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Oggi — 18 Luglio 2018Il Fatto Quotidiano

In Edicola sul Fatto Quotidiano del 18 luglio: Giallo su 2 morti in mare. Ecco i 6 boss che lucrano sul traffico

di RQuotidiano
Mediterraneo

Due morti, accuse ai libici. Ma il Viminale li difende

La Ong Open Arms salva una donna e attacca: “Li hanno lasciati in mare”

Giuristi per caso di

Da quando i processi sono diventati come le partite di calcio e 50 milioni di italiani si dividono, nel tempo libero, fra gli aspiranti ct della Nazionale e i giudici a latere, se ne sentono di tutti i colori. Ora fa discutere una sentenza della Cassazione che ha condannato (ripetiamo per i duri d’orecchio e […]

In Parlamento – Nomi

Alla Consulta va il “leghista”, al Csm il maestro di Conte

I gialloverdi puntano su Antonini per la Corte costituzionale; Alpa in pole come vicepresidente a Palazzo dei Marescialli: oggi, però, voto nullo

Roma

“Noi Casamonica come i calabresi. Siamo i più forti”

Per la prima volta l’accusa di mafia: 37 arresti nel clan che controlla le periferie sud-est. I legami dalla Magliana alla ’ndrangheta

di
L'intervista – Saskia Sassen

“Sono i grattacieli delle aziende che han sfrattato la classe media”

L’economista e sociologa statunitense e il diritto all’abitare: “Ogni anno triplica l’acquisto di case da parte delle compagnie straniere”

Commenti

Il Pd e la commedia delle assurdità

La rivolta generale contro la nomina, da parte del segretario reggente del Pd, di una segreteria politica concepita come unitaria è solo l’ultimo atto della commedia dell’assurdo inscenata dal Pd. Del resto, come sorprendersi? Dopo quattro mesi dalla disfatta del 4 marzo: non una discussione adeguata sulle sue ragioni; il leader dimissionario che ancora detta […]

di
Piovono pietre

Sparare alle mogli: con la riforma di Salvini sarà legittima difesa

C’è grande attesa nel Paese per l’avviarsi (questa settimana) dell’iter della riforma della legittima difesa, e come su tutto quanto (immigrazione, giardinaggio, economia, lavori all’uncinetto, scienza aerospaziale, cucina vegana, creme solari, prodotti dop, miele biologico), la linea la detta il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Sono i vantaggi di chi non lavora mai: può avere molti […]

Rimasugli

L’affittacamere di Gadda, le stime di Boeri e i bar quando c’era Lui

Per carità, signora mia, io la politica? Piuttosto me butto a fiume. Tito Boeri – presidente dell’Inps ed economista caro al gruppo Espresso – reagisce alla parola “politica” come la padrona di casa di don Ciccio Ingravallo (nota per liberisti: personaggio di Gadda) al lemma “affittacamere”: “Accusarmi di fare politica è una colossale sciocchezza”, ha […]

Politica

dopo 14 anni

Morte Attilio Manca: anche il gip di Roma archivia tutto

Il Gip di Roma ha accolto la richiesta di archiviazione per la morte di Attilio Manca, l’urologo siciliano trovato senza vita nella sua abitazione di Viterbo nel febbraio 2004. La decisione arriva dopo che sullo stesso caso, in passato, si era già espressa la magistratura di Viterbo, che aveva archiviato il caso riconducendo la morte […]

l’inchiesta

Pittella e dintorni: da Margiotta a De Filippo, il clan dem lucano

Feudo – In Basilicata l’indagine sulla concorsopoli disegna la mappa di un potere penetrante e clientelare. Tutto interno ai democratici

L’audizione

Le lobby delle armi: “Ci hanno avvicinato tutti i partiti politici”

In Parlamento – e più precisamente presso le commissioni riunite Affari costituzionali e Politiche europee – sono state ascoltate le principali associazioni di categoria nel settore della produzione delle armi. Giorgio Pedersoli, presidente di Conarmi, ha chiarito i rapporti della sua “lobby” con i partiti italiani: “Durante la campagna elettorale siamo stati avvicinati da tutti […]

Cronaca

Il processo

Cyber-spionaggio, condannati a 5 e 4 anni i fratelli Occhionero

Rispettivamente cinque e quattro anni di reclusione: è la condanna di primo grado inflitta ai fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, protagonisti di una delle più misteriose spy-story italiane degli ultimi anni. Il verdetto, pronunciato dal giudice del Tribunale di Roma, Antonella Bencivinni, è arrivato dopo circa un’ora di Camera di Consiglio. Arrestati il 9 […]

di
Tassi fino al 1000%

Gli usurati al telefono: “Questi ti squartano”

Tra le vittime anche il conduttore radiofonico Baldini

di
COME CECHI E UNGHERESI

L’Austria dice “no”: non accoglierà migranti da Pozzallo

L’Austria non accoglierà nessuno dei 450 migranti sbarcati lunedì scorso a Pozzallo. Lo ha detto il cancelliere Sebastian Kurz rispondendo alla richiesta di Giuseppe Conte di partecipare al ricollocamento dei migranti a livello europeo. L’Austria si unisce così a Ungheria e Repubblica Ceca, che nei giorni scorsi avevano rifiutato la richiesta italiana, proprio mentre Spagna, […]

Mondo

La ricorrenza

Quattro anni e 298 morti senza la verità

Il volo MH17 – L’aereo era partito da Amsterdam, esplose nel cielo dell’Ucraina in guerra

Russia

Mosca non ha voluto cercare i mandanti

L’omicidio di Anna Politkovskaja – La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna il Cremlino

di
Medio Oriente

Israele, pazza idea: è meglio Hamas di un nuovo nemico

L’ultra-destra esorta il premier Netanyahu all’offensiva ma per gli osservatori il vuoto di potere è più pericoloso

di

Cultura

Rinascite

La scelta di Ivan, “il primo ballerino al mondo con la sclerosi multipla”

Cottini e la diagnosi che non ammette repliche: “Ma il regista della mia vita resto io”

Rischio zero

Sempre la stessa musica: i Festival jazz dei soliti volti

Il genere è in perenne crescita, anche di pubblico, ma i direttori artistici non perdono tempo con le sperimentazioni: tanto i grandi artisti riempiono le casse

di
Filosofo – Dalla Germania: la versione italiana è fuorviante

Non c’è pace su Heidegger: bloccata la traduzione

Non c’è pace tra i sentieri della Foresta Nera. L’editore Bompiani annuncia per il prossimo autunno l’uscita – in edizione italiana – del volume 97 dei Quaderni neri di Martin Heidegger, l’ultimo tra i filosofi sommi, ma dalla Germania arriva lo stop: “Facili strumentalizzazioni e contenuti falsati”. Il libro doveva già uscire in maggio, i […]

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Bari, si barrica in casa con un fucile da caccia: i carabinieri fanno irruzione e lo bloccano

di F. Q.

Si era barricato in casa, con un fucile da caccia, dal pomeriggio. Dopo ore di trattativa, il positivo epilogo: una squadra specializzata dei carabinieri è riuscita a fare irruzione nell’abitazione, lo ha immobilizzato e disarmato.

È successo a Palo del Colle, in provincia di Bari. La zia, che conviveva col 40enne, si era rivolta al numero di emergenza sanitaria convinta che il nipote, che soffre di disturbi psichici, si fosse fatto male a una gamba. Ma lui, quando è arrivata l’ambulanza del 118, ha avuto una reazione inaspettata: ha preso l’arma, ha fatto uscire la donna e i paramedici e si è chiuso in casa.

La zona, dopo l’arrivo dei militari, è stata transennata. Il dialogo con l’uomo è durato diverse ore, tanto che due carabinieri lo avevano convinto a farsi aprire la porta. Valutata la situazione, è stato dato il via libera per l’intervento della squadra.

