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Oggi — 25 Marzo 2019Europa Quotidiano

Dati Istat: nel 2018 rallenta la crescita in Italia e aumenta il gap con l’Europa

di Giovanni Belfiori

Che sia il “governo del cambiamento” non c’è dubbio, cambiamento in peggio, però.  Ogni volta che arrivano i dati Istat, i numeri ci dicono che la situazione complessiva nel nostro Paese sta peggiorando.

Quelli forniti stamattina dall’Istituto nazionale di statistica riguardano il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2019 dell’ISTAT indicano che nel 2018 rallenta la crescita dell’economia italiana, e passa a +0,9%, mentre era a +1,6% nel 2017.

Un dato così negativo fa sì che il divario nei confronti dell’area euro – cresciuta in media dell’1,8% – torni ad ampliarsi, dopo essersi ridotto nel biennio precedente grazie alle politiche economiche dei governi a guida Pd.

La dinamica del Pil è stata frenata dalla significativa decelerazione delle componenti interne di domanda: insomma, meno disponibilità economica dei cittadini, e anche meno fiducia, e meno crescita.
Se andassimo a leggere i dati, scopriremmo che il contributo alla crescita dei consumi finali in Italia si è addirittura dimezzato (da 0,9 a 0,4 punti percentuali tra il 2017 e il 2018).

La crescita degli investimenti fissi lordi italiani (+3,4%), seppure in decelerazione, è stata più ampia di quella registrata in Germania (+2,6%) e Francia (+2,9%) ma inferiore alla dinamica della Spagna (+5,2%). La debolezza della crescita dell’Italia rispetto a quella delle altre grandi economie dell’area euro non sembra originarsi dal lato del costo del lavoro che, nel terzo trimestre 2018, e’ aumentato del 2,4% su base tendenziale, compensando parzialmente la dinamica molto moderata registrata dal 2014.

Nel 2017 e nel 2018 i prezzi alla produzione sono tornati a crescere ma l’aumento è stato meno ampio che in Germania e a ritmi simili a quelli spagnoli. La quota di profitti sul valore aggiunto si è ridotta negli ultimi tre anni (2016-2018) mentre è aumentata quella degli investimenti.

Tali andamenti sono stati del tutto analoghi a quelli medi dell’area euro. Su tali dinamiche hanno inciso anche le misure sul costo del lavoro e gli incentivi agli investimenti in macchinari e nuove tecnologie varati nel 2015-2017. Nel 2018 la dinamica della produttività del lavoro risulta in linea con quella dell’area euro (-0,1% sul 2017): è la prima volta che accade dal 2013. Ciononostante il divario accumulato negli ultimi quindici anni verso quasi tutte le principali economie avanzate e’ ancora lontano dal colmarsi.

Nel 2018 le esportazioni in valore e in volume hanno rallentato in tutti principali Paesi europei fornendo un contributo negativo alla domanda estera netta. Unica eccezione la Francia. La decelerazione dell’export italiano in valore appare decisamente più marcata per gli scambi con i paesi extra-Ue (+1,7%, da +8,2% del 2017) rispetto a quelli Ue (+4,1%, da +7,2%).

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Basilicata vira a destra. Centrosinistra in ripresa, tracollo M5S

di Agnese Rapicetta

Il centrodestra trainato da Matteo Salvini ottiene un nuovo successo alle elezioni regionali in Basilicata. I numeri parlano chiaro: come già successo in Sardegna e in Abruzzo la partita si gioca su due schieramenti contrapposti, mentre il M5S subisce un vero e proprio tracollo e resta a guardare.

Con tutte le sezioni scrutinate, il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi entra in regione con il 42,,2%. Seguono Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,1%, Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,3%.

Con questo risultato il centrosinistra perde la guida della regione dove governava dal 1995. “Ho fatto al generale Bardi le congratulazioni e gli auguri di buon lavoro: faremo sicuramente un’opposizione dura, di controllo, di verifiche, ma un’opposizione costruttiva”. Cosi’ il candidato governatore del centrosinistra, Carlo Trerotola, annunciando ai giornalisti di aver parlato al telefono stamani il neo Presidente della Regione Basilicata.

