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Meno recentiil Giornale

Giappone, almeno 100 morti per alluvioni, frane e inondazioni

di Francesca Bernasconi
In Giappone sono almeno 100 i morti, causati dalle piogge torrenziali degli ultimi giorni, che hanno provocato alluvioni e inondazioni nella parte occidentale del paese.Era iniziato lo scorso giovedì, il maltempo che aveva preoccupato l'estremo Oriente. Fin da subito, la situazione era apparsa grave e il numero dei morti, inizialmente fissato a una ventina, ha continuato a salire. Ma il bilancio è destinato ad aumentare, visto che, oltre i 100 morti accertati, ci sarebbero almeno altre 68 persone disperse.Ieri, le autorità avevano emesso ordini di evacuazione per oltre due milioni di persone, ma non essendo obbligatori, molte persone avevano deciso di rimanere delle loro abitazioni. Tuttavia, risultano essere 3,6 milioni gli sfollati, che hanno abbandonato le abitazioni, in 18 diverse prefetture.L'ultimo disastro di dimensioni simili risale al 2014, quando a Hiroshima si registrarono 77 morti, numero già superato di parecchio. La situazione attuale vede interi villaggi i Giappone sommersi da acqua e fango, con persone rifugiatesi sui tetti delle case e molte intrappolate in auto. Circa 54mila soccorritori, tra soldati, poliziotti, pompieri, con l'ausilio di 41 elicotteri, sono al lavoro, per rintracciare i dispersi e portarli in salvo.Il portavoce del governo, Yoshihide Suga, ha dichiarato che almeno 87 persone sono state confermate morte, mentre altre tredici non davano segni di vita al momento del ritrovamento, aggiugendo che i dispersi, secondo le prime stime, risultano essere 68.Successivamente, il bilancio delle vittime è stato rivisto, fissando a 109 i morti, causati dalle forti piogge torrenziali.

L'elefante di Napoleone Il viaggio dell'eroe (al contrario)

