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Meno recentiIl Fatto Quotidiano

In Edicola sul Fatto Quotidiano del 13 ottobre: Lo spiega l’articolo 6 della “legge interna” di Palazzo Madama

di RQuotidiano
Soldi e potere

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l’intervista – Raffaele Cantone

“A Genova si può far presto anche senza deroghe. Spazza-corrotti ok”

Il presidente dell’Autorità Anti-corruzione e il decreto per la ricostruzione del ponte: “Passa un messaggio pericoloso per le mafie”

Innovazione

Reddito di cittadinanza: tutti i segreti della app

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L’inchiesta

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Commenti

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La scomparsa della politica estera

Timothy Garton Ash parla di declino dell’Occidente. E non è certo la prima volta: fu uno dei mantra intellettuali al volgere del secolo scorso che proseguì a ogni fine di guerra mondiale. Oggi va sotto il tema dei “sonnambuli”: governi che andarono verso la Grande Guerra senza accorgersene, storditi dai fasti della Belle Époque. Quel […]

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Politica

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Il cantiere di Chiomonte

NoTav, 16 condanne e 31 anni di carcere per gli scontri del 2015

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Danni

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Scontro totale

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Nessun semaforo verde del governo per la Pedemontana Veneta, la superstrada a pedaggio da 2,258 miliardi di euro che dovrebbe collegare l’alta pianura veneta alle autostrade A4 e A27 attraverso le province di Vicenza e Treviso. A smorzare gli entusiasmi del governatore leghista Luca Zaia, che aveva espresso soddisfazione per il fatto che l’opera, completata […]

Italia

Spettacolo

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La Storia • Sulle tracce del risveglio anti-femminista

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Istanbul

“Audio e video confermano l’uccisione di Kahsoggi”

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Il Reportage • Sudamerica a tappe

Guatemala, in viaggio con un guerrigliero

Guillermo Figueroa Santos, nome da guerrigliero Raul, è la persona più buona che conosca. Tredici anni fa, quando ero un ragazzo con la voglia di conoscere il mondo, Raul mi accolse a casa sua a Nuevo Horizonte, una comunità formata da ex-guerriglieri che dopo la firma degli accordi di pace con l’esercito guatemalteco, decisero di […]

Washington

Il Papa accetta le dimissioni del cardinale che coprì abusi

Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Washington presentata dal cardinale Donald W. Wuerl. Nell’indagine sulla pedofilia nel clero condotta in Pennsylvania, Wuerl era stato accusato d’aver coperto abusi quand’era vescovo di Pittsburgh, tra il 1988 e il 2006. Wuerl, 78 anni a novembre, arcivescovo dal 2006, aveva sostituito il cardinal […]

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La Rinascente morente di Paolo Sorrentino

“Le atmosfere funeree rispecchiano Roma in declino, come il Paese”

Nations League

“Se la Nazionale retrocede, andrà fatta una riflessione su Mancini”

Malumori in Figc sul tecnico voluto da Malagò e blindato da un contratto di 4 anni

L’Intervista – Jaime Lorente

“La lotta di classe si è trasferita in molte aule scolastiche”

L’attore protagonista della serie Netflix “Élite”: “Sui social si mostra una vita perfetta, ma dietro i lustrini che c’è?”

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“Troppi cervi allo Stelvio, caccia aperta” Animalisti contro la provincia di Bolzano: “Intervento crudele e controproducente”

di F. Q.

Dopo i lupi e gli orsi, tra gli animali “in eccesso” nel Parco dello Stelvio ci sono anche i cervi. Ad annunciarlo è la stessa provincia di Bolzano, che ha deciso di aprire la caccia. “Il periodo di prelievo dei cervi nel parco 2018/19 prenderà il via lunedì prossimo 15 ottobre e si concluderà il 16 dicembre”, si legge in un comunicato. L’obiettivo, spiega la nota, è quello di “ridurre la densità della popolazione di questi animali, per ricomporre gli equilibri ecologici e prevenire l’impatto sull’attività agricola e sulla rinnovazione del bosco”.

