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No di Emiliano a Boccia in segreteria. Martina: “Ne prendo atto. Andiamo avanti”

di Democratica

La nuova segreteria formata ieri da Maurizio Martina non convince tutti nel Pd. Tra questi c’è Michele Emiliano che si oppone all’ingresso dell’esponente di Fronte Dem Francesco Boccia che ha avuto la delega alle imprese. Così il deputato dem non entrerà nella segreteria e non sarà sostituito.

 

Dal governatore della Puglia un duro tweet in risposta alla decisione presa dal segretario. Emiliano annuncia così la sua intenzione a non avere suoi esponenti nella segreteria, almeno “senza garanzia di un profondo cambiamento di linea politica rispospetto al disastroso passato”.

Caro Maurizio @maumartina abbiamo preso atto della tua volontà di avere @FronteDem nella segreteria @pdnetwork ma non possiamo accettare la tua proposta senza garanzia di un profondo cambiamento di linea politica rispetto al disastroso passato. Conta sempre sulla nostra lealtà.

— Michele Emiliano (@micheleemiliano) July 14, 2018

Secca la risposta del segretario Martina: “Ho letto di Michele Emiliano e della sua scelta di non partecipare alla segreteria: ne prendo atto. Ora però guardiamo avanti tutti insieme”.

Per Boccia “in questo momento l’importante non è essere in segreteria o non esserci ma aiutare Maurizio Martina a ricostruire dalle fondamenta il partito su cui poggerà l’intero centrosinistra del futuro. Lo dobbiamo agli elettori del Pd, a i tanti militanti che credono in noi e a i tanti che non ci hanno votato lo scorso 4 marzo e vogliono tornare a credere in un grande partito riformista”.

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Il decreto dignità è un flop, ma per Di Maio è colpa delle lobby

di Silvia Gernini

Di Maio cerca di difenderlo in tutti i modi, ma il decreto dignità è il vero grande flop in tinta gialloverde. L’attesa è stata lunga, il testo nei giorni scorsi si era arenato a causa di alcune discrepanze interne all’esecutivo: il decreto, opera del leader Cinque Stelle, infatti, non era piaciuto molto al suo collega di governo Salvini.

Dopo l’attesa il decreto si scontra con la dura realtà dei numeri: secondo i calcoli che compaiono nella stessa relazione tecnica che accompagna il documento l’occupazione è destinata a diminuire di 8mila unità all’anno per dieci anni.

La strampalata spiegazione di Di Maio: un complotto

Di Maio cerca di spiegare, ma non ci riesce bene e peggiora la situazione. Il dato, secondo lui, “è apparso nella relazione tecnica al decreto la notte prima che si inviasse il decreto al presidente della Repubblica. Non è una cosa che ci hanno messo i miei ministeri, non è una relazione che hanno chiesto i miei ministeri e soprattutto la relazione non è stata chiesta dai ministri della Repubblica, perché qualcuno potrebbe cominciare a dire che sto andando contro qualche altro collega ministro”. Come quel dato sia finito nella relazione non è dato sapere.

E per motivare tanto accanimento contro il suo decreto, il leader pentastellato ritira fuori un suo vecchio cavallo di battaglia: “Il decreto dignità ha contro lobby di tutti i tipi”.

E da fonti qualificate del Movimento Cinque Stelle contattate dall’Ansa arrivano anche accuse gravi a persone vicine alla squadra dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan responsabili, secondo tali fonti, dell’inserimento di questi dati nel testo. E le stesse fonti sostengono l’idea di uno spoil system per “togliere dai posti chiave chi mira a ledere l’operato di governo e M5s. Abbiamo bisogno di persone di fiducia, non di vipere”.

Accuse alle quali risponde all’Ansa lo stesso ex ministro Padoan: “Se insinuano che qualcuno della mia ex squadra si sia comportato scorrettamente, magari perché sobillato, lo respingo sdegnosamente: sarebbero accuse di gravità incredibile. Il dl dignità e la relazione tecnica sono predisposti dal ministero del Lavoro: mi auguro abbiano fatto un lavoro corretto perché sarà alla base delle decisioni del Parlamento”.

Nel frattempo fonti del Mef mettono in evidenza come la stima (elaborata dall’Inps) degli 8mila posti di lavoro in meno fosse già inserita nella relazione tecnica consegnata al ministero. Le relazioni tecniche sono sempre presentate dalle amministrazioni proponenti insieme al provvedimento.