di Luigi Mascheroni
Voleva essere libera, e lo sarà.Gli elefanti vivono di solito fra i 60 e i 70 anni, anche se le cronache riferiscono di esemplari che hanno superato gli ottanta. Shanti, che è un'elefantessa, l'elefantessa di Napoleone, ne ha duecentocinquanta.Duecentocinquant'anni è una storia lunghissima. Questa.A metà del '700 i Paesi che in India si contendevano influenza politica e commerciale erano la Francia e l'Inghilterra. Qui, in un grande gioco di conflitti e intrighi fra potenze coloniali e principi locali, un alto papavero delle "Compagnie des Indes", Jean-Baptiste Chevalier, governatore dal 1767 della città di Chandannagar, non lontano da Calcutta, si chiedeva come poter rafforzare la presenza francese nel subcontinente indiano. L'immensa penisola non poteva essere lasciata come terra di conquista agli inglese. E così - in tempi in cui gli animali esotici erano un'arma elegante delle diplomazie - pensò di risvegliare l'interesse della Francia per l'India donando a Luigi XV qualcosa di speciale. Un elefante. Di cui la ménagerie di Versailles - lo zoo della famiglia reale - era privo. Possedere una creatura così favolosa avrebbe dato lustro alla corte. E fu così che lo Chevalier scelse un'elefantessa docile e mansueta di dieci mesi, proveniente dalla valle del Bengala, la pagò al suo cornac - l'addestratore - dodici rupie al mese per sei mesi, e la imbarcò su un vascello, il Gange, destinazione Europa. Era il 12 febbraio 1772.Novemila chilometri, due oceani, diverse tonnellate di foraggio, una tortura prolungata nel caldo opprimente della stiva e dieci mesi dopo - con una lunga sosta in Bretagna aspettando la stagione estiva per mettersi in marcia - ed eccoci a Versailles, il 19 agosto 1773.Latitudini innaturali e istinti primordiali. Clima infelice e aria di festa. Ricordi di spazi infiniti e una gabbia dorata nella ménagerie. Eccola la nuova vita dell'elefantessa, la meraviglia dell'Oriente di cui s'innamorò la Francia, la beniamina di Luigi XVI. Amatissima per il suo carattere, suscitò lo stupore e la simpatia della corte. Fu addestrata a stappare bottiglie e rubare i cappellini alla signore, sbalordendo gli ospiti. Avete visto il film Marie Antoinette di Sofia Coppola, del 2006, con Kirsten Dunst? Vi ricordate l'elefante che a un certo punto accarezza Giuseppe II d'Asburgo, il fratello della regina? Ecco...Mascotte della corte e oggetto di studio dei naturalisti (siamo nella Francia di Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon...), l'elefantessa trascorse in terra francese nove lunghi anni.Gli elefanti hanno molte qualità: forza, dignità, pazienza. E memoria. "Si dice che la memoria dell'elefante sia imbattibile. Forse il pachiderma non aveva mai dimenticato le pianure del Bengala, il caldo umido, le piogge monsoniche, il barrito dei suoi fratelli lontani. Così, quando non aveva ancora dodici anni, spezzò le catene che di notte la bloccavano dentro la loggia, sfondò la porta e fuggì. Troppo bello era muovere le zampe, niente valeva quanto la libertà". Spezzate le catene nella notte tra il 24 e il 25 settembre 1782, l'elefantina corse per pochi metri, poi cadde in un canale, da cui non seppe risalire, e lì morì.Sulla vita, l'epica avventura, la morte e la storia politica e scientifica dell'animale che per una breve epoca unì l'India e l'Europa, Paolo Mazzarello, ordinario di Storia della medicina all'Università di Pavia, ha scritto nel 2017 un libro meraviglioso, L'elefante di Napoleone (Bompiani). Già, perché il pachiderma - oggetto di un "grandioso esperimento zoologico" nella Parigi illuminista, diventò il più antico esemplare di elefante tassidermizzato al mondo - fu poi donato nel 1812 da Napoleone Bonaparte, per uno strano valzer politico-dinastico, all'Università di Pavia, fra le più celebri d'Occidente, e fu accolto dal Museo di Storia naturale fondato nel 1771 da Lazzaro Spallanzani, dove ancora oggi è conservato, (ri)battezzato col nome di Shanti.Dalla storia alla cronaca, il passo è breve, e coraggioso.Il passo, coraggiosissimo, lo sta facendo oggi Allegra Groppelli, tacchi alti e sguardo lungo, milanesissima, per dieci anni produttore creativo di Mediaset, ramo fiction. Il suo più grande successo è la serie tv per Canale 5 Non smettere di sognare. Non lo ha mai fatto. Ora il suo, di sogno, è riportare Shanti a casa. "È il viaggio dell'eroe al contrario. Shanti spezzò le catene per trovare la libertà. Vorrei ricostruire un'altra catena di amicizia tra l'Italia e l'India, e riaccompagnarla da dove è partita, 250 anni fa".Sembra una follia, eppure... Eppure il Maharaja Shivraj Singh, principe di Jodhpur, si è già detto felicissimo di accogliere Shanti, in una teca di cristallo nel cortile del Palazzo reale. Jeep-Fiat ha promesso le macchine per gli imponenti trasporti via terra. Air France concederà un'agevolazione sul cargo per il volo transcontinentale, poi Shanti viaggerà da Mumbai a Jodhpur sul treno del Maraja. Mentre l'imprenditrice Megha Mittal si è detta interessata al progetto e la Movie Magic di Guido Borghi produrrà un documentario... Bollywood è vicina.Ma il traguardo è lontano. "Il progetto di riportare Shanti a casa è straordinario. Ma anche questa è casa sua", è la reazione di Paolo Mazzarello, biografo dell'elefante di Napoleone e presidente del sistema museale di Ateneo, qui a Pavia. "La sua è una delle storie straordinarie della straordinaria storia dell'Università. In linea di principio non avremmo alcuna contrarietà al viaggio di Shanti in India... Ma che non sia di sola andata. Perché invece non portarlo là, esporlo per un periodo, un anno... e poi farlo tornare?". Tanto più che proprio a settembre 2019 (mentre l'elefantessa, che dopo essere stata per 80 anni invisibile al pubblico lo scorso anno è stata perfettamente restaurata, e oggi è temporaneamente imballata nei magazzini museali di Palazzo Botta) aprirà a Pavia la prima ala del grande polo di divulgazione delle Scienze, "Kosmos", che riunisce tutti i musei universitari: "Oltre 600mila pezzi, dalle pietre ai reperti anatomici, dei quali Shanti sarà uno dei più preziosi. Anzi: ne sarà l'oggetto totemico...". "E tanto più che, essendo un bene inalienabile dello Stato italiano, l'elefante non può essere donato a un Paese straniero - aggiunge il Magnifico Rettore, Fabio Rugge -. Certo, però, trovo straordinario che con il suo viaggio di ritorno a casa Shanti possa servire ancora una volta a riannodare i legami tra due mondi lontani, come l'Italia e l'India in questo caso.... La diplomazia dell'elefante è una costante nella storia dei popoli, fin da Carlo Magno e il califfo Harun al-Rashid. Se l'operazione fosse interamente finanziata da sponsor, e con tutte le garanzie di sicurezza del caso, l'Università non avrebbe nulla in contrario all'idea...".L'idea potrebbe già diventare una proposta ufficiale tra pochi giorni, fine luglio, quando Allegra Groppelli - "Non sono una principessa, né un'animalista, né un'ingenua sognatrice: sono un'emotiva cronica che crede nel valore simbolico del viaggio au rebours di Shanti per riavvicinare due Paesi ultimamente lontani..." - incontrerà il Rettore e il suo staff.E se Shanti non potrà restare per sempre in India? "Potremo lasciare là la sua anima. La tecnologia oggi non conosce limiti. Cosa ne dice di un ologramma?".

