere adottate dai Paesi membri. Prima di gridare vittoria però è bene fare qualche precisazione, perché la norma che si vede all’orizzonte favorisce solo i centri professionali autorizzati.

Foto: Depositphotos

 

Da una parte è da apprezzare il fatto che la sostituzione dei pezzi in questione deve poter essere effettuata con strumenti generici a disposizione dei normali riparatori. Non tutti però potranno farlo, perché i manuali (insieme ai pezzi di ricambio) non saranno disponibili pubblicamente. Saranno distribuiti solo ai riparatori professionisti. Insomma, non si potranno fare interventi “fai da te” o affidare l’incombenza al “cugino che è bravo con i lavori manuali”.

Non è chiaro invece se verrà istituito o meno un registro con l’elenco dei centri autorizzati. In caso contrario, spetterà singolarmente ai centri di riparazione dimostrare di essere autorizzati a effettuare l’intervento, e quindi di avere diritto a ricevere ricambi e manuali.

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