In un primo momento, era stata data la notizia che l’arma fosse scarica. In realtà le forze dell’ordine hanno smentito la ricostruzione, confermando che il fucile era carico e funzionante.

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Torri tv, mentre il governo esita sulle nomine in Cassa Depositi Mediaset si accasa con il fondo F2i

di Fiorina Capozzi

Approfittando della lentezza con cui la politica decide il rinnovo dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti, la famiglia Berlusconi tenta di mettere a posto un altro importante tassello del suo impero. È in questo contesto che nei giorni scorsi Mediaset ha lanciato un’offerta da 1,6 miliardi sulle torri televisive di Ei Towers insieme a F2i, il fondo italiano per le infrastrutture che ha fra i principali sponsor la Cassa Depositi e Prestiti, controllata a sua volta dal Tesoro. Dopo l’addio della Fininvest al Milan e lo stop a Vivendi, i Berlusconi hanno così deciso di togliere dal mercato Ei Towers offrendo, assieme a F2i, 57 euro per azione, circa il 19% in più rispetto alle quotazioni di mercato nel giorno antecedente l’annuncio. Con questa mossa, Mediaset ha riacceso il risiko delle torri proprio mentre in arrivo c’è anche l’asta per le frequenze 5G. Lo riaccende perché, alla fine dei giochi, Mediaset manterrà il suo 40%, ma, se tutto filerà per il verso giusto, sarà F2i a controllare la società con il 60%, attualmente in Borsa. E la quota di Cologno si sarà apprezzata notevolmente.

“Il business delle torri di trasmissione riveste un ruolo strutturale in quello delle televisioni”, ha precisato Mediaset in una nota dove si evidenzia che Cologno Monzese intende presidiare il segmento della tv generalista. Quello cioè che porta al Biscione 2 miliardi di pubblicità (dato 2017), progressivamente erosi dall’avanzata web che innervosisce non poco Cologno Monzese. Ma se le torri sono così importanti, allora perché lasciare il pallino in mano a F2i? L’idea di fondo è che, con Silvio Berlusconi più defilato dalla scena politica, possa tornare d’attualità il progetto del polo delle torri televisive che Ei Towers aveva già tentato di realizzare con l’offerta su Rai Way lanciata nel 2015. All’epoca l’operazione non andò in porto perché per legge la maggioranza del capitale di Rai Way deve restare in mano pubblica, mentre le nozze con Ei Towers avrebbero generato un’azienda in cui Mediaset sarebbe stata prevalente.

Tuttavia Ei Towers non si è mai rassegnata all’ipotesi di restare da sola come testimonia il fatto che lo scorso febbraio l’azienda ha presentato un’offerta per Persidera, gruppo che racchiude le torri di telefonia di Tim. Del resto, l’esperienza di Paesi vicini come la Francia, dimostrano che sul mercato nazionale c’è posto per un solo operatore di torri. Diverso è però il discorso se quelle stesse torri possono anche essere utilizzate per il 5G, la nuova tecnologia che velocizzerà internet sui telefonini. Già al momento, del resto, oltre alle torri televisive (circa 2300), Ei Towers ha anche un migliaio di infrastrutture nella telefonia. Inoltre possiede 6mila chilometri di fibra e ha già investito nel rafforzamento della rete 5G le cui frequenze verranno assegnate con un’asta entro fine settembre. Infine, Ei Towers ha anche alcuni accordi con società di bike sharing grazie ai quali potrebbe facilmente posizionare le antennine a servizio del 5G. Insomma, l’azienda su cui punta il fondo infrastrutturale F2i è proiettata sulla costruzione dell’infrastruttura mobile di nuova generazione che interessa anche a Mediaset per veicolare i suoi contenuti. Si tratta di una rete di pregio che, se la politica lo consentirà, potrà allargarsi ulteriormente attraverso le nozze con Rai Way dando vita al campione nazionale del settore.