Le associazioni animaliste, però, si sono subito dichiarate contrarie al provvedimento. “Intervento crudele e controproducente, ennesimo regalo ai cacciatori! #Bastasparare”, ha commentato su Twitter la Lega anti vivisezione.

 

In @ProvinciaBZ dopo i tentativi di uccidere #lupi e #orsi, anche i #cervi sono nel mirino: da lunedì potranno essere cacciati perché “troppo numerosi”! 🎯🦌
Intervento crudele e controproducente, ennesimo regalo ai cacciatori! #BASTASPARARE https://t.co/rKUi2ium25

— LAV (@LAVonlus) 12 ottobre 2018

“L’uccisione dei cervi, oltre ad essere un atto inutile e di violenza inaudita, avrà come effetto secondario quello di costringere i lupi a rivolgersi verso altre prede, che potrebbero proprio essere gli animali domestici che pascolano in alpeggio”, ha continuato la Onlus, in un comunicato stampa. Coinvolte nel programma di abbattimento, stabilito in base alle  direttive dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra),  saranno solo due unità di gestione, la Media Venosta-Martello e Gomagoi-TubreLa.

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Yara Gambirasio, Cassazione conferma: “Ergastolo per Massimo Bossetti”. Fine pena mai per il muratore di Mapello

di F. Q.

Fine pena mai. La Cassazione ha confermato l’ergastolo per Massimo Giuseppe Bossetti. Il sostituto pg della Cassazione Mariella De Masellis aveva chiesto il fine pena mai. Non esiste un “ragionevole dubbio” sull’innocenza di Bossetti che “non ha avuto un moto di pietà e ha lasciato morire Yara da sola in quel campo” aveva sostenuto chiedendo la conferma delle condanne anche per il reato di calunnia nei confronti di un collega: “Ha fornito indicazioni specifiche su un individuo con cui lavorava“, sviando le indagini.

Bossetti condannato anche in primo e secondo grado
La ragazzina, scomparsa nel nulla il 26 novembre 2010 nel tragitto dalla palestra a casa, era stata ferita diverse volte con un’arma da taglio e poi lasciata ad agonizzare nel campo, dov’era morta nella notte, sfinita dal freddo e dalla paura. Il suo corpo era stato trovato praticamente per caso tre mesi dopo da un aeromodellista, dopo che in suo mezzo telecomandato era caduto a pochi passi dal cadavere nel campo di Chignolo d’Isola. Bossetti, 47 anni, muratore di Mapello, era stato condannato all’ergastolo in primo (1 luglio 2016) e secondo grado (18 luglio 2017), si è sempre proclamato innocente.

La I sezione penale della Cassazione, presieduta da Adriano Iasillo, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Bossetti, condannando l’imputato al pagamento delle spese legali. La Corte ha anche dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla procura generale di Brescia contro l’assoluzione dal reato di calunnia per Bossetti.

Dna tra accusa e difesa. Pg: “Contaminazione è fantascienza” 
A lui gli investigatori, coordinati dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri, arrivano dopo 4 anni e dopo migliaia di test genetici. Il 15 giugno 2011 viene isolata una traccia di Dna maschile sui leggins e gli slip della ragazza. Nasce la ‘pista di Gorno’: viene estratto da una marca da bollo su una vecchia patente il Dna di Giuseppe Guerinoni, sposato e padre di due figli, morto nel 1999, simile a quello trovato sul corpo di Yara. Comparato con il suo nucleo familiare, non porta a risultati: da qui l’ipotesi di un suo figlio illegittimo. Sarà per mesi Ignoto 1. Il 16 giugno 2014 viene arrestato Massimo Bossetti. Due giorni prima gli era stato prelevato il Dna che era risultato coincidere con quello di Ignoto 1. A lui gli investigatori erano giunti attraverso la madre, Ester Arzuffi, che, secondo l’accusa, aveva avuto una relazione con Guerinoni. Accusa e difesa nel corso dei due giudizi precedenti si sono confrontati anche sulle altre prove e sul movente. L’ipotesi (avanzata dalla difesa, ndr) che si sia voluto creare in laboratorio un dna artificioso o contaminarlo, costituisce una congettura a livelli di fantascienza” aveva detto la rapprsentante dell’accusa. “Fatemi fare una volta una perizia sul Dna e scoprirete che io non c’entro” le parole prima della sentenza dell’imputato, rimasto in carcere, secondo quanto riportato dal suo legale Claudio Salvagni. Il difensore aveva spiegato che il muratore di Mapello era “fiducioso anche se molto timoroso”.

Legale dei Gambirasio: ‘Giustizia’, Difesa: ‘Mazzata’
“Era meglio che lui stesse zitto fin dall’inizio e che nessuno parlasse di questo caso. Siamo passati dalle 16 ore della camera di consiglio di Brescia alle tre della Cassazione, questa è la giustizia italiana” dice Salvagni fuori dal Palazzo della Cassazione. Per Massimo sarà una “mazzata durissima ma saprà reagire, le strade non sono finite. Con pazienza e con fiducia bisogna rimettersi al lavoro, qualcosa ancora si può fare” afferma il legale davanti alle telecamere della trasmissione Quarto Grado. “Leggeremo le motivazioni. Le decisioni si rispettano e si impugnano nelle sedi opportune. In questo momento dobbiamo solo piegarci a questa sentenza, ma continuiamo a credere che Massimo sia innocente. Il processo mediatico nuoce: ci voleva molto coraggio a prendere una decisione contro la sentenza d’appello”. “È andato tutto come secondo me doveva andare. Con oggi sono 39 i magistrati che hanno esaminato, in varie fasi, il fatto e tutti hanno concluso per la colpevolezza di Bossetti” dice l’avvocato Andrea Pezzotta, legale dei familiari di Yara Gambirasio.
A chi gli fa notare che la difesa di Bossetti ha criticato l’attenzione dei media nei confronti del caso, risponde: “Se c’è stato un processo mediatico non è per colpa nostra. Noi non siamo mai andati in televisione”. L’avvocato non ha sentito ancora i Gambirasio dopo la sentenza. Li avvertirà sabato, come d’accordo. Forse la difesa pensa a un ricorso alla Cedu, ma per quanto riguarda la giustizia italiana, a meno di clamorosi colpi di scena che comporterebbero la revisione del processo, questo è l’ultimo verdetto sul caso della ragazzina che sparì nel nulla mentre percorreva i pochi metri che separavano la palestra dove si allenava alla casa dove la sua famiglia l’aspettava.

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Stefano Cucchi, la sorella Ilaria risponde a Salvini: “Al Viminale il giorno in cui il ministro dell’Interno si scuserà”

di F. Q.

Il giorno dopo la svolta nel processo sulla morte di Stefano Cucchi con uno dei carabinieri che accusa i suoi colleghi, Ilaria, sorella del geometra romano morto all’ospedale Pertini di Roma il 22 ottobre 2009, risponde al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che l’aveva invitata insieme a tutta la famiglia al Viminale: “Il giorno in cui il ministro dell’Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano allora potrò pensare di andarci, prima di allora non credo proprio“. Ilaria, intervistata da Rtl 102.5, per il momento respinge al mittente l’invito del leader leghista, che in passato, come altri politici di destra hanno sempre difeso i rappresentanti delle forze dell’ordine e, in varie occasioni, insultato la famiglia Cucchi.   

