Buatta, contenitore di news

❌ Informazioni
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Ieri — 25 Aprile 2018Il Fatto Quotidiano

In Edicola sul Fatto Quotidiano del 25 aprile: Ora 5Stelle e Pd si parlano. Di Maio: “O così o si vota”

di RQuotidiano
Lo stallo

Di Maio, al tavolo senza crederci: “Se va male, si deve tornare al voto”

Nuovo forno – Primo giro di consultazioni per Fico: Di Maio rassicura i dem ed evita perfino di accennare al nome del premier. Eppure il Movimento adesso scricchiola

Smacchiare il Gattopardo di

Cinque giorni dopo, la sentenza della Corte d’Assise di Palermo sulla trattativa Stato-mafia è già scomparsa dai radar. Le solite dichiarazioni di pm, avvocati e imputati, il sollievo di Napolitano per l’assoluzione del suo amico Mancino, i prevedibili negazionismi di chi prima invoca le sentenze e quando arrivano le spaccia per opinioni. E poi loro: […]

l’intervista – Luigi Berlinguer

“Un compromesso come quello che fece Enrico”

L’ex ministro, cugino del leader più rimpianto della sinistra, e la trattativa tra 5 Stelle e Pd

di

Forni, poltrone e sermoni: dedicato ai “fuori di testa”

Così parlò Luigi Di Maio e se non abbiamo capito male, due forni erano e due forni restano, anche se il secondo ha l’insegna delle elezioni anticipate. Il forno del dialogo col Pd, oggi come oggi, appare piuttosto spento per le secchiate di acqua gelata con cui Renzi e i renziani cercano di spegnere le […]

L’inchiesta

Mazzette in Togo e Guinea, fermato Vincent Bolloré

Lo “squalo” accusato di aver favorito l’ascesa al potere di due dirigenti africani in cambio delle concessioni per i porti

di

Commenti

Fatti chiari

Le due strade percorribili senza l’accordo Pd-M5S

Non abbiamo la minima idea su come finirà. La strada per arrivare a un eventuale contratto di governo tra Pd e Movimento 5 Stelle è evidentemente impervia e irta di ostacoli. In entrambi gli schieramenti sono tanti coloro i quali di un possibile accordo non vogliono nemmeno sentir parlare. Gli argomenti che propongono i fautori […]

Siria

Nella testa del terrorista

Grazie a un progetto di crowdfunding, Gabriele Del Grande ha raccontato i segreti dello Stato Islamico attraverso le storie di tre suoi disertori: una ricerca durata anni che gli è costata due settimane di carcere nella Turchia di Erdogan – Viaggio dentro Dawla

Rimasugli

Dopo 50 giorni finalmente il governo… Gentiloni

A quanto pare dopo mesi di campagna elettorale, qualche decina di milioni di voti e 51 giorni di lavorio politico siamo ormai vicini al governo… Gentiloni. No, magari non proprio con Gentiloni, ché il nobiluomo dalla vita ha avuto già assai, ma Gentiloni in senso antropologico e politico per così dire. Come il lettore saprà, […]

Politica

Torino

Teatro Regio, passa la linea Appendino: la Regione si astiene

William Graziosisarà il nuovo sovrintendente del Teatro Regio a Torino: il suo nome è stato proposto dal Consiglio d’indirizzo, manca solo la conferma del ministero dei Beni culturali. È passata la linea della sindaca Chiara Appendino che aveva puntato proprio su Graziosi per sostituire Walter Vergnano, dimessosi la scorsa settimana con 15 mesi di anticipo. […]

L’opinione

Commissario Orfini, un tempo archeologo

Qualche anno fa (ante Renzi natum) Matteo Orfini, responsabile Cultura del Pd, convocò un convegno su tutela dei beni culturali, del paesaggio, ