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Ultimo tango a Parigi, la scena censurata in onda in prima serata su Rai2: “Mitico Freccero”

di F. Q.

Una delle pietre miliari della cinematografia italiana ed internazionale, fonte di scandalo e censura, “Ultimo Tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci è andato in onda lunedì per la prima volta senza censure in prima serata su Rai2, nella versione integrale restaurata. Un commento al film del direttore della rete Carlo Freccero, ha introdotto la visione dell’opera che nel 1972 costò a Bertolucci la condanna per offesa al comune senso del pudore e la privazione dei diritti civili per cinque anni.

Una scelta, quella del direttore Freccero, che è stata accolta con favore dal pubblico sui social: “Bene che non vi siano state censure per #Ultimotangoaparigi , attendo però versione integrale anche di Brokeback Mountain, la prossima volta. Intanto, grazie Freccero”, scrive qualcuno. E ancora: “Un mitico Freccero irrompe sugli schermi per presentare Ultimo tango a parigi versione integrale. e chiude dicendo: saremo in pochi, ma saremo i migliori”; “#Ultimotangoaparigi non è pornografia in tv. Quella sono le fiction, le dottoresse giò, i talent del litigio, i donmattei, le stelle che ballano, alcuni telegiornali”. Non sono mancate però le critiche: “Com’è che mandano in prima serata su #Rai2 un film hard, senza censure? Non esiste più la fascia protetta? #Ultimotangoaparigi”, si legge tra i tweet.

un mitico freccero irrompe sugli schermi per presentare ultimo tango a parigi versione integrale. e chiude dicendo: saremo in pochi, ma saremo i migliori. #Ultimotangoaparigi

— fernando bocchetti (@NandoBocchetti) 21 gennaio 2019

La storia è quella tra Paulle e Jeanne, interpretati da Marlon Brando e Maria Schneider: un quarantacinquenne americano trapiantato a Parigi la cui vita dopo il suicidio della moglie sembra non avere più senso, e una giovane, figlia di un colonnello e fidanzata di un regista cinematografico emergente. La loro relazione, nata in un appartamento in affitto che i due casualmente si trovano a visitare insieme, si trasforma in un vortice di passione, amore e distruzione. A suscitare scandalo è sempre stata la “scena del burro”, con il rapporto sessuale violento tra Marlon Brando e Maria Schneider.

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Investimenti, c’è il decreto che distribuisce 400 milioni ai piccoli Comuni per messa in sicurezza di scuole e strade

di F. Q.

I comuni con meno di 20mila abitanti avranno accesso a fondi per un totale di 400 milioni con cui mettere in sicurezza scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha infatti firmato il decreto che sblocca le risorse previste dalla legge di Bilancio e ha scritto ai 7.402 sindaci dei Comuni interessati dal provvedimento. Sono state poi pubblicate sul sito del Viminale le risposte ai quesiti più frequenti che arrivano dai territori. Per esempio le faq precisano che per le strade può essere considerata messa in sicurezza anche l‘asfaltatura se l’intervento costituisce  manutenzione straordinaria finalizzata alla messa in sicurezza della strada per “scongiurare rischi per l’incolumità pubblica e aggravi per il bilancio dell’ente conseguenti a richieste risarcitorie“.

Il contributo è assegnato a tutti i comuni, sia delle regioni a statuto ordinario che speciale, in proporzione alla popolazione: 100mila euro per quelli tra 10mila e 20mila abitanti, 70mila per quelli tra 5mila e 10mila abitanti, 50mila per gli enti tra 2mila e 5mila abitanti e 40mila per i “piccoli” con meno di 2mila abitanti. Gli enti beneficiari sono tenuti ad iniziare l’esecuzione dei lavori entro il 15 maggio 2019. Il comma 111 della manovra stabilisce che “nel caso di mancato rispetto del termine di inizio dell’esecuzione dei lavori di cui al comma 109 o di parziale utilizzo del contributo, il medesimo contributo è revocato, in tutto o in parte, entro il 15 giugno 2019” e le somme recuperate “sono assegnate […] ai comuni che hanno iniziato l’esecuzione dei lavori”.