Al momento, naturalmente, si tratta solo di un’ipotesi di lavoro che tuttavia difficilmente troverebbe l’appoggio del governo gialloverde con la famiglia Berlusconi come principale azionista di Ei Towers. Ecco perchè L’ingresso in gioco di F2i è stato provvidenziale per di Cologno Monzese in vista della valorizzazione di Ei Towers. E della nomina dei nuovi vertici della Cassa Depositi e Prestiti che, tenuto anche conto della partecipazione in Tim e nella rivale Open Fiber, dovranno definire le nuove strategia attorno alle infrastrutture di telecomunicazioni del Paese.

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Terremoto L’Aquila, Guido Bertolaso assolto nell’appello del processo Grandi Rischi bis

di F. Q.

“La commissione Grandi Rischi? Un’operazione mediatica. Vogliamo tranquillizzare la gente”. Era il 30 marzo del 2009 e l’allora numero uno della Protezione civile si rivolgeva così all’ex assessora regionale abruzzese, Daniela Stati. Sette giorni dopo ci fu il terremoto che rase al suolo L’Aquila. Quella frase costò a Guido Bertolaso l’iscrizione nel registro degli indagati e, successivamente, il rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo e lesioni con la tesi, per l’accusa, di essere stato responsabile della comunicazione di false rassicurazioni sul rischio sismico.
La Corte d’Appello dell’Aquila lo ha assolto nel processo bis alla commissione Grandi Rischi. I giudici di secondo grado hanno così confermato la formula dubitativa della sentenza di primo grado.

Nel filone principale, è stato condannato in via definitiva a due anni di reclusione Bernardo De Bernardinis, allora vice capo della Protezione civile, dopo che, in primo grado, il Tribunale dell’Aquila aveva inflitto ai sette componenti della commissione sei anni di reclusione, poi cancellati in appello per sei dei sette, assoluzione confermata in Cassazione.
A presentare appello, nel filone bis, sono state le parti civile, rappresentate dai familiari di alcune vittime (la Procura non agì perché il caso era prescritto). L’eventuale ricorso in Cassazione verrà deciso dopo il 18 ottobre prossimo, quando si conosceranno le motivazioni della sentenza.

L’avvocato Attilio Cecchini, legale delle parti civili insieme ad Angelo Colagrande, in udienza aveva sostenuto, tra le altre cose, il collegamento “inscindibile tra Bertolaso e De Bernardinis. L’intercettazione tra Bertolaso e l’ex assessore regionale alla protezione civile Daniela Stati, al di là della sua utilizzabilità, comunque illumina sulle sue reali intenzioni ed è a sua volta una ‘notitia criminis'”.
Per Cecchini, “Bertolaso è il primo responsabile di quella catena che ha portato a tante disgrazie il 6 aprile 2009. La sua posizione è inscindibile con quella del suo vice, De Bernardinis, condannato con sentenza irrevocabile. Il collegamento a livello apicale, tra i due, è fin troppo chiaro”. Per questo, il legale aveva chiesto “la condanna agli effetti civili”. L’avvocato di Bertolaso, Filippo Dinacci, era stato perentorio: “Qui si stanno sostituendo le prove con convincimenti logici. L’emozione non deve prevalere sulla ragione”.

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Antimafia, via libera alla Camera all’istituzione della commissione. Che avrà nuovi poteri sulle “liste pulite”

di F. Q.

Nuovi poteri per la commissione Antimafia. Li ha previsti la Camera dei deputati che ha approvato all’unanimità la proposta di legge per istituire la commissione parlamentare d’inchiesta. I voti favorevoli sono stati 518, nessun contrario e 1 astenuto. Il testo ora passa al Senato. Tra le nuove prerogative della commissione ci sarà il potere di “richiedere al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo di trasmettere le informazioni, non coperte da segreto investigativo, contenute nei registri e nelle banche di dati penale” ai fini dell’applicazione del codice di autoregolamentazione sulla formazione delle liste elettorali. A prevederlo un emendamento alla legge approvato nel corso dei lavori dell’Aula e proposta da Giulia Sarti, esponente del M5s e presidente della commissione giustizia.

