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Scontri Fi, Miccichè: «Uscita di Pogliese manovra studiata. Ora si apre cantiere dei moderati»

Gianfranco Miccichè, commissario regionale di Forza Italia, da uno a dieci quanto ha goduto per la vittoria nell’euro-derby con Pogliese? «No, non credo sia stata una vittoria. Non l’ho vissuta così, almeno. Io sono felice che il partito abbia mantenuto la mia posizione sulla lista per le Europee, d

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Silvio Berlusconi, il candidato di Forza Italia che lo può fregare alle Europee: Aldo Patriciello

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Migranti, Mattarella: “Sanzioni contro chi rifiuta di accoglierli? Sono previste dai trattati. In Ue serve più solidarietà”

di F. Q.

“Che la solidarietà sia mancata è un fatto di cui non si può che prendere atto”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, interviene sulla gestione migratoria da parte dell’Unione europea e auspica che con la nuova legislatura a Bruxelles vengano messe in campo riforme che permettano di superare il regolamento di Dublino che, di fatto, delega la gestione degli arrivi esclusivamente ai Paesi europei al confine esterno dell’Ue. “La maggior parte dei governi ha reagito in funzione di preoccupazioni elettorali interne – ha spiegato in un’intervista a Politique Internationale dal titolo “Francia-Italia: una relazione indistruttibile” -, e ciò ha impedito loro di dare una risposta comune a questo fenomeno senza precedenti”. Ma la questione migranti non è solo legata ai rapporti interni all’Ue, ma anche a quelli tra Italia e Francia. Mattarella dice che non c’è nessuna crisi diplomatica tra i due Paesi: “Crisi diplomatica? Assolutamente superata”. E sulle estradizioni: “Italia e Francia sapranno trovare un accordo su una questione delicata”.

I migranti e l’Europa – Sul tema delle migrazioni, il presidente della Repubblica parla di una questione “che chiama in causa la coscienza europea” e sottolinea: “Che la solidarietà sia mancata è un fatto di cui non si può che prendere atto”. La maggior parte dei governi, ricorda, “ha reagito in funzione di preoccupazioni elettorali interne. Naturalmente, non è stato così in tutti i Paesi”. Il capo dello Stato ha elogiato il “notevole coraggio” della cancelliera tedesca Angela Merkel “anche sul piano elettorale”, mentre “altri si sono rifiutati di fare checchessia”. Una differenza che ribadisce la necessità di “una risposta collettiva alla tratta di esseri umani” basata “sull’apertura di vie regolari di accesso all’Europa” e che “richiede un impegno molto saldo e immediato al fine di garantire lo sviluppo dei paesi da cui provengono i flussi migratori”. Al momento, quanto messo in campo dagli Stati membri dell’Unione europea è “ancora insufficiente” e “ciò che abbiamo fatto per l’Africa è del tutto inadeguato”.

La verità, sostiene il Capo dello Stato, è che l’Europa non si interessa abbastanza a ciò che succede nel Mediterraneo, nonostante si parli del suo confine meridionale, quello che la collega all’Africa e al Medio Oriente. “L’Europa si interessa abbastanza al Mediterraneo? La risposta è no. E altrettanto si potrebbe dire dell’Alleanza Atlantica. L’Unione europea deve esercitare appieno il suo peso politico per creare le condizioni per la pace e la stabilità, lo sviluppo e il rispetto dei diritti umani”. Il timore è che il mare che divide l’Unione dal Nord Africa rischi di diventare il terreno di scontro in cui si combatte una battaglia interna all’Ue: “Il Mediterraneo non deve tornare ad essere, come al tempo della ‘guerra fredda’, il teatro delle rivalità fra potenze regionali o globali, soprattutto se queste potenze sono paesi europei. Numerose iniziative europee – dall’Unione per il Mediterraneo ai partenariati di vicinato – si sono gradualmente arenate senza che si facesse nulla per impedirlo. E’ un grave errore cui occorre rimediare”.

Il presidente sottolinea quanto sia fondamentale tra i Paesi membri far passare il concetto della solidarietà comune, anche ricorrendo alle sanzioni: “Le sanzioni rientrano nel diritto europeo. I principi fondamentali dell’Unione sono sanciti dai trattati e questi ultimi prevedono delle procedure volte a garantirne un’applicazione equa e omogenea“, ha dichiarato riferendosi a chi si rifiuta di accogliere le persone che sbarcano sulle coste italiane, greche o spagnole. “Quali valori vogliamo proteggere? La libertà, la democrazia, il rispetto dei diritti umani, il primato del diritto, in breve, valori che riguardano le persone e i popoli, e non certo la conservazione di ipotetici ‘spazi vitali’, né gli interessi nazionalistici o l’antagonismo fra comunità. Guardiamoci da coloro che vorrebbero ribaltare questo approccio”.