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Kia Proceed, la prova de Il Fatto.it – In pista con la wagon sportiva – FOTO

di Gianluigi Giannetti

 

Una rincorsa sinceramente impressionante, quella del gruppo Hyundai-Kia. Un lavoro metodico su qualità, design e sull’idea stessa di presentarsi ad ogni aggiornamento della gamma costantemente più vicini al parametro di sempre, cioè Volkswagen. C’è molto di tutto questo nella nuova Proceed, terzo modello della famiglia Kia Ceed. Un nome scritto finora come Pro_Cee’d e utilizzato per la più sportiva delle compatte a due volumi, ma diventato adesso l’ennesima sfida su un terreno sfizioso, non destinato a procurare grandi numeri, ma a provocare la concorrenza invece si.

Parola d’ordine, Shooting brake, quel tipo di carrozzeria da station molto sportiva nella linea che ha fatto la storia dei marchi britannici d’eccellenza e ha ispirato, neppure a dirlo, la wagon più ambite nate provenienti dalla Germania. Alla gamma Ceed manca ancora un crossover, un suv o una vettura a carrozzeria alta come dir si voglia, ma quella che arriva con Proceed è invece una scarica di adrenalina a testa bassa.

Lunga 460 cm e con un bagagliaio standard a quota 594 litri che arriva fino a 1.545 litri di capacità, ha una linea decisamente “più mossa” rispetto ad una station, cioè con quel frontale a “naso di tigre” come ama definirlo la casa coreana dal quale prende piede un andamento molto filante, con il tetto ribassato di 4 centimetri e che accompagna verso una coda avvolgente, con qualche parentela illustre “Made in Germany”.

Innegabili le citazioni, ma poi ci sono i fatti, con una cura nella costruzione che ci ha stupito come la qualità generale, dove le le poche incertezze si notano perfino ingenerosamente. Come ad esempio quel lunotto posteriore troppo inclinato per permettere una visuale convincente attraverso lo specchietto retrovisore, oppure l’allineamento tutto da dimostrare del volante con i pedali, la sua regolazione manuale e piuttosto limitata nell’escursione, o ancora l’insonorizzazione nella zona dei retrovisori laterali.

Dettagli migliorabili in un quadro che invece è cresciuto moltissimo, a cominciare dalla consistenza dei materiali plastici o di tessuto nei rivestimenti interni, fino ai pulsanti, all’ergonomia dei comandi. L’associazione mentale dell’auto coreana, in qualche modo economica, non esiste più. La plancia ha un ottimo schermo 8 pollici, ben visibile anche alla massima illuminazione solare, dal quale è possibile comandare una nutrita schiera di applicazioni e servizi, oltre alle interfacce Apple CarPlay e Android Auto, con un sistema di ricarica wireless per i cellulari predisposti.

Ma è sui sistemi di assistenza alla guida di serie che il salto in avanti si nota chiaramente: frenata automatica anti-tamponamento, anti-investimento di pedoni e ciclisti, sistema anti-colpo di sonno, sensori per l’angolo cieco dei retrovisori e per l’uscita in retromarcia dai parcheggio a pettine. In autostrada il dispositivo di mantenimento della corsia lavora in tandem con il cruise control adattativo e possiamo parlare di guida autonoma vera e propria. A patto di non aver di meglio da fare.

Abbiamo provato la nuova Proceed a Barcellona, raggiungendo però il circuito di Castellolì, nei pressi di Tarragona. Curve ampie e medie molto elevate che non sarebbero il terreno ideale per una tre volumi normale, seppur con una linea non classica. E invece qui l’ennesimo sfizio. Proceed arriva in Italia a febbraio in tre varianti, la Gt Line con motore 1,4 litri turbo benzina da 140 Cv o turbodiesel di 1,6 litri da 136 Cv, ma anche con una versione Gt 1.600 turbo benzina da 204 Cv. Quest’ultima ha stupito, dobbiamo dirlo, in abbinata al cambio doppia frizione a sette marce ma soprattutto ad un assetto curato al millimetro che ha messo a frutto la molta distanza tra le ruote anteriori e posteriori per guadagnare stabilità ad andatura elevata e un bilanciamento davvero invidiabile in frenata. L’idea di una Shooting brake è più fedele qui che in molte altre interpretazioni, la modalità sport non modifica il comportamento del cambio, ma aumenta il carattere di motore e sterzo. La Proceed Gt è piacevole oltre la semplice idea di una grande capacità di carico abbinata alla velocità, perché a Kia va dato merito di aver scelto una strada piuttosto concreta nel rincorrere Volkswagen, e quindi ha senso usare la sigla “Gt”, confondendola tranquillamente con tedesca Gti.