Ilaria Cucchi: “Chi ha fatto carriera politica con le offese si vergogni”
Così dopo il colpo di scena grazie alle rivelazioni di Francesco Tedesco, uno degli imputati per il pestaggio del 31enne, Ilaria Cucchi era stata chiarissima: “Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare“. Dopo pochi minuti, il capo del Viminale era intervenuto sulle novità. Non si era scusato, ma ha invitato la famiglia nella sede del suo ministero: “Sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l’eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell’ordine”, avevascritto Salvini. “Saremo lieti di andare da lui, insieme anche all’avvocato Anselmo”, aveva risposto Ilaria Cucchi che con il leader della Lega ebbe uno scontro molto duro quando postò su Facebook la foto proprio di Tedesco in costume da bagno. “Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma è un post che fa schifo“, disse Salvini a La Zanzara su Radio 24. “Mi sembra difficile pensare che in questo, come in altri casi, ci siano stati poliziotti e carabinieri che abbiano pestato Cucchi per il gusto di pestare – aggiunse – Se così fosse, chi l’ha fatto, dovrebbe pagare. Ma bisogna aspettare la sentenza, anche se della giustizia italiana onestamente non ho molta fiducia. Comunque, onore ai carabinieri e alla polizia”.

Proiezione del film Sulla mia pelle alla Garbatella
Circa mille persone, in gran parte ragazzi, hanno accolto con un lungo applauso Ilaria Cucchi e l’avvocato Fabio Anselmo al centro sociale La Strada a Garbatella, a Roma, per la proiezione del film su Stefano Cucchi Sulla mia pelle. “All’inizio Fabio ed io eravamo soli, poi non lo siamo stati più – ha detto Ilaria -. Ora siamo fiduciosi che chi ha ridotto Stefano in quella maniera pagherà. Tante cose farò fatica a perdonare, ma soprattutto che mio fratello sia stato ignorato da persone che potevano aiutarlo. Mai più diritti umani sacrificabili nel silenzio generale“.  “Non è mai accaduto che chi ha partecipato a questi atti abbia poi raccontato la verità. Questa la vera novità. Un fatto nuovo e clamoroso – ha detto Anselmo -. Per il resto sapevamo già tutto prima del racconto del carabiniere Tedesco. Voglio vedere alla sbarra chi ha dato ordini per stendere un velo su questa vicenda e credo che succederà. Non so che grado abbia, ma penso che la procura lo sappia. Deve pagare come gli esecutori materiali”. “Tutto questo è successo proprio con il ministro dell’Interno più reazionario – ha detto il presidente dell’Ottavo Municipio di Roma Amedeo Ciaccheri -. Non sarebbe mai successo senza il vostro coraggio. Quanto successo cambia la storia di questo Paese. Siamo felici se potremo intitolare una strada a Stefano in questo territorio”. Ilaria Cucchi ha spiegato che con Netflix che il film sarà visto in 190 Paesi del mondo.

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Onu, Italia eletta nel Consiglio dei Diritti Umani con 180 voti su 189. Conte: “La promozione del dialogo è nel nostro Dna”

di F. Q.

L’Italia ha nel suo Dna la promozione del dialogo. E oggi l’Assemblea Generale dell’Onu ha riconosciuto il nostro ruolo nel Mediterraneo e nel mondo, il nostro essere sempre in prima fila quando si tratta di tutelare e salvaguardare i diritti umani”. Così il premier Giuseppe Conte con un post su Facebook ha commentato l’elezione dell’Italia nel Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu per il triennio 2019-2021. Il Paese è stato scelto quasi all’unanimità, con 180 voti su 189, piazzandosi quinto dopo India (188 voti), Fiji (187), Burkina Faso (183) e Togo (181) e a pari merito con Bulgaria e Bahamas.

