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Scuola, calano le nascite e si svuotano le aule: in 5 anni perso un alunno su dieci

Scuola, calano le nascite e si svuotano le aule: in 5 anni perso un alunno su dieciMeno bambini nascono, più aule scolastiche si svuotano . La natalità è in costante decremento e in una prospettiva che sembra irreversibile. Alle culle vuote corrispondono i banchi vuoti. Si calcola...

Congresso delle famiglie a Verona, tre motivi per cui rappresenta un pericolo per le donne (e non solo)

di Elisabetta Ambrosi

Mancano pochi giorni all’apertura del Congresso Mondiale delle famiglie a Verona. Un congresso fortemente contestato dalle attiviste di Non una di meno, che stanno organizzando una mobilitazione in città proprio dei giorni dell’incontro. Non si tratta di una contestazione retorica, ma profondamente giusta, perché questo evento rappresenta un reale pericolo per le donne (e non solo), oggi in Italia. Lo è per tre motivi. Primo, perché arriva in Italia in un momento politico favorevole all’ondata di destra, come la recente vittoria in Basilicata dimostra. Se il Congresso si fosse svolto in un momento storico diverso, probabilmente avrebbe avuto scarsa importanza, ma oggi le sue posizioni sulla famiglia e i diritti vengono di fatto presentate all’Italia come quelle della destra al potere, quindi come posizioni che potrebbero presto avere la maggioranza.

Il secondo motivo per il quale il Congresso è pericoloso, oltre al fatto di presentarsi con un’impronta e una legittimazione internazionale, è per il tipo di linguaggio che usa. E cioè, come ha notato Il Post in un lungo articolo dedicato all’evento, senza utilizzare immagini di bambini abortiti o slogan beceri della destra pro-life, ma suadenti immagini di famiglie felici, a metà tra Mulino bianco e ricordi di regime. Non si attacca direttamente l’aborto, ma si parla di diritti, salute e dignità di tutte le donne, oltre che dei bambini. In particolare, alle donne viene presentata la possibilità di restare a casa in maniera accattivante: magari con una retribuzione per poter stare con i bambini, senza la schiavitù del lavoro ma accogliendo il loro desiderio di maternità. Insomma, un ritorno alla natura nel suo aspetto più romantico, privo di conflitti, privo delle incertezze portato dalle teorie gender e forte invece di certezze come quella della complementarietà uomo-donna e della famiglia fondata su matrimonio e figli, dove il padre rappresenta il principio di autorità e la donna l’accoglienza alla vita.

Il terzo motivo sta nella storia che viene utilizzata per spiegare i motivi per i quali siamo arrivati ad avere un’esplosione di famiglie in crisi e separate e un’implosione demografica. La ragione starebbe cioè in un eccesso di diritti soggettivi, tra cui quelli riconosciuti alla comunità Lgbt, ma anche nella diffusione di un individualismo che di fatto ha portato uomini e donne a chiudersi e non mettere al mondo bambini.In questo modo, però, si confondono scelte soggettive, ad esempio individualiste, con i diritti, che hanno invece naturale universale e che nulla c’entrano con un linguaggio morale che parla di egoismo e peccato.

E proprio qui sta il punto. In paesi come quelli scandinavi, dove il tasso di felicità generale è molto alto, come dicono vari e recenti report, molte sono le donne che scelgono di stare a casa con il proprio bambino. Per molti mesi, pagate dallo Stato. Ma quella scelta, che porta queste donne ad avere, tra l’altro, molti figli, secondo il loro desiderio di maternità che probabilmente è anche il nostro, arriva dopo una stagione esemplare di diritti soggettivi e di welfare statale. Qui invece, mentre di welfare non si parla quasi per nulla (c’è una sessione del convegno che parla di welfare ma, incredibilmente, “aziendale” e non statale), si vuole arrivare alla famiglia numerosa aggirando i diritti, anzi riducendoli o azzerandoli. In altre parole, riducendo o azzerando la libertà delle donne e il faticoso e purtroppo semi-interrotto percorso di emancipazione. E proprio per questo le donne potrebbero essere attratte dalla possibilità di potersi sottrarre a un mercato del lavoro che le sfrutta e sottopaga, privandole della possibilità di avere figli. In fondo, meglio stare a casa con dei bambini che lavorare anche le domeniche come commessa per una paga miserevole. Il problema è che poi ben difficilmente queste donne potranno essere felici se stare a casa sarà un’imposizione o se dovranno forzatamente convivere con uomini magari autoritari e che detengono le leve del potere economico-familiare. Ma, di per certo, saranno felici i loro figli e soprattutto le loro figlie.

In breve, qui non si va avanti, verso una conciliazione tra un lavoro accettabile, tutelato e magari anche appassionante, e la maternità, insomma verso una famiglie dove entrambi i coniugi decidono liberamente e felicemente di avere figli, ma si torna indietro anni luce, dritti, veramente, alle famiglie della propaganda anni Venti. Le poche fragili conquiste, non solo rispetto al diritto all’aborto di cui molto si parla, ma anche a quello ad avere figli, ad esempio, attraverso la scienza, potrebbero essere spazzate via più rapidamente di quanto pensiamo, così come proposte di legge che ci paiono aberranti come quelle di Pillon sulla separazione potrebbero diventare largamente condivise.