Un atteggiamento, quello suggerito dal Capo dello Stato, che non cambia anche quando si parla di rapporti con la Russia, per i quali condivide l’approccio del “doppio binario” messo in atto da Italia e altri partner europei: “Da un lato la fermezza, per mezzo di sanzioni, per esprimere chiaramente la nostra opposizione a ogni violazione manifesta del diritto internazionale – spiega -, dall’altro il dialogo, al fine di incoraggiare Mosca ad adottare un atteggiamento più responsabile. Dalla lotta contro il terrorismo alla sicurezza, dalle migrazioni al cambiamento climatico, molti sono gli ambiti in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Non dobbiamo avere paura di un confronto franco e aperto, sempre sottolineando che le sanzioni sono un modo per esortarla a riconciliarsi rapidamente con la comunità internazionale”.

Nazionalismo contro europeismo, la sfida della nuova legislatura – Proprio lo scontro, inevitabile, tra le forze che promuovono l’idea di un’Ue più unita e, come dice Mattarella, più solidale, sarà la grande sfida della prossima legislatura europea: “Vi è un gran numero di paesi che si trovano in situazioni senza precedenti – continua – Ma non credo che questi cambiamenti possano avere conseguenze sul funzionamento del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo, e meno ancora minacciare l’esistenza dell’Unione. La logica storica che sottende all’integrazione è più forte di tutte le polemiche, di tutte le contestazioni e di tutte le deviazioni”.

Il presidente crede e auspica che l’atteggiamento di sfida di una certa fazione politica nei confronti dei principi e dei valori fondanti dell’Ue si riveli una lama a doppio taglio proprio per questi partiti e governi: “Lungi dal provare estraneità, come vorrebbero far credere alcuni, gli europei provano un senso di appartenenza crescente. E paradossalmente, all’origine di questo rinnovato interesse vi sono i movimenti euroscettici. A forza di denigrare le istituzioni e le politiche europee, sono riusciti a mobilitare nuovamente gran parte della popolazione”, ha detto.

E la speranza risiede proprio in quei giovani e giovanissimi nati da famiglie europee e che, per lavoro o studio, vogliono vivere in un’Unione di Stati e potersi spostare in tutta libertà all’interno dei suoi confini: “Stiamo assistendo – aggiunge – all’emergere di una nuova generazione di giovani europei che sono al tempo stesso francesi ed europei, italiani ed europei, tedeschi ed europei, i quali viaggiano per tutta l’Europa in piena libertà, una libertà a cui non vogliono rinunciare. Ecco perché ho fiducia nel futuro, nonostante le difficoltà, che non vanno ignorate, ma neanche esagerate”.

Francia-Italia, i terroristi e la crisi diplomatica – Invitando a un accordo sulle estradizioni, Mattarella ha sottolineato che “il nostro Paese ha sofferto molto durante quelli che si usa definire gli ‘Anni di piombo’. Siamo riusciti a sconfiggere il terrorismo senza mai derogare in alcun modo alle regole della democrazia e alle garanzie di diritto”. In particolare, ha sottolineato “non abbiamo mai fatto ricorso alla legislazione di emergenza. Ecco perché oggi l’esigenza di giustizia è così fortemente sentita dal popolo italiano”. Secondo il capo dello Stato, le conseguenze della crisi diplomatica tra Italia e Francia, spintasi fino al richiamo dell’ambasciatore francese a Roma, sono “assolutamente” cancellate, come dimostrato dal Forum economico tenutosi lo scorso 1 marzo a Versailles che “ha riunito le organizzazioni degli imprenditori dei nostri due paesi, la Confindustria e il Medef“, dimostrando che “i nostri rapporti di lavoro non hanno subito lacerazioni”. E anche per questo Italia e Francia, “tanto vicini per cultura giuridica e per storia, sapranno trovare un accordo su una questione delicata come quella delle estradizioni”.

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Europee, ok alle liste dei Comunisti di Marco Rizzo senza firme. Precedente che apre a Casapound e Forza Nuova

di Vincenzo Bisbiglia

Casapound e Forza Nuova ammesse alle elezioni europee senza aver dovuto raccogliere le 30.000 firme di legge. Il Partito Comunista di Marco Rizzo, idem. Ma il collegamento al “partito politico europeo”, previsto da una sentenza della Cassazione e dal Ministero dell’Interno, non c’è. O meglio, si tratta di sigle nazionali legate a confederazioni cui non corrisponde uno dei gruppi politici uscenti iscritti al Parlamento di Bruxelles, bensì solo singoli deputati iscritti al gruppo misto oppure alle grandi famiglie politiche. È destinata a far discutere la decisione della terza circoscrizione elettorale della Corte di Appello di Roma. Queste sigle – stando ai sondaggi – difficilmente raggiungeranno il quorum del 4% per eleggere rappresentanti in Europa, ma potrebbero rosicchiare voti decisivi a forze politiche “affini” che lottano sul filo dei consensi, tutto a vantaggio dei big della politica italiana. Un cortocircuito che potrebbe scattare, dunque, dopo il voto del 26 maggio.

