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Molise, centrodestra in vantaggio sul M5s. Male il centrosinistra

di Democratica

Centrodestra in vantaggio alle elezioni regionali in Molise. Quando sono state scrutinate 246 sezioni su 394, Donato Toma del centrodestra è al 44,7%, il grillino Andrea Greco al 36,9%, il candidato del centrosinistra Carlo Veneziale al 16,71%, Agostino Di Giacomo di Casapound allo 0,34%.

“Se i molisani dovessero confermarlo con i numeri, sarò il rappresentante di tutti i 136 comuni e di tutti i loro cittadini – ha detto Toma – Il ricordo più bello è di chi mi ha detto: ‘ti voto ma mi devi promettere che ti spenderai per il Molise'”.

Ma al momento non c’è ancora la conferma: i dati ufficiosi dei partiti, infatti, evidenziano un testa a testa tra il candidato del centrodestra e il cinquestelle Greco. La rete dei rappresentanti di seggio accredita uno scarto tra i due sarebbe meno di un punto che, a seconda delle sezioni scrutinate, portano in vantaggio un candidato sull’altro, in modo alternato.

Già in nottata Veneziale, invece, ha ammesso la sconfitta: “Ho perso, chiaramente” ha detto nella sala stampa che accoglie anche il centro dati sull’afflusso dei voti. Mentre il candidato del centrosinistra parla sono state scrutinate solo poche sezioni ma era già chiaro che il centrosinistra era fuori dai giochi. ”Ho perso – ha aggiunto Veneziale – ma quello che resta è il percorso politico, quello di un centrosinistra che ha ritrovato l’unità dopo anni di divisioni, e questa è l’eredità positiva che resterà a chi verrà dopo di me”.

Per quanto riguarda i partiti il Movimento 5 stelle è il partito più votato con il 37,1% delle preferenze. Forza Italia (che ha presentato con la coalizione di centrodestra Donato Toma, accreditato per ora del 44% dei voti grazie anche al sostegno delle liste civiche) è al 10,1%, la Lega all’8,1% e Fratelli d’Italia 4,4%. Nel centrosinistra, il Pd ha fin qui ottenuto l’8,7% delle preferenze e Liberi e uguali il 3%.

L’affluenza

L’affluenza definitiva è stata del 52,16%. Nelle precedenti elezioni regionali del 2013 fu del 61,63% (quella volta si votava sia domenica che lunedì). Il centro con la più alta percentuale di votanti è Belmonte del Sannio (Isernia) con il 67,86%, mentre quello con la più bassa è San Biase (Campobasso) con il 17,19%. A Campobasso sono andati a votare il 62,78% degli aventi diritto, il 59,67% a Isernia, a Termoli, il centro più popoloso della regione, il 57,28%.

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Il dopo Schulz è donna: Andrea Nahles alla guida dell’Spd

di Democratica

Come previsto è Andrea Nahles la nuova presidente dell’Spd in Germania. Nahels è la prima donna a capo del Partito socialdemocratico tedesco con 414 voti dei 624 validi (il 66,35%) dei delegati riuniti a Wiesbaden per il Congresso straordinario dell’Spd, convocato dopo le dimissioni di Martin Schulz a febbraio.

Tutta al femminile la sfida alla presidenza: oltre a Nahles, 47 anni, capogruppo al Bundestag, l’altra candidata era Simone Lange, 41enne sindaca di Flensburg, che, poco conosciuta all’interno dello stesso Congresso, ha conquistato 172 voti.

Ma l’elezione di Nahles era praticamente scontata, la favorita era lei, nominata all’unanimità dalla dirigenza del partito, mentre Lange era decisamente meno conosciuta. Schulz all’epoca era stato eletto con il 100% dei voti: un risultato clamoroso sull’onda dell’entusiasmo per l’ingresso nella scena politica tedesca. Un risultato difficilmente ripetibile, soprattutto perché questa volta la novità rappresentata dalla sindaca di Flensburg ha rubato 172 voti alla capogruppo del partito in Parlamento.

Gli interventi delle candidate

“La solidarietà – ha detto Nahles intervenendo al Congresso straordinario dell’Spd – è quello che più manca in questa società neoliberale globalizzata”, e “siamo onesti: questo vale anche per l’Spd. Ma la solidarietà è un principio irrinunciabile per la socialdemocratica”.

Nahles ha inoltre ricordato alcuni dei risultati raggiunti con il sigillo del partito, come l’introduzione del salario minimo durante il precedente governo di grande coalizione con lei come ministro del Lavoro.

“Oggi, qui, stiamo per rompere un soffitto di vetro” ha detto ancora Nahles, alludendo al fatto che l’Spd stava per eleggere una donna a capo del partito per la prima volta nella sua storia.