Trump vola in Europa: vertice Nato, Londra e l'incontro con Putin

di Gaia Cesare
La Cadillac presidenziale da un milione e mezzo di euro è già stata imbarcata sul Super Galaxy C5, uno dei giganti dell'aviazione militare mondiale. Nel frattempo la portaerei Uss Harry S Truman (97mila tonnellate, 330 metri di lunghezza e la capacità di contenere fino a 5500 persone) attraccherà nella costa sud della Gran Bretagna dopo aver lasciato la Siria in cui era impegnata in funzione anti-Isis. A bordo il "falco pescatore" V22, velivolo per decollo e atterraggio verticale, e due elicotteri Black Hawk per consentire al presidente una fuga veloce in caso di emergenza. Tutto è pronto per il viaggio di Donald Trump in Europa. Prima tappa: Bruxelles, dove il leader della Casa Bianca parteciperà all'annuale vertice Nato in un momento di fortissima tensione con gli alleati europei, a cui dirà che "gli Stati Uniti non possono occuparsi di tutto" e che in tema di difesa "devono iniziare a pagare i loro conti" (parole sue durante l'ultimo comizio in Montana, destinataria speciale la cancelliera tedesca Angela Merkel). Giovedì partenza alla volta di Londra. Viaggio di lavoro e non visita di Stato. Anche per questo la Casa Bianca coprirà i costi del soggiorno di 4 giorni, sicurezza esclusa, che per Londra vuol dire 30 milioni di euro e 10mila poliziotti schierati (40 agenti segreti Usa lavoreranno al fianco dei corpi speciali Sas). È la soluzione trovata per evitare lo sdegno di una parte dell'opinione pubblica inglese già sul piede di guerra contro l'arrivo del presidente e per by-passare la fronda dei deputati contrari a regalare a Trump il palcoscenico di Westminster.Non è un caso se il presidente starà a Londra il meno possibile ed eviterà qualsiasi apparizione pubblica. Giovedì l'arrivo nella capitale inglese e subito la partenza verso l'Oxfordshire dove il presidente e la first lady Melania saranno ospiti d'onore alla cena con cento uomini d'affari britannici al Blenheim Palace, casa natale di Winston Churchill, mito del presidente Usa. Sarà l'occasione per affrontare il dossier Brexit mentre Londra è in piena trattativa con la Ue (oggi l'incontro Merkel-May a Berlino per discutere dell'area di libero scambio a cui Londra aspira). Nonostante le tensioni con la premier inglese, l'ambasciatore americano a Londra ha fatto sapere che a Trump "piacerebbe stringere un accordo bilaterale, vuole farlo in fretta perché è una delle sue priorità". Sarebbe una manna per la Gran Bretagna finora nel caos.Venerdì la giornata clou: incontro al mattino alla residenza estiva della premier Theresa May ai Chequers (fuori Londra) e imperdibile tè con la regina e pare anche il principe Filippo al Castello di Windsor (soluzione ideale per evitare di trovarsi in mezzo alle contestazioni). La coppia presidenziale alloggerà alla Winfield House, residenza ufficiale dell'ambasciatore americano a Londra. Migliaia di persone sono pronte a scendere in strada contro il presidente "sessista e razzista" mentre gli altoparlanti rilanceranno i pianti dei baby-migranti sud-americani separati dalle mamme al confine con il Messico. Il sindaco Sadiq Khan, da tempo in scontro con il leader Usa, ha concesso di far volare nei cieli della capitale il "Baby Trump", pallone gonfiabile di sei metri con ciuffo biondo e pannolino: "Una presa in giro a marcare la differenza tra il presidente supereroe, come si percepisce lui, e il messaggio divisivo che veicola", spiegano i promotori dell'iniziativa (costo 19mila euro).Nel week-end la partenza per la Scozia, terra natìa della madre di Trump e luogo ideale per rilassarsi con il golf, grande passione del presidente. Da lì partenza per Helsinki, dove lunedì 16 il leader Usa incontrerà Vladimir Putin. E dove si decideranno i nuovi equilibri mondiali.