Più avanti arriverà un’altra carta per competere, ovvero le versioni mild hybrid e ibride plug-in, figlie dello stesso magazzino tecnico che sta certificando il successo di vetture come Kia Niro. Per ora, i prezzi e l’originalità.

Kia Proceed GT Line costa 29.000 nella sua versione 1.4 da 140 Cv a benzina o 31.250 euro per la la 1.6 diesel da 136 Cv, più su la GT dal 204 Cv a 33.000 euro, e per tutte un supplemento di 1.500 per passare dal cambio manuale a quello consigliatissimo a doppia frizione. In ballo per i primi due mesi è previsto uno sconto di 3.000 euro più altri 1.500 euro in caso di rottamazione, ma è la comunity Bold Society a stuzzicare di più. Iscrivendosi attraverso i canali social di Kia è possibile guidare la Proceed praticamente gratis, cioè pagando solo l’imposta provinciale di trascrizione, salvo arrivare a scadenza e decidere se acquistarla a rate o restituirla.

KIA PROCEED – LA SCHEDA

Il modello: Dopo la due volumi e la Station Wagon, terzo modello nella gamma Ceed caratterizzato da un design Shooting brake.

Dimensioni: Lunghezza m. 4.605, larghezza m. 1.800, altezza 1.422

Motore: 1.4 Turbo benzina da 140 Cv, 1.6 Turbo diesel da 136 Cv, 1.6 Turbo benzina da 204 Cv.

Consumi Ciclo Wltp: 5,9, 4,7, 7,4 l/100km,

Emissioni: 135 g/km di CO2, 125 g/km di CO2, 168.5 g/km di CO2

Prezzo: da 29.000 a 34.500 euro. Sconto di 4.500 sul listino con auto da permutare

Ci piace: Qualità costruttiva, bagagliaio molto capiente e tenuta di strada

Non ci piace: Visibilità attraverso il lunotto posteriore molto limitata, allineamento del volante non corretto, design della coda già visto.

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Emiliano Sala, l’attaccante argentino disperso con il suo aereo nei cieli della Manica: indaga la polizia

di F. Q.

Disperso. Non si hanno notizie del calciatore argentino di origini italiane, Emiliano Sala, da ieri sera sparito nei cieli della Manica. L’aereo da turismo con a bordo l’attaccante del Cardiff City era decollato dall’aeroporto francese di Nantes-Atlantique, in direzione di Cardiff. Sul velivolo c’erano altre due persone. L’aereo è scomparso dai radar nei pressi del faro di Casquets, intorno alle 21.30, circa 20 chilometri a nord dell’isola di Guernesey. La notizia è stata diffusa dalla polizia locale. Da allora, si sono perse le tracce e le condizioni meteo complicano il lavoro dei soccorritori. Le ricerche sono state interrotte nella notte ma sono riprese in mattinata. Le autorità del controllo del traffico britanniche hanno confermato la notizia. Nessuna reazione, invece, dalla squadra di calcio britannica. Un elicottero ed imbarcazioni della Guardia Costiera stanno conducendo le ricerche intorno alla zona del faro di Casquets, dove sono stati persi i contatti.

Il calciatore, 28 anni, nella prima metà della stagione in Ligue 1 ha segnato 12 gol. Il suo trasferimento dal Nantes al Cardiff è stato annunciato sabato, per una cifra record per il club gallese stimata dalla stampa in circa 17 milioni di euro. Ieri si era recato alla Jonelière, cioè il centro di allenamento del Nantes, per prendere le sue ultime cose; e il club aveva pubblicato sull’account Twitter una foto del giocatore insieme agli ex compagni di squadra.

 

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La ditta non lo paga e l’operaio va su tutte le furie: i colleghi provano a fermarlo ma lui prende l’escavatore…

di F. Q.