Il decreto a Montecitorio il 24 luglio

Con questo il biglietto da visita con il quale il decreto la settimana prossima si presenterà in Parlamento, nelle commissioni Finanze e Lavoro di Montecitorio per poi passare all’esame dell’aula a partire dal 24 luglio. Ma l’opposizione è pronta a dare battaglia.

Le reazioni nel Pd

“È pericoloso il livello di incompetenza che si sta raggiungendo ed è pericoloso il livello di falsificazione di informazioni che il governo sta cercando di dare”, dichiara il deputato dem Luigi Marattin, mentre il senatore Filippo Sensi commenta su Twitter: “Siamo alla dignità a sua insaputa”.

Sul tema interviene anche il segretario Maurizio Martina:

Il Ministro dello Sviluppo economico contro il Ministro del Lavoro per gli oltre 80mila posti in dieci anni che si perderanno con il decreto dignità. Altro che complotto #dimaiocontrodimaio

— Maurizio Martina (@maumartina) July 14, 2018

“Di Maio – commenta il capogruppo dem in Senato Andrea Marcucci – usa scuse ridicole e patetiche. Pensare a non meglio precisate lobby che di notte aggiungono tabelle ai provvedimenti del governo, fa sorridere. Il decreto dignità misura la distanza della maggioranza M5s e Lega dalla realtà non ci sono misure a sostegno del lavoro a tempo indeterminato e si scoraggia quello a tempo determinato, la conseguenza sarà un incremento del lavoro nero, 8.000 posti di lavoro in meno è una stima ottimistica. In Parlamento il Pd farà un’opposizione durissima”.

Leggi anche <<< Il decreto Di Maio ammazza il lavoro >>>

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Parata con gaffe a Parigi, scontro tra due moto della gendarmerie

di Democratica

Nonostante fosse stata organizzata come sempre nei minimi dettagli, la parata sugli Champs Elysées, a Parigi, in occasione del 14 luglio è stata caratterizzata da un paio di gaffe memorabili: lo scontro (per fortuna a bassa velocità) tra due moto della gendarmerie proprio di fronte agli spalti in cui si trovava il presidente Macron e la pattuglia acrobatica dell’aeronautica che sparava i fumogeni ha invertito i colori della bandiera francese.

 

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Quando Salvini tifava Francia (e contro l’Italia)

di Democratica

“Di vedere Macron che saltella proprio non ho voglia” ha detto Matteo Salvini che assisterà alla finale dei Mondiali in Russia e ha già annunciato di tifare per la Croazia. Eppure una volta il vicepremier leghista non la pensava certo così. Fino a qualche anno fa, Salvini infatti i nostri cugini francesi li supportava eccome. Ma lui era ancora giovane e la Lega si chiamava ancora Lega Nord.

Nel 2000, anno degli Europei in Belgio e Olanda, Salvini a Radio Padania conduceva una trasmissione dal titolo Mai dire Italia e come è chiaro intuire dal titolo del programma si commentavano, un po’ come faceva la Gialappa’s ma senza simpatia e battute divertenti, le partite dei campionati, ma sempre tifando contro l’Italia. Quell’anno la nazionale del ct Dino Zoff uscì proprio giocando contro la Francia e l’attuale vicepremier esultò non poco quando David Trezeguet segnò il gol che confermò la vittoria dei bleus.

A ricordare l’episodio è l’articolo di Luca Pagni su Repubblica:

Allora, la finalista per la quale non avrebbe mai gioito era l’Italia, arrivata a 30 secondi dalla vittoria finale e poi beffata dai francesi ai supplementari. Salvini all’epoca era direttore di Radio Padania e organizzò una diretta per gufare contro gli Azzurri, con tanto di telefonate degli ascoltatori, per dileggiare i giocatori allora allenati da Dino Zoff.

Peccato che l’Italia non abbia partecipato ai Mondiali in Russia: sarebbe stato interessante vedere Salvini, da sovranista, tifare Italia.

Insomma per Salvini tutto può diventare politica e tutto può essere rimesso in discussione. In nome del populismo e della demagogia.

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Palagiustizia di Bari: opacità, tanto “fiuto” e poco interesse pubblico

di Franco Vazio

Non sapevamo che frequentare i 5 Stelle regalasse la capacità di predire il futuro. Prendete Lanzalone, l’avvocato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sullo Stadio della Roma. Dopo esser stato presentato alla Raggi dal ministro Bonafede e aver assiduamente frequentato i grillini, ha acquisito eccezionali poteri di predizione: con ben 83 giorni di anticipo ha predetto che “Spadafora, Fioramonti, Fraccaro, Bonafede e… Laura Castelli” avrebbero fatto parte del futuro governo. Ed è stato proprio così: due sono diventati ministri, tre sottosegretari.