Il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti ha commentato l’esito del voto con un post sui social: “Il voto in Basilicata conferma che l’alternativa al centrodestra e a Salvini siamo noi. Il Pd e il nuovo centrosinistra devono diventare più forti. Può sembrare strano ma purtroppo anche questo non era scontato, visto che dal voto politico il tema era la marginalità del centrosinistra. Bisogna organizzarci per cambiare, perché Salvini va fermato a cominciare dalle europee. Dobbiamo costruire una lista nuova e un programma di grande rinnovamento nel modo più unitario possibile”.

La sfida del Pd

Un risultato che lascia l’amaro in bocca ma che può essere una base di ripartenza per il futuro del Pd, non solo in Basilicata. Anche perché, come fanno notare dal Nazareno, “le quattro liste civiche di ispirazione democratica a sostegno di Carlo Trerotola, all’interno delle quali si sono candidati esponenti del Pd e civici, ottengono complessivamente oltre 63.000 voti validi per una percentuale complessiva del 23,1% per un totale di 650 sezioni scrutinate su 681, battendo in maniera inequivocabile il M5S fermo al 20,40% e la Lega al 19,19%”. Per questo “complessivamente il centrosinistra, relativamente alle politiche del 2018, fa un balzo in avanti di 7 punti percentuali“, viene sottolineato.

“Un sentito ringraziamento a Carlo Trerotola e alle tante persone che si sono impegnate, senza risparmiare energie” arriva da Marco Miccoli, coordinatore della Comunicazione del Pd, a proposito del voto in Basilicata. “Grazie a chi ha creduto nel centrosinistra, che partiva da una situazione difficilissima, e che ha contribuito a ritrovare l’unità smarrita causa dinamiche regionali” dice  Miccoli “era una sfida estremamente complessa che alla fine ha confermato ciò a cui stiamo assistendo sul territorio nazionale: la vittoria di un centro destra sempre più spostato a destra e una ripresa evidente di un centrosinistra largo, plurale ed inclusivo -prosegue-. Uno scenario che, oltre la ripresa del centrosinistra rispetto alle politiche dello scorso anno, ci consegna un altro dato politico: il tracollo del M5s. Tracollo che, di fatto, segna il riproporsi di un nuovo bipolarismo. Per il Pd e il centrosinistra si è trattato di una sfida enorme, infatti, dopo aver ricomposto un quadro frammentato che vedeva fino a qualche settimana fa più candidati presidenti in campo, si è riusciti ad ottenere la fiducia di oltre un elettore su tre“. “E tutto ciò nonostante la potenza di fuoco della propaganda di Governo che letteralmente ha monopolizzato ogni spazio mediatico, a partire da Salvini. Ora vigileremo affinché quei voti ottenuti dal centrodestra non siano dispersi e utilizzati contro i lucani con scelte, come quelle che stiamo già vedendo, che colpiscono il Mezzogiorno. Per il centrosinistra e il Pd sappiamo che abbiamo un lungo lavoro da fare per riconquistare la vittoria, tuttavia i segnali di ripresa sono incontrovertibili”, conclude Miccoli.

Una lettura dei dati confermata anche da Marina Sereni, coordinatrice enti locali del Partito Democratico, che in una nota, sostiene: “Se le proiezioni verranno confermate, il voto in Basilicata ribadisce, con il crollo del M5s, il riproporsi di un nuovo bipolarismo, con un centrodestra guidato dalla Lega di Salvini ed un centrosinistra che conferma la sua netta ripresa rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno”. “A pochi giorni dal voto in Basilicata c’erano 4 candidati e sembrava impossibile, di fronte alle difficili condizioni venutesi a creare, per noi recuperare – aggiunge – La strada è ancora lunga, ma è quella giusta: cambiare, ricostruire e radicare una nuova alleanza”.