“La politica potrà contare sullo strumento di monitoraggio già sperimentato dalla precedente commissione antimafia, grazie al MoVimento 5 Stelle che ha attribuito poteri specifici alla commissione antimafia per liste pulite”, commenta Sarti che definisce il suo emendamento come “uno strumento in più per verificare l’onestà dei propri candidati e ai cittadini il diritto, di conseguenza, di sapere se stanno votando una persona collusa o implicata in gravi procedimenti penali. I partiti da oggi non hanno più scuse. Si tratta di un passo ulteriore rispetto all’obiettivo del codice di autoregolamentazione adottato dalla commissione Antimafia della scorsa legislatura, che per accedere ai dati doveva comunque attendere i riscontri di ogni Prefettura. Oggi, grazie al MoVimento, abbiamo rafforzato i rapporti con la Direzione nazionale antimafia e, più in generale, con l’autorità giudiziaria in merito alla richiesta di informazioni velocizzando quindi l’iter di accesso alle informazioni e dotando la commissione, con legge istitutiva, di un potere di intervento maggiore”.

Montecitorio ha anche approvato all’unanimità un emendamento di Forza Italia (a firma Santelli-Sisto-Calabria) che dà alla commissione il potere “acquisire informazioni sull’organizzazione degli uffici giudiziari e delle strutture investigative competenti in materia nonché sulle sulle risorse umane e strumentali di cui essi dispongono”. La proposta di modifica aveva ottenuto il parere favorevole di relatore e del governo ed è stata riformulata rispetto al testo originario. La Camera ha successivamente approvato un’altra modifica presentata sempre da Forza Italia. La proposta chiede di “valutare la penetrazione sul territorio nazionale e le modalità operative delle mafie straniere e autoctone tenendo conto delle specificità di ciascuna struttura mafiosa e individuare, se necessario, specifiche misure legislative e operative di contrasto”.

Poco prima in Aula i gruppi si sono a lungo confrontati su un emendamento a prima firma del presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che chiedeva di occuparsi “della mafia, ma con particolare attenzione alle mafie che si conoscono meno come quella nigeriana e cinese“. La proposta di modifica è stata bocciata: la relatrice della proposta di legge Dalila Nesci del M5s ha detto che “nessuno vuole negare l’esistenza né della mafia né del ruolo delle mafie straniere, ma come questo sia un tema su cui le forze politiche si sono già confrontate in commissione e su cui hanno trovato una soluzione considerata soddisfacente, se non addirittura migliore rispetto a quella proposta da FdI.

“Questo pomeriggio la Camera dei deputati ha approvato la legge che istituisce per questa legislatura la commissione Antimafia, con 518 voti a favore e nessuno contrario. Adesso toccherà al Senato dare il via libera definitivo, così da far partire prima possibile la commissione”, ha scritto su facebook il presidente di Montecitorio Roberto Fico.”È un momento importante, per dare un segnale di come la politica e le istituzioni debbano essere impegnate sempre nella lotta alla criminalità organizzata – continua la terza carica dello Stato – . Un’altra parte di questa battaglia è invece culturale: contro i compromessi, le clientele e gli atteggiamenti omertosi. Ognuno di noi deve fare la propria parte, ogni giorno, contro le mafie”.

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Leggi incomplete e più di 600 decreti attuativi da adottare: ecco l’eredità di Renzi e Gentiloni al governo Conte

di Luisiana Gaita

L’eredità di Renzi e Gentiloni al governo Conte misurata a suon di decreti attuativi. Sono 641, per la precisione, quelli ancora da adottare dalla scorsa legislatura: 251 risalenti al governo Renzi e 390 a quello guidato dal suo successore a Palazzo Chigi. Molte leggi chiave sono ancora incomplete. Tra queste, spiccano numerose leggi di bilancio che, per loro natura, richiedono un elevato numero di decreti attuativi. Ma c’è davvero di tutto: dalla riforma della Giustizia, al ddl Concorrenza, passando per la Green economy.