La legge del 1979 – La questione è in punta di diritto. La Corte d’Appello ha deciso sulla base della legge 18 del 1979, dove all’articolo 12 comma 4 si legge che “nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici che nell’ultima elezione abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed abbiano ottenuto almeno un seggio al Parlamento europeo”. E ancora: “Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere”. Tradotto: per non dover raccogliere le firme bisogna essere collegati ad un parlamentare europeo uscente e bisogna comunque inserire la sigla di quel partito nel simbolo da presentare per dimostrare l’affiliazione. Fino al 2014, la legge veniva interpretata in stretto riferimento ai partiti nazionali.

Il ricorso dei Verdi – Alla vigilia della passata tornata elettorale, i Verdi italiani presentarono ricorso in Cassazione e vinsero, riuscendo a dimostrare il naturale collegamento con l’European Green Party, fra i principali gruppi presenti a Bruxelles. Il 18 aprile 2014, l’ufficio elettorale della Suprema Corte si pronunciò affermando che “qualsiasi partito politico nazionale che dimostri – mediante presentazione di un simbolo ‘congiunto’ – di essere associato a (e riconosciuto da) un partito politico europeo rappresentato nell’attuale Parlamento europeo deve essere considerato esente” dalla raccolta firme. Pochi giorni prima, il 9 aprile 2014, l’allora deputato Pino Pisicchio aveva ottenuto l’approvazione di un ordine del giorno – citato nella sentenza n. 2/2014 della Cassazione – in cui si chiede l’estensione della legge 18/1979 “anche a quelle forze o partiti politici che sono affiliati a partiti europei costituiti formalmente in gruppo presso il Parlamento europeo”.

Le istruzioni del Viminale – Il Ministero dell’Interno come ha interpretato il concetto di “partito politico europeo rappresentato nell’attuale Parlamento”? Specificando nelle “istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature” che il partito deve dimostrare “il collegamento concordato (o affiliazione) con un partito politico europeo rappresentato nel Parlamento europeo con un proprio gruppo parlamentare”. In sintesi: bisogna presentare non solo il collegamento con un partito politico europeo, ma anche con il gruppo presente a Bruxelles. Attraverso, ad esempio, “il pagamento, da parte della forza politica nazionale, delle quote associative al partito o gruppo politico europeo”. Era il caso dei Verdi, dunque, legati ai Verdi Europei, o di Rifondazione Comunista, parte integrante della Sinistra Unitaria Europea.

L’ammissione dei Comunisti di Rizzo – Non lo era, invece, per il Partito Comunista, che infatti ha presentato ricorso. La formazione di Marco Rizzo fa parte del movimento transnazionale Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa, che al Parlamento europeo è rappresentato da due deputati del Kke greco, iscritti al gruppo misto. Questi ultimi hanno concesso a Rizzo l’affiliazione e il Pc ha inserito la sigla del Kke nel proprio simbolo. A quel punto, la Corte d’Appello di Roma ha reputato fosse sufficiente l’interpretazione in senso stretto della legge 18/1979. “La legge parla chiaro: è sufficiente dimostrare il collegamento con un solo parlamentare eletto in Italia o in Europa”, ha detto all’agenzia Agi il presidente dell’Ufficio elettorale circoscrizionale, Tommaso Picazio. Nel provvedimento non è citata la sentenza della Cassazione, che interpreta la “ratio” della legge italiana parlando di “esigenza che i partiti politici che presentano proprie liste alle elezioni per il Parlamento europeo godano di una comprovata rappresentatività”.

Casapound e Forza Nuova a cascata – Rappresentatività che, a questo punto, potrà essere garantita anche da un solo parlamentare. La sentenza favorevole ai comunisti ha spalancato le porte della corsa europea anche a Casapound e Forza Nuova. La tartaruga frecciata, associata alla Aenm (Alleanza Europea dei Movimenti Nazionalisti) si è legata all’ungherese Béla Kovacs, mentre i neofascisti di Roberto Fiore sono membri dell’Alleanza per la Pace e la Libertà di cui è rappresentante a Bruxelles Jean-Marie Le Pen, padre di Marine. Tutti “partiti europei”, in senso stretto, vero, ma non rappresentati “formalmente” da gruppi corrispondenti, bensì da singoli parlamentari indipendenti.

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Ue, standing ovation per l’eurodeputato sloveno che saluta i colleghi in maniera decisamente fuori dal comune

di Agenzia Vista Alexander Jakhnagiev
Siparietto dell’eurodeputato sloveno Lojze Peterle che saluta i colleghi all’ultima plenaria di Strasburgo prima delle elezioni europee suonando l’Inno europeo con l’armonica. L’Aula si alza in piedi per applaudirlo prima di proseguire i lavori.

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