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Caro Zingaretti, ti ho votato per questo

di Arnaldo Sciarelli

Caro Segretario, votarti e sostenerti nel range familiare ed amicale, al di là della comune provenienza DS e dei comuni rapporti personali, è stata una scelta strategica obbligata perché coerente con le necessità riformiste, e quindi progressiste, che sono gli unici obiettivi possibili per una sinistra contemporanea che si occupi di migliorare la qualità della vita della gente comune e della riduzione dell’innaturale ed insopportabile forbice ricchezza-povertà: affidarsi ad un soggetto nato e cresciuto in un partito storico evolutosi verso il socialismo europeo, già parlamentare europeo, amministratore pubblico da 11 anni e quindi lavoratore “ per obiettivi” con decisioni quotidiane, mi è sembrato più che logico.

Domenica è stato un bel momento : al di là delle infantili dichiarazioni grilline e leghiste, la scelta di Zanda tesoriere e di Gentiloni presidente, che hanno sempre idee chiare e condivisibili, specialmente sulla necessità del finanziamento pubblico ai partiti e sul risultato delle europee, gli applausi spontanei della maggioranza dei presenti, il richiamo all’unità valoriale, il tuo discorso, sostanzialmente un comizio proprio in senso etimologico, un’adunanza per andare insieme verso i nostri obiettivi da condividere con tutti i raziocinanti di centro-sinistra, hanno prodotto un senso di appartenenza, in corso appannato, ed il miglioramento dei sondaggi.

Mi auguro che la necessità cencelliana, comunque emersa nella distribuzione di primi incarichi di lavoro sia contingente per partire senza rotture formali iniziali. Così come mi auguro che la vocazione socialista, riformista e liberale, sia riferimento per le nostre azioni. Si può essere utili alla causa a 70 anni, se in buona salute fisica e mentale, inutili a 40 e viceversa. La politica è una professione che nella storia della sinistra è stata sempre, prevalentemente, orientata a formare e scegliere qualità, cultura e professionalità.

Anche gli operai socialisti e comunisti che andavano in Parlamento e nei corpi intermedi avevano una preparazione socio-economica acquisita sul campo che miglioravano nell’espletamento dei ruoli loro affidati, lavorando intensamente e diventandone poi specialisti straordinari. Abbandoniamo il concetto di “rottamazione anagrafica” e pensiamo a quella necessaria per eliminare incompetenze, ruffianerie, egoismi vari.

La piattaforma unitaria per le europee deve essere costruita attraverso una riflessione attenta perché diversa dalle necessità di una coalizione di partiti destinata alle elezioni politiche in quanto “mai dire mai” è più che logico in questo caso e di fronte ad un sistema proporzionale.

Inserire nelle nostre liste europee chi, pur stando nel partito, tifava contro il referendum per poi brindare al nostro insuccesso, può consentirci un incremento al massimo del 2% dei voti, ma anche un decremento nettamente superiore attribuibile a chi non capirà. E quindi, diciamoci le cose come stanno, ai renziani ortodossi e ad un voto di opinione liberal democratico. Noi abbiamo fatto molti errori, scelte sbagliate nelle regionali, nelle comunali, con candidati improbabili o solitudini inutili al primo turno come a Torino, un referendum che dopo la rottura del patto del Nazareno, è la verità, non si poteva numericamente vincere, nessuna analisi delle sconfitte, una dietro l’altra.

Ma abbiamo anche realizzato buone leggi e proposto un referendum il contenuto del quale era ed è meglio della situazione in corso. Molto probabilmente non ci siamo spiegati bene, solo contro tutti è stato un atto di egocentrismo provinciale e nell’elettorato è obiettivamente prevalsa l’antipatia sulla razionalità, la delusione giovanile per problemi irrisolti, la disperazione di chi vive male ed ha sperato in un cambiamento. Al Pd, e quindi alla tua “squadra”, il compito di recuperare la credibilità di essere necessari per governare al meglio questo paese e contribuire all’unità europea possibile. Unità che, con 28 paesi culturalmente diversi fra loro e soggetta al principio dell’unanimità, non può realizzarsi se non riducendo il numero dei partecipanti: troppe le divergenze fra europeisti veri, riformisti e riformatori, e sovranisti, reazionari e imbecilli, che non comprendono che per competere sul pianeta l’unica possibilità è il sovranismo europeo.