Sul coraggio di cambiare si era concentrato l’intervento della avversaria Lange: “Bisogna osare. Facciamo davvero una politica nuova. Chi dice che presidente debba essere la migliore? Presidente deve essere la persona giusta. Votare me significa coraggio. Ma senza coraggio non va bene”,

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Finlandia verso l’addio al reddito di cittadinanza

di Silvia Gernini

Tutti gli occhi erano puntati sulla Finlandia dall’inizio del 2017, quando il governo aveva deciso di sperimentare il reddito di cittadinanza su un numero ristretto di persone fino alla fine del 2019.

Così erano state scelte dal ministero 2000 persone disoccupate e di età compresa tra i 25 e i 58 anni alle quali vengono tuttora assegnati 560 euro al mese per testare la proposta avanzata dall’esecutivo di centrodestra. L’esperimento si sarebbe dovuto ampliare nel corso del tempo, coinvolgendo nel programma non solo persone senza occupazione, ma anche lavoratori. Sarebbe stato un modo, spiegano gli esperti, per verificare se delle persone già occupate fossero state in grado di trovare un impiego migliore nel lasso con il reddito di cittadinanza. L’obiettivo dell’esperimento, infatti, non era principalmente quello di combattere la povertà ma di incentivare l’occupazione.

Ma evidentemente qualcosa non sta funzionando, perché la Finlandia, oltre a non ampliare la fascia di persone che ricevono il sussidio, ha anche modificato alcune regole di base. A dicembre, infatti, il Parlamento ha approvato una legge che impone alle persone in cerca di impiego di lavorare almeno 18 ore nel corso di tre mesi e stabilisce che se queste persone non riescono a trovare un lavoro, perdono alcuni dei loro benefici, rendendo i sussidi di disoccupazione subordinati alla ricerca di lavoro.

Insomma, la Finlandia si sta allontanando dall’idea originale di reddito di cittadinanza. E probabilmente la sperimentazione terminerà senza diventare realtà nel paese scandinavo. Il governo sta già pensando a un nuovo sistema di sussidi più simile al credito universale britannico, un sussidio introdotto nel 2013 per accorpare le varie fonti di reddito destinate ai disoccupati.

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Tutto quello che c’è da sapere sulle elezioni in Molise

di Francesco Gerace

È iniziato in Molise lo spoglio dei voti per il nuovo presidente della regione e i consiglieri.

Spoglio che procede a rilento con circa l’1% dei voti scrutinati. Il candidato del centrodestra Donato Toma è in testa con 1.014 voti pari al 55% circa. Seguono Andrea Greco (M5s) con 600 voti e Carlo Veneziale (centrosinistra) con 206 voti.

Un’elezione che quest’anno coincide con la fase di stallo che sta vivendo la politica nazionale nella formazione di un governo. Così gli occhi di tutti, commentatori e leader politici in primis, sono rivolti al Molise. Sarà un test importante per verificare se e quanto sono cambiati gli equilibri tra i partiti politici a meno di due mesi dal voto del 4 marzo.

L’affluenza è stata del 52,16%. Alle 19 era pari al 38,98%. Alla stessa ora nelle consultazioni regionali del 2013 aveva votato il 56,46% degli aventi diritto; in quella occasione però i seggi rimasero aperti domenica e lunedì. Stavolta invece si vota in solo giorno. Alle 12 si erano recati alle urne 50.247 votanti pari al 15,17% (nel 2013 il 9,71%).

I candidati

Sono quattro i candidati alla presidenza: Carlo Veneziale per il Centrosinistra, Donato Toma per il Centrodestra, Andrea Greco per il M5S e Agostino Di Giacomo, sostenuto di CasaPound. Se si guardano i risultati del 4 marzo non ci dovrebbe essere partita. Il Molise è stata una delle regioni che più ha premiato il M5s che ha conquistato il 44,8%, una percentuale che sulla carta non dovrebbe riservare sorprese. Il centrodestra parte dal 29,8% del 4 marzo, mentre in centrosinistra dal 18,1% che va a sommarsi al 3,7% di Liberi e Uguali.

Gli ultimi sondaggi, lontani nel tempo però, dicono che dovrebbe essere una partita (aperta) a due. Infatti Donato Toma e Andrea Greco venivano entrambi accreditati intorno al 37% con Carlo Veneziale distante circa dieci punti. L’importanza strategica di questo risultato elettorale ha convinto molti leader nazionali a fare tappa in Molise. In questi giorni addirittura la piccola regione viene definita l’Ohio d’Italia. E’ chiaro che si sta giocando una partita forse più importante dell’elezione stessa. Anche se nel caso prevalesse il M5s sarebbe un risultato storico, con il primo governatore pentastellato di sempre.