Ora, ci viene il sospetto che sia sufficiente anche solo pensare intensamente il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, per avere analoghe facoltà.

L’imprenditore barese Settanni, coinvolto nella trattativa relativa al Tribunale di Bari, deve per forza aver seguito questa strada. Il 25 maggio del 2018, infatti, il ministero pubblica un’indagine di mercato per immobili di 15.000 mq. Il 30 maggio, lo stesso ministero precisa che sarebbero stati valutati anche immobili di metratura inferiore, purché di almeno 5.000 mq. Ebbene, solo pochi giorni prima, nel mese di aprile, Settanni e la sua società avevano acquistato da un ente parastatale un immobile perfetto: più piccolo di 15.000 mq, ma più grande di 5.000 mq.

Il finale è stato da oracolo provetto: non solo il ministero ha scelto proprio quell’immobile ma a un canone di locazione di 1,2 milioni l’anno per 6 anni. E il ministro della Giustizia Bonafede letteralmente entusiasta la soluzione raggiunta.

Un canone di locazione, dunque, assai fuori mercato. Tanto che l’aula di Montecitorio non se l’è sentita di condividere tanto entusiasmo. C’è, per esempio, chi ha purtroppo fatto notare che per un edificio statale adibito a caserma dei Carabinieri, tra l’altro costruito ex novo per quella destinazione, con una superficie di 7.600 mq più 715 mq di aree esterne e quindi anche superiore all’immobile in questione, lo Stato paga 313 mila euro l’anno di affitto. Per che cosa festeggia esattamente, il ministro Bonafede? Per i soldi che lo Stato butterà quando invece potrebbe potuto risparmiarli? Tra l’altro, la sede scelta non è nemmeno grande a sufficienza, dal momento che almeno per gli archivi il Tribunale dovrà servirsi di un altro edificio.

Se non bastasse, l’imprenditore-mago ha avuto frequentazioni opache e rapporti insidiosi con esponenti della criminalità organizzata. Opacità, tanto “fiuto” e poco interesse pubblico.

Ora che è stato messo il dito nella piaga mi auguro che si corra ai ripari con una soluzione più limpida. Con risparmio dei soldi dei cittadini e che magari sfugga alle predizioni di altri imprenditori. Ma visto come si è mosso fin qui Bonafede, le previsioni ottimistiche sono sconsigliate.

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Ecco la nuova segreteria del Partito democratico

di Democratica

Il segretario del Partito democratico Maurizio Martina rende nota la composizione della nuova Segreteria nazionale che sarà coordinata da Matteo Mauri, i cui componenti sono:

– Pietro Barbieri, già Portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore (Welfare e Terzo Settore)
– Teresa Bellanova (Mezzogiorno)
– Gianni Cuperlo (Riforme, alleanze, partecipazione)
– Gianni Dal Moro (Organizzazione)
– Stella Bianchi (Agenda 2030 e sostenibilità)
– Chiara Gribaudo (Lavoro e Professioni)
– Marianna Madia (Comunicazione)
– Andrea Martella (Infrastrutture e trasporti)
– Tommaso Nannicini (Progetto Partito e Forum Nazionale)
– Lia Quartapelle (Esteri e Cooperazione)
– Matteo Ricci (Enti locali e Autonomie)
– Marina Sereni (Diritto alla Salute)
– Mila Spicola (contrasto povertà educativa).

Partecipano per funzione inoltre i capigruppo di Camera e Senato (Graziano Delrio e Andrea Marcucci), il Presidente dell’Assemblea (Matteo Orfini), il referente dei segretari regionali (Alessandro Alfieri).
Piero Fassino continuerà a rappresentare il PD nella Presidenza del PSE e a curare i rapporti con il gruppo europarlamentare e le organizzazioni della famiglia socialista.

Nei prossimi giorni verrano resi noti anche i nuovi responsabili tematici e dei dipartimenti nazionali.

Inizialmente nella composizione della segreteria era previsto anche il deputato Francesco Boccia al quale era stata assegnata la responsabilità del settore delle imprese; tuttavia l’esponente di Fronte Dem non enterà in segreteria come annunciato da Michele Emiliano in un tweet.

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