Quando sento Salvini in Senato dire “sono onorato di servire e difendere il mio Paese, l’Italia (ieri la Padania!)” mentre il suo capo e mentore Bossi voleva usare il tricolore come carta igienica con l’assenso dei leghisti, tutt’oggi secessionisti mascherati ai quali, purtroppo, abbiamo dato corda fra articolo V ieri e ipotesi di autonomia oggi, mi viene il vomito.

Da noi poi, come ho già scritto il 6 marzo, abbiamo un governo “teatrino dei pupi”. Per i quali l’affermazione ebetica secondo la quale destra e sinistra non esistono più è pane raffermo quotidiano. Forse si scardinerà da solo, ma noi dobbiamo aiutare questa operazione necessaria per evitare che i “fondamentali” del paese vengano ulteriormente lesionati. E poi dovremo ragionare con intelligenza cercando di capire cosa fare nell’interesse generale perché il tempo a disposizione non è molto ed in caso di elezioni anticipate potrebbe vincere un centro-destra becero e secessionista condotto dal puparo Salvini. Auguri a te e quindi a tutti noi!

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A Londra un mega corteo per il secondo referendum

di Democratica

Grande partecipazione alla manifestazione che a Londra chiede un nuovo referendum sulla Brexit. In strada ci sono centinaia di migliaia di persone, secondo l’ultimo aggiornamento della Bbc. Oggi inoltre ha raggiunto la cifra record di 4,18 milioni di firme la petizione on line per chiedere al Parlamento britannico la revoca dell’articolo 50. Il numero e’ superiore alle firme raccolte raccolte nel 2016 dai pro-Remain che chiedevano un nuovo referendum. A Londra i manifestanti della campagna “Put It To The People” stanno marciando da Park Lane a Parliament Square, prima di riunirsi di fronte al Parlamento.

L’appello online sembra comunque destinato a essere snobbato dal governo. Revocare la Brexit rappresenterebbe “un’irreparabile danno alla democrazia” Theresa May “non lo consentirà”, ha detto una portavoce di Downing Street. La revoca sarebbe “un tradimento” della volontà popolare espressa alle urne nel 2016, ha ribadito ieri la stessa premier in una lettera inviata a tutti i deputati.

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Uniti contro “un sabato nero”

di Maddalena Carlino

Immagini del fascismo proiettate su piazza Venezia in occasione del centenario della fondazione dei Fasci di combattimento. L’iniziativa, clamorosamente messa a segno nel cuore di una Roma blindata per la visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping, è stata messa a segno dal gruppo di estrema destra Azione Frontale, i cui militanti, a mezzanotte, arrivati con tanto di proiettore, sotto palazzo Venezia hanno iniziato a proiettare un video sul Ventennio con Benito Mussolini che si affaccia al balcone.

Non un’azione isolata, visto che l’associazione ha messo a segno iniziative analoghe anche in altre città. A Padova e a Genova ad esempio sono stati affissi manifesti con la foto dell’obelisco “Dux” e la scritta “100 anni di un sogno chiamato fascismo”.

Intanto a Prato non si farà nessun corteo ma solo un sit-in. Dopo la decisione di giovedì scorso del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, presieduto dal prefetto, di autorizzare il corteo promosso dal movimento di estrema destra dalla stazione ferroviaria a piazza del Mercato Nuovo, ieri in tarda serata la questura ha prescritto a Forza Nuova un presidio fisso in piazza del Mercato Nuovo.

Comunque a Prato, in piazza di Santa Maria delle carceri, si sono raccolte oltre  cinquemila persone il presidio antifascista a cui aderiscono una sessantina  tra associazioni, sindacati e partiti di sinistra in risposta alla concomitante manifestazione di Forza Nuova in piazza del Mercato Nuovo.