“Qualche settimana fa, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, avevo sostenuto con forza e convinzione la nostra candidatura, consapevole che il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo è uno dei pilastri sui quali si fonda la Repubblica Italiana e rappresenta il nostro faro. Da sempre, ma soprattutto oggi che siamo chiamati ad affrontare le sfide che derivano dalle gravi e prolungate crisi nell’area mediterranea, inclusi i flussi migratori”, ha proseguito il presidente del Consiglio dei ministri. Conte ha poi concluso spiegando i motivi della candidatura, inoltrata proprio l’anno del 70esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “Pace, sviluppo, sicurezza sono i nostri obiettivi e le linee guida della nostra missione politica”.

Anche l’ambasciatrice Mariangela Zappia, rappresentante permanente al Palazzo di Vetro, ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto: “Questo conferma il nostro tradizionale impegno nella protezione e promozione dei diritti umani nel mondo e il patrimonio di credibilità di cui il nostro paese gode su queste specifiche tematiche e all’Onu in generale”. Un riconoscimento importante, secondo la diplomatica, anche per “risolvere questioni più delicate tra Stati, come quelle legate al rispetto dei diritti della persona“. Tra i punti fermi che l’Italia sosterrà in questo triennio di Consiglio, secondo la Zappia, ci saranno la condanna alla xenofobia, il contrasto ad ogni forma di discriminazione, la battaglia per i diritti delle donne e dei bambini e la lotta contro la pena di morte e il traffico di esseri umani.

Dal canto suo il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, sottolinea il peso della votazione: “Questi numeri dimostrano il significativo e convinto apprezzamento dell’intera Comunità Internazionale per l’intenso e costante impegno dell’Italia a favore della tutela e della difesa dei diritti umani. Diritti che sono un pilastro dell’ordinamento giuridico della Repubblica e un riferimento imprescindibile della politica estera italiana”.

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Roma, crollo tetto chiesa San Giuseppe: due indagati per disastro colposo

di F. Q.

Accelera l’indagine sul crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami avvenuto il 30 agosto scorso e che per un puro caso non causò feriti o vittime. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati due persone. Si tratta di Stefano Di Stefano e Gaetano Correra, titolari della società che nel 2015 ha vinto l’appalto per i lavori di ristrutturazione del soffitto della chiesa che sorge a pochi metri dal Fori e dal Campidoglio. In particolare Di Stefano ricopriva il ruolo di direttore dei lavori mentre Correra era il direttore del cantiere. Nei loro confronti il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il pm Mario Dovinola ipotizzano il reato di disastro colposo. I due indagati potranno ora nominare dei consulenti di parte nell ambito dell’accertamento tecnico disposto dalla magistratura che punta a chiarire anche se vi siano state carenze nella manutenzione del complesso cinquecentesco. Un’attività che viaggia di pari passo con quanto disposto dalla soprintendenza archeologica che nei giorni successivi al crollo ha avviato uno studio dei resoconti dei lavori che negli ultimi decenni hanno interessato l’edificio.

Il crollo avvenne intorno alle 14,30. La chiesa al momento del collasso strutturale del tetto era chiusa. La chiesa è utilizzata per celebrare matrimoni e proprio nei giorni successivi al fatto ne erano in programma due. Nelle ore successive ci fu una corsa contro il tempo per mettere in salvo le opere più importanti custodite all’interno della chiesa e per mettere in sicurezza le parti ancora pericolanti. La struttura religiosa fu sequestrata subito dopo il crollo. Obiettivo degli inquirenti era individuare il materiale venuto giù “al fine di individuare – è detto nel provvedimento di sequestro – componenti che costituivano la struttura a sostegno del tetto, e riportarne l’esatta posizione su grafico”. Nell’immediatezza del crollo si è provveduto così a preservare quel cumulo di macerie, alte quasi due metri, che potranno essere la chiave di lettura per stabilire le cause del cedimento del tetto. Dall’analisi dei materiali venuti giù si potrà capire se c’era un eventuale “ammaloramento” di alcune parti, come le travi. Una delle ipotesi è che ci sia stato un cedimento strutturale di una delle capriate in legno del tetto. Da stabilire, però, cosa lo abbia provocato.

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