La Thailandia trattiene il fiato: riprese operazioni di recupero

di Francesca Bernasconi
Sono riprese le operazioni di salvataggio dei ragazzi, che da sabato 23 giugno sono intrappolati nella grotta di Tham Luang, in Thailandia.In quattro sono stati salvati ieri e oggi, dopo l'interruzione di alcune ore nelle operazioni, dovrebbe essere il turno degli altri otto ancora bloccati in profondità. Il primo ragazzino era emerso alle 17.40 thailandesi, le 13.40 da noi, poco dopo seguito da tre dei suoi compagni. Immediato il trasferimento in ospedale. Nonostante vengano tenuti in isolamento, per evitare il pericolo d'infezione, i primi quattro superstiti sono in buone condizioni di salute.Per uscire dalla grotta, è stato necessario percorrere circa un chilometro in immersione, mentre i restanti tre chilometri sono stati fatti a piedi, grazie alla diminuzione del livello dell'acqua, resa possibile anche grazie alle pompe, che hanno prosciugato parte del percorso.Mancano ancora nove persone all'appello, il cui recupero è previsto nel corso delle prossime ore, date le piogge che continuano a cadere in Thailandia e che sono previste molto intense. Il gruppo dei "Cinghiali", la squadra di calcio, è stato diviso in quattro gruppi, il primo composto da quattro persone e gli altri da tre. Sono stati fatti uscire prima i ragazzini più deboli, poi sarà il turno di quelli che hanno saputo resistere con più forza e, infine, toccherà all'allenatore 25enne.L'operazione era stata fermata ieri, per "preparare le forniture ossigeno, consumate quasi tutte in questa prima operazione salvataggio", come specificato dal governatore. Sembra che questa seconda fase preveda il recupero di altri quattro ragazzi, cosi come accaduto ieri.Intanto, dopo le lacrime di gioia di ieri, oggi si trattiene ancora il fiato, nella speranza che anche gli altri ragazzini vengano portati in salvo, prima che le condizioni meteo rendano le operazioni ancora più complesse.