Da Firenze sono arrivati almeno un migliaio di manifestanti, salutati alla partenza dai genitori di Lorenzo Orsetti, il 33enne fiorentino ucciso in Siria dai miliziani dell’Isis. E proprio a Orsetti è dedicato uno striscione che, parafrasando ciò che aveva scritto nel suo testamento, recita: “Saremo la prima goccia della tempesta”.

La manifestazione di Fn cade nel giorno in cui ricorre il centenario della fondazione dei fasci di combattimento, ragion per cui in primis il sindaco dem di Prato, Matteo Biffoni, e a seguire molti altri esponenti del suo partito e dell’ampia galassia di movimenti e associazioni di sinistra avevano chiesto che la manifestazione non venisse autorizzata, con uno strascico di polemiche quando il prefetto Rosalba Scialla aveva dato l’ok al raduno di Forza Nuova.

In piazza delle carceri sono previsti gli interventi dei portavoce dei vari gruppi promotori. Il primo a prendere la parola sarà il sindaco  Matteo Biffoni, ma sono previsti anche interventi del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e del giornalista Gad Lerner. Nel corso del pomeriggio antifascista saranno letti brani della Costituzione e di altri testi in linea con i temi e gli obiettivi del presidio. Tra i tanti in piazza anche la segretaria del Pd toscano Simona Bonafe e il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.

Ad accompagnare il tutto la musica, con la presenza in piazza del coro d’assalto Garibaldi di Livorno, della banda dell’Anpidi Campi Bisenzio e della street band Fiati sprecati. All’inizio del presidio la deposizione di una corona di fiori davanti alla lapide che ricorda le vittime della deportazione.

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Pedofilia in Cile, si dimette il cardinal Ezzati

di Democratica

L’arcivescovo di Santiago, il cardinale Ricardo Ezzati Andrello, si è dimesso. Oggi Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale, nominando amministratore apostolico “sede vacante et ad nutum sanctae sedis” mons. Celestino Aós Braco , finora vescovo di Copiapó. Ezzati, italiano naturalizzato cileno, è indagato per presunti occultamenti in vicende di pedofilia riguardanti membri del clero. Lo scorso gennaio la Commissione per i diritti umani del senato cileno aveva approvato la revoca della nazionalità cilena concessa per grazia all’Arcivescovo. Ezzati, settimo vescovo sotto processo in Cile, aveva presentato la sua rinuncia il 7 gennaio 2017 al momento di compiere 75 anni. Il sacerdote è stato nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1996. Nel 2010 è stato nominato arcivescovo di Santiago del Cile da Benedetto XVI e nel 2014 Bergoglio lo ha creato Cardinale.

Ieri la sentenza della Corte d’Appello di Santiago del Cile che ha stabilito che sarà processato per l’occultamento di tre casi di preti abusatori.

Il ministero degli Esteri del Cile intanto ha ricevuto dal Vaticano un dossier di 200 pagine riguardante parte dei numerosissimi casi di pedofilia che coinvolgono religiosi e laici legati alla chiesa cattolica, su cui sta indagando la magistratura cilena. Secondo una recente attualizzazione realizzata dall’Ufficio del Pubblico ministero cileno sono stati denunciati finora 158 casi, in cui sono coinvolte 219 persone indagate e 241 vittime, delle quali 123 erano minori di eta’ al momento degli abusi.

La documentazione, riferisce il portale di notizie El Mostrador, è giunta poco dopo le dichiarazioni del pm Emiliano Arias, che si occupa ad O’Higgins di numerose denunce, sulla “inesistente cooperazione” da parte della Santa Sede, nonostante le richieste formali presentate nell’agosto scorso. La Procura nazionale cilena, a cui e’ stato trasmesso il dossier, ha reso noto che la risposta del Vaticano riguarda solo parte dei casi esistenti in Cile.

 

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