Le operazioni di voto

Si voterà nella sola giornata di domenica 22 aprile 2018 dalle 7 alle 23. Lo spoglio sarà effettuato subito dopo la chiusura delle urne. Il sistema di voto, approvato lo scorso dicembre dal consiglio regionale, è in qualche modo simile al Rosatellum. I cittadini voteranno su un’unica scheda dove a fianco dei candidati alla presidenza ci saranno le liste a loro sostegno. Il voto può essere espresso nei seguenti modi:

– tracciando un segno sul nome del candidato presidente: in questo caso il voto non va a nessuna delle liste che lo sostengono;
– tracciando un segno su una delle liste: in questo caso il voto si trasferisce al candidato presidente a cui la lista è collegata;
– tracciando un segno sia sul nome del candidato presidente che su una delle liste a lui collegate;

Come per il Rosatellum non c’è la possibilità di voto disgiunto, ma l’elettore esprimere fino a due preferenze. Se le preferenze indicate sono due, una dev’essere per forza di sesso femminile – preferenza di genere – pena l’annullamento della seconda preferenza.

I consiglieri da eleggere sono 20, di cui un minimo di 12 e un massimo di 14 andranno alla coalizione vincitrice. C’è una soglia di sbarramento dell’8% che si applica ai voti presi da un candidato presidente: la coalizione collegata a un candidato presidente che abbia preso meno dell’8% dei voti è esclusa dal riparto dei seggi.

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Fico tratta con il Pd, Di Maio con la Lega. Ma è serio?

di Mario Lavia

Da domani Roberto Fico, nuovo “esploratore”, tratterà con il Pd. mentre Luigi Di Maio proseguirà la sua personale trattativa con la Lega. Non si era mai vista una schizofrenia simile. Politicamente, è una roba inguardabile. Ma forse – ci permettiamo – siamo davanti anche a una scorrettezza istituzionale.

Avremo dunque una trattativa su mandato presidenziale – quella del presidente della Camera – e una parallela, condotta dal capo del M5s, su uno schema già fallito.

Al di là di ogni considerazione di merito (ma in questo bailamme dove sia finito, il “merito”, nessuno lo sa), il Pd dovrebbe sedersi a un tavolo istituzionale mentre è attivo un altro tavolo, identico e contrario. Per assurdo, ci si potrebbe trovare a due accordi simultanei, uno fra M5s e Pd (schema Fico) e l’altro fra M5s e Lega (schema Di Maio). Vi pare normale?

La doppiezza del M5s è dunque il vero problema politico di questa crisi. È questo che blocca tutto. Per questo nessuno si fida di Di Maio. È l’ambiguita del P5s (Partito Cinque Stelle) che di fatto ostacola una soluzione.

Che dovrebbe fare Martina in questa situazione? Si dice: il Pd vada a vedere le carte del M5s. Ma queste “carte” si conoscono già! Se ne conosce soprattutto la principale, e benissimo, perché l’ha ancora una volta squadernata ieri Di Maio quando ha detto “con la Lega faremo grandi cose”. Ma se l’intento è questo – governare con i lepenisti italiani –  allora che senso ha l’esplorazione di Fico?

 

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Gianmarco, il siciliano che ha scommesso sull’innovazione

di Cinzia Ficco

Una laurea in Ingegneria gestionale all’Università di Palermo, alcuni anni all’estero, il ritorno in Italia.

“Io pentito? Per niente. Penso fermamente che la mia terra dia tanto ai propri figli e sia dovere di tutti prima o poi tornare per restituirle qualcosa”.

La terra è la Sicilia, ed è lì che Gianmarco Troia (Catania, ’71) si è messo in testa di fare innovazione. Ha fondato un’azienda, Qwince, competitiva a livello nazionale e internazionale e realizzato Neuralya, una piattaforma che permette di capire cosa si prova di fronte a uno spot, un prodotto o un brand.

Gianmarco ha iniziato a lavorare nel 1996 in Scozia per la Hunting Oilfield Service – all’epoca appartenente al Gruppo Kawasaki – come ingegnere di processo. Dopo circa otto mesi è tornato in Italia per lavorare alla Lines sempre come ingegnere di processo. Ci è rimasto per quasi un anno e mezzo. Poi è passato alla consulenza aziendale, lavorando per Andersen Consulting (oggi Accenture) e Deloitte Consulting, che ha lasciato nel 2003 per abbracciare la libera professione. Con le multinazionali della consulenza si è occupato di progetti di innovazione per grandi compagnie (Pfizer, Merck Sharp & Dohme, Eni, Telecom) sia in Italia che all’estero.