TORNA ONLINE IL SITO PER IL MONITORAGGIO – Nei giorni scorsi, dopo un periodo in cui era inaccessibile, è tornato online il sito dell’Ufficio per il programma di governo (Upg) della Presidenza del Consiglio dei ministri. Sulla piattaforma è stato pubblicato il primo report dell’ufficio sotto la guida dell’esecutivo Conte. “Si tratta di una piattaforma fondamentale per monitorare l’iter dei decreti attuativi” spiega l’osservatorio civico Openpolis che, proprio a giugno, aveva chiesto all’esecutivo gialloverde di rimettere online il sito. Nel primo report, oltre a fare il punto sul primo mese di governo (9 sedute del consiglio dei ministri e 12 provvedimenti deliberati), viene anche aggiornata la situazione ereditata dalla legislatura precedente.

COSA RESTA DA FARE – Le leggi e i decreti legislativi adottati dall’esecutivo Renzi hanno richiesto in totale 840 provvedimenti attuativi. Il 70 per cento di questi (589) è stato già adottato. “Per quanto riguarda invece la squadra guidata da Paolo Gentiloni – spiega Openpolis – erano previsti nel complesso 564 decreti attuativi”. Di questi sono stati adottati 174 (il 30 per cento). Il risultato è che sono molte le leggi chiave della scorsa legislatura che restano ancora incomplete. “Il governo Conte – aggiunge l’osservatorio – dovrà quindi decidere quanti e quali energie dedicare a perfezionare il lavoro lasciato a metà dai suoi predecessori, visto che alcuni provvedimenti chiave risultano ancora incompleti”. Tra questi, numerose leggi di bilancio: quella del 2015 (governo Renzi) necessita ancora di 14 decreti attuativi su 85 previsti, quella del 2016 (governo Renzi) di 23 su 125, quella del 2017 (governo Renzi) 21 su 77 e, infine, quella del 2018 (governo Gentiloni) 97 su 149. In totale, quindi, solo per le quattro leggi di Bilancio restano da adottare 155 decreti attuativi.

DALLO SBLOCCA ITALIA DI RENZI AL DECRETO FISCALE DI GENTILONI – Molti altri provvedimenti sono nella stessa situazione e, alcuni di essi, hanno occupato il dibattito pubblico per numerose settimane. “Per il governo Renzi si possono citare sia lo Sblocca Italia – spiega Openpolis – a cui mancano ancora 6 decreti attuativi sui 38 previsti, sia il decreto banche (4 su 7)”. Restano da adottare, poi, la metà dei 30 decreti attuativi previsti per il Nuovo codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 50/2016), altri 9 decreti (su 31) per la legge 221/2015 sulla Green economy, altri 3 (su 28) per la 107/2015 la ‘Buona scuola’ e 5 (su 8) per quanto riguarda il decreto legislativo 45 del 2014 sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Necessitano, invece, di un solo decreto diverse norme, tra le quali il decreto competitività, la legge sulla violenza negli stadi, la riforma della Giustizia. Per l’esecutivo Gentiloni ci sono, tra gli altri, il ddl concorrenza (ancora 8 provvedimenti attuativi da adottare su 13) e il decreto fiscale (11 su 19). Sono stati adottati solo due, poi, dei 15 decreti previsti dal decreto legislativo 147/2017 sul Reddito di inclusione e il contrasto alla povertà. Resta in stand by il Codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo 217/2017) che di decreti attuativi ne prevede sette. “I provvedimenti attuativi possono avere delle scadenze temporali entro cui essere adottati – ricorda l’osservatorio civico – Più tempo passa, più rischiano di scadere i termini previsti per l’adozione, più è probabile che una legge rimanga tronca”.

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