Un operaio, a Liverpool, il giorno in cui un hotel della catena Travelodge doveva essere completato, è salito su un escavatore e si è lanciato contro l’ingresso e la hall. Secondo le prime costruzioni, non avrebbe ricevuto il compenso di circa 600 sterline che gli spettava. I colleghi hanno provato a fermarlo ma lui ha continuato nel suo atto di vendetta. Dopo aver causato i danni all’albergo, è fuggito. E ora la polizia lo sta cercando.

Video Twitter/Jeremy Vine

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Adrian, Celentano non fa Celentano: pioggia di critiche sui social. Il mistero: Mediaset lo fa finire un’ora prima

di Giuseppe Candela

Il ragionier Fantozzi raggiunge il palco del teatro Camploy di Verona, esausto trova finalmente le parole e il coraggio di pronunciarle: “Per me Adrian è una cagata pazzesca.” Il pubblico in delirio, i social si scatenano. No, non è andata così. Citazionismo a parte, l’evento, pompato a dismisura con promo spacca timpani, resta avvolto nel mistero pure alle 23.17 quando si conclude il primo appuntamento. Qualcosa deve essere andato storto perché la guida tv Mediaset annunciava la chiusura intorno a mezzanotte, probabilmente con una parte di show successiva al cartone.

Signori, sembra una presa in giro. Una trollata, una mezza truffa. Con Piersilvio Berlusconi che dovrebbe pretendere spiegazioni o portare il Clan a Forum a fare i conti con Melita Cavallo. Adrian non è rock, Adrian è lento. E’ l’esempio di clickbaiting televisivo, è l’annuncio che non rispetta le attese. Tuoni e fulmini prima del suo arrivo sul palco, lanciato da Natalino Balasso: “Celentano è fatto così: sembra che non c’è, ma quando arriva rompe i cogl**ni”. Appare alle 22.19, il pubblico applaude convinto che stia per partire lo show ma dopo tre minuti beve un bicchiere d’aqua e saluta tutti: “C’è qualcosa da cambiare qui”, sentenzia e passa la linea al cartoon. Celentano non canta, non duetta, non fa pause, nemmeno mezzo sermone, non lancia provocazioni. Niente, Celentano non fa Celentano.

“Marcare la presenza con l’assenza”, l’idea può anche servire a trainare ma non per reggere nove appuntamenti in prima serata su Canale5. La parte che precede il graphic novel si mostra debolissima, ancora di più se si pensa al pubblico di riferimento della rete ammiraglia del Biscione, affidata a Nino Frassica e Natalino Balasso. In una sorta di casting per passeggeri di una grande arca di legno ci sono riferimenti al tema migranti e alla tv, con una critica nel monologo successivo di Balasso ai reality. Non una cosa originale.

Una Celentanata o un delirio di onnipotenza? E’ l’impostazione ad essere deludente perché proporre un cartone animato è una mossa azzardata ma non sostenerla con una parte di show all’altezza sa di suicidio annunciato. Qui lo show non c’è, prima e nemmeno dopo. Soprattutto se si considera che l’evento sarebbe costato alle casse di Mediaset circa 20 milioni di euro per nove serate, scrive Dagospia. Il cartoon visionario, autoreferenziale e con riferimenti erotici, critica il consumismo e l’omologazione con buone citazioni musicali.

Un prodotto che non spicca per originalità per la sua contrapposizione tra bene e male, sicuramente incapace di soddisfare da solo gli spettatori. Ci avevano visto giusto la Hunziker e Teocoli a sfilarsi dal progetto a poche ore dal debutto, la domanda resta solo una: e adesso che si fa? Al debutto l’evento di Canale 5 ha ottenuto in “Aspettando Adrian” 5.997.000 telespettatori e il 21,92% di share, per il cartone animato solo 4.544.000 e il 19,08%, i saluti finali a 2.351.000 e il 12,12%. Un curva in forte calo e soprattutto a vincere la serata è la fiction “La compagnia del cigno” in onda su Rai1 e vista da 5.219.000 e il 21,36% di share. Si cambierà in corsa per salvare le restanti serate o si proseguirà con la stessa impostazione rischiando la debacle?

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