Alcune parole vanno spese, infine, sulla partecipazione di esponenti del governo al Congresso. Per fortuna, il patrocinio del Ministero della Famiglia al XIII Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Family, WCF) è stato tolto, dopo l’intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E meno male, perché che il governo figurasse tra gli sponsor di un simile evento era cosa veramente incomprensibile. Numerosi sono tuttavia i ministri che prenderanno parte all’incontro pro-family di fine mese: lo stesso ministro Salvini, quello della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, infine quello dell’Istruzione e la ricerca Marco Bussetti. Particolarmente pesante, a mio avviso, è la partecipazione di quest’ultimo. Perché rappresenta la scuola e l’Università, e cioè la voce della conoscenza e della ricerca, che in quanto tali dovrebbe essere laiche e agnostiche, cioè scevre da qualsiasi ideologia, cattolica, anticattolica, di destra o di sinistra. È veramente arduo arrivare a comprendere come un ministro dell’Istruzione e della Ricerca si pieghi di fatto ad avallare una visione del mondo totalmente parziale e soprattutto priva di qualsiasi base di ricerca scientifica seria e fondata. Svilendo così la scuola e l’università italiane, asservendole a quella che dovrebbe essere la prima nemica del sapere, e cioè appunto l’ideologia, infine offendendo i milioni di studenti e bambini che ne fanno parte: ai qualidovrebbe essere garantita una rappresentanza istituzionale degna  e non un ministro che arriva a prendere parte a un convegno dove vengono messi in discussione diritti umani fondamentali.

https://www.facebook.com/elisabettambrosi/

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Congresso famiglie Verona, cardinale Parolin: “Siamo d’accordo sulla sostanza”

di F. Q.

“Siamo d’accordo sulla sostanza, qualche differenza ci sia nelle modalità“. In vista del congresso mondiale delle Famiglie in programma a Verona da 29 al 31 marzo, il segretario di Stato Pietro Parolin ha commentato così le finalità dell’evento, che quindi ha incassato l’appoggio della Chiesa di Roma dopo aver spaccato la maggioranza di governo. “Cattolici sfigati? Sono parole che noi non usiamo” ha aggiunto Parolin, parlando a margine della cerimonia per i 150 anni dalla fondazione dell’ospedale Bambino Gesù. Chi invece ha affermato di “aver accettato ben volentieri” l’invito al Family Day di Verona è stato il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il quale ha rispedito al mittente che la partecipazione dei ministri leghisti all’appuntamento rappresenti una rottura definitiva con il M5s. “È un’occasione per discutere di alcuni temi e lo faremo con grande serenità e tranquillità” ha sottolineato Bussetti, che ha spiegato di andare a Verona “perché sono stato invitato e partecipo volentieri su un tema che per me è molto caro”. Diametralmente opposta la posizione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: “A Verona ci sono ospiti che hanno sostenuto nei propri Paesi leggi aberranti – ha detto – io non andrei mai come persona o come esponente delle istituzioni. La Lega andrà? Non commento cosa fanno gli altri, non voglio alimentare polemiche“.

Nel botta e risposta politico, si inserisce la denuncia degli organizzatori dell’evento, che si sentono – hanno detto – come “i neri ai tempi della segregazione“. L’accusa dei promotori è rivolta contro chi sta cercando di boicottare l’evento: “Non solo non si doveva organizzare un Congresso sulle Famiglie – hanno sottolineato – ma i papà, le mamme e i bambini non devono avere ospitalità negli alberghi di Verona secondo la dittatura del pensiero unico, ragion per cui è iniziato il boicottaggio dei partner dell’iniziativa. Siamo arrivati – hanno accusato – alla denuncia alle autorità degli albergatori di Verona di telefonate e mail di minaccia e intimidazione”. Nella loro nota, Antonio Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vicepresidente del XIII Congresso Mondiale delle Famiglie, hanno risposto a che considerano il “clima di odio innescato dalle polemiche”. “Ci dovremo sedere sui posti in fondo negli autobus o dovremo girare con segni di riconoscimento? La responsabilità di questo gioco al massacro – hanno proseguito – è della politica, del M5s e del Pd che hanno deciso non solo di non partecipare ma di innescare questa moderna caccia alle streghe pro-family, avvelenando il clima e alimentando un odio folle. L’ultima novità – hanno continuato – è che 130 tra professori e ricercatori dell’Università di Verona hanno firmato contro il Congresso Mondiale delle Famiglie in nome del pluralismo, sì ma quale? La libertà di opinione ed espressione in Italia è gravemente sotto attacco. Come al tempo delle dittature – hanno concluso – oggi chi ci vuole impedire di parlare vorrebbe che non avessimo alcun diritto. Subiamo una nuova ghettizzazione e i media ci bullizzano ridicolizzando i nostri temi. Siamo stati inondati di menzogne, fake news anche istituzionali, ma noi andiamo avanti per il bene delle famiglie“.

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Cellulare a scuola, Bussetti: "Giusto portarlo ma non va usato"

Chi usa molto il cellulare può sviluppare una forma di "È giusto portare ma non usare il cellulare a scuola . Io credo che la presenza del docente è già una garanzia per sapere quel che avviene in classe", lo ha detto il ministro dell’Istruzione Marco...

Bussetti al Giornale di Sicilia: "La priorità è la sicurezza per gli studenti, nuovi fondi in Sicilia"

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Maturità, pubblicate sul sito del Miur le tracce per la simulazione dell'esame d'italiano

ROMA - Pubblicati sul sito del Miur - nella sezione «Esami di Stato» - alcuni esempi della prima prova dell’Esame finale del II ciclo di istruzione che potranno essere utilizzati dalle scuole per simulare gli scritti di giugno ed esercitare gli studenti. Le scuole, nell’ambito della loro autonomia,

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