“In queste esperienze – afferma – mi sono specializzato in innovazione tecnologica, nel settore farmaceutico, campo in cui sono richiesti elevati standard di sicurezza e ci sono tantissimi dati da trattare e analizzare. Sono tornato, come ho detto, quindici anni fa, all’inizio spinto da motivi affettivi e per vivere meglio. Nel 2006 mi hanno chiesto di immaginare una realtà imprenditoriale da sviluppare nell’incubatore di impresa Arca dell’Università di Palermo, che potesse operare nel settore dell’innovazione. L’obiettivo era creare un piccolo centro di competenze in Sicilia. È nata così Securproject.it, che dopo un anno è uscita dall’incubatore di impresa. È stata la prima azienda. Qwince, invece, è nata tra il 2012 e il 2014, al termine di un processo di internazionalizzazione che ci ha portati a Londra”.

Cosa è stato tosto nel rientro?
Sono andato via molte volte dalla Sicilia e tornato altrettante. Rientrare da contesti più competitivi – parlo di Milano e Londra – è sempre difficile perché in Italia devi fare i conti con un complesso mercato del lavoro. Al Sud, poi, mancano alcune infrastrutture. Non è stato semplice vincere le resistenze del mercato, convincerlo a fidarsi di un’azienda del Mezzogiorno e trovare spazi che potessero accogliere prodotti tanto innovativi come quelli che realizziamo. Ogni giorno, poi, fatichiamo a trovare risorse da poter inserire subito e disposte davvero ad imparare.

Quanto hai investito?
Difficile dirlo. So solo che ho messo in quest’azienda tutti i miei risparmi, e tantissimo tempo. Ho lavorato anche di notte. Fare impresa, fare piccola impresa, soprattutto al Sud, richiede una dedizione assoluta e un impegno massimo. L’azienda ha camminato sin dal primo anno con le sue gambe, le banche ci hanno sostenuto e siamo cresciuti. Oggi lavoriamo in quindici e la sede è a Palermo.

Chi sono i tuoi clienti?
Il nostro mercato è concentrato soprattutto sul farmaceutico e le scienze della vita. Tuttavia, da un paio d’anni, ci siamo specializzati anche su una nicchia del mercato delle telecomunicazioni/utilities. Con Neuralya ci rivolgiamo a istituti di ricerche di mercato e agenzie di comunicazione. Siamo molto orgogliosi di poter dire che i nostri prodotti sono oggi utilizzati da decine di migliaia di utenti business in Italia e che con le nostre tecnologie copriamo aree di mercato molto specifiche.

Ci spieghi in sintesi cos’è e a cosa serve Neuralya?
È una piattaforma di analisi del comportamento del cliente che utilizza tecnologie nuove per acquisire informazioni. Serve a determinare come il cliente reagisce di fronte ad un prodotto, una pagina web, un’esperienza. Acquisiamo questi dati in un ambiente controllato. Selezioniamo un gruppo di tester che indossano dei dispositivi medici per comprendere cosa attira l’attenzione di un cliente e conoscere le sue emozioni in un ambiente aperto (sfruttando particolari telecamere o dei kinect) e sui social network/web. Neuralya è stata presentata al Cannes Lions nel 2015, ha vinto nel 2016 ilDigital Award 360 per la sezione Fashion e, nello stesso anno, è stata inserita da Gartner (uno degli advisor principali a livello mondiale per le tecnologie) tra le cinque tecnologie al mondo più innovative per le ricerche di mercato. Inoltre, Qwince è stata citata tra il 2016 e il 2017 ben sette volte nei report Gartner. Siamo l’unica azienda sotto Roma ad avere avuto un riconoscimento del genere.

I tuoi sogni?
Qwince sta vivendo un momento di profondo cambiamento, perché sono mutati il mercato internazionale e la realtà aziendale.  Ci sono molti progetti in corso. Stiamo lavorando su temi, quali: l’analisi del comportamento del cliente e i profili reputazionali delle organizzazioni, che saranno i temi caldi del futuro.  Di certo nei prossimi anni rafforzeremo la nostra competenza e capacità sul mercato delle telecomunicazioni/utilities, stringendo alleanze molto forti.  Collaboriamo con giovani startup su progetti innovativi. Mi dedico all’attività di mentorship e affiancamento di associazioni. Il mio compito è valorizzare i giovani talenti e spingerli a realizzare nuove idee imprenditoriali.​  Per chiudere, stiamo pensando alla possibilità di rendere Neuralya un’azienda separata, fortemente focalizzata sull’analisi del comportamento del cliente. Di sicuro, i prossimi saranno anni entusiasmanti.

Ti senti un tipo tosto?
Non ho mai pensato a me come un tipo tosto, anche se fare impresa in Sicilia richiede determinazione. Cerco solo di fare il mio lavoro al meglio.

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