Ferrari, sportellate e trionfo E Vettel allunga nel mondiale

di Benny Casadei Lucchi
Voglia d'Italia. Vincente. Davanti. In testa. Voglia di tifare per davvero, senza la deprimente sensazione regalata in queste settimane dal calcio mondiale che costringe a partite che non ci appartengono e fanno soffrire per l'assenza e non l'essenza. Voglia d'Italia, di un'Italia capace di conquistare terre altrui e non farsi conquistare, un'Italia in grado di rialzare la testa e andare a vincere, facendo la voce grossa in casa dei padroni della Formula uno. Che non sono gli americani proprietari del Circus ma gli inglesi che da sempre credono di aver inventato tutto e soprattutto lo sport; e sono i tedeschi che da sempre credono di aver migliorato tutto e soprattutto tecnica e meccanica. La Ferrari che ha vinto la battaglia d'Inghilterra ha risposto a entrambi, inglesi e tedeschi uniti in uno squadrone dai capitali teutonici e l'ingegneria racing anglosassone, e l'ha fatto sbancando Silverstone, tempio motoristico, casa loro. Nel farlo, la Rossa ha risposto alla nostra voglia d'Italia, dandoci persino un motivo per tornare a guardare le partite di calcio altrui pensando che un giorno anche gli azzurri nel pallone rialzeranno la testa, proprio come riuscito in otto giorni al Cavallino.Perché Sebastiano Vettel, imperfetto tedesco ma talvolta geniale e per questo un po' italiano, sapeva di giocarsi una grande fetta di mondiale quando dopo la ripartenza seguita alla seconda safety car ha azzannato Bottas con un sorpasso furbo e meraviglioso e messo in tasca la vittoria. Perché ora il suo vantaggio su Hamilton è passato da un punticino a otto, significano 22 punti recuperati dal meno 14 di due settimane fa. E questo mentre il vantaggio nella classifica costruttori, che ai tifosi dirà poco, ma è la sfida che più intensamente vede l'Italia e le nostre eccellenze coinvolte, è salito a venti punti sui tedeschi mezzi inglesi della Mercedes. Sarà contento Marchionne, che dieci mesi fa, uscendo sconfitto e umiliato da Monza dopo la doppietta über alles in casa propria, aveva tuonato "mi girano le balle, dobbiamo lavorare per togliere quel sorriso dalla loro faccia...". Missione compiuta.Si spiega anche così, con questo precedente, l'accento messo dai ferraristi su questa gara. Da Sebastiano che a caldo è scoppiato in un tonante "krazie ragazzi, qui a kasa loro!!! ah ah ah..." e a freddo ha poi aggiunto "ci portiamo la bandiera inglese a Maranello... è una vittoria dal significato particolare e importantissima per il campionato perché possiamo vincere su tutte le piste". Sebastiano che solo venerdì aveva detto "qui proveremo a uccidere la loro magia", intendendo le cinque vittorie di fila della Mercedes a Silverstone e le quattro consecutive del solo Hamilton. Altra missione compiuta.Lewis secondo dopo una rimonta feroce dal 17 posto in cui era sprofondato al via dopo partenza disastrosa e ruotata subita da Raikkonen che se non fosse Kimi si potrebbe anche pensare male. Anche se in quasi vent'anni di onorata carriera, il finnico non ha mai commesso una sola scorrettezza, al massimo si è addormentato in qualche gara, ma di certo non ieri. Pensieri e allusioni che però, nonostante la penalità di dieci secondi inferta al ferrista, lo hanno accompagnato sul podio sotto forma di brutte parole tipo "è incompetente o l'ha fatto apposta..." ha detto l'ex dt Ferrari, James Allison, ora boss Mercedes. Parole che hanno spinto il team principal della Rossa Arrivabene a scendere in campo, se non in pista, in difesa di Kimi perché "siamo in Inghilterra e ci vogliono insegnare ad essere gentleman... invece abbiamo solo imparato come non comportarci in caso di sconfitta...". Fra due settimane il Gp di Germania. Sarà di nuovo casa loro. Ma lo sarà anche di Sebastiano Vettel. Extra motivazioni per continuare a sognare e a farli arrabbiare. img src=http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/06/10/1528613865-vettel.jpg /

Usa, padre si spara dopo aver ucciso figlia, la voleva solo per sè

di Federico Garau
Una tragica storia arriva dalla città di Cruger, nello stato del Minnesota (Usa), dove Kamaya, una bimba di solo un anno, è stata uccisa dal giovane padre di 23 anni, che ha preferito toglierle la vita piuttosto che rassegnarsi a dover rinunciare a lei.Lavonta Lloyd, questo il nome dell"uomo, era già noto alle forze dell"ordine per vari episodi di violenza domestica, tanto che la sua ex compagna e madre della bambina, Kimberly Outlaw, aveva ottenuto facilmente la custodia esclusiva della loro figlia.Il 23enne, tuttavia, non avrebbe mai accettato la decisione del giudice e più di una volta nell"ultima settimana, avrebbe tentato di sottrarre la figlia alle cure della madre. Il primo tentativo lunedì, quando l"uomo si sarebbe presentato all"asilo della bambina e l"avrebbe portata via, restituendola alla madre solo in tarda serata. Poi giovedì mattina una chiamata della madre dell"ex compagna alle autorità, per denunciare che Lloyd stava tenendo la figlia sotto tiro con una pistola.Stando a quanto ricostruito dal Daily Mail, l"uomo avrebbe dunque rapito la piccola Kamaya e sarebbe fuggito con lei a bordo del suo furgone prima dell"arrivo degli agenti. Immediate le operazioni di ricerca da parte delle forze dell"ordine, in seguito alle quali si è originato un inseguimento durato oltre 50 chilometri.Prima di arrivare ad un posto di blocco, il furgone di Lloyd avrebbe sterzato repentinamente finendo in un fossato ed è lì che i poliziotti lo hanno raggiunto, trovandosi dinanzi ad una scena drammatica.All"interno del mezzo c"erano, infatti, i cadaveri della piccola Kamaya, uccisa con un colpo di pistola, e di suo padre, che si era tolto la vita allo stesso modo, dopo averla uccisa.Sua oppure di nessun altro, pare il senso dell"ultimo messaggio che ha voluto lasciare. O forse è stata la consapevolezza di essere ormai stato messo con le spalle al muro ad aver motivato il suo ultimo gesto. img src=http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/06/24/1529856655-pistola3-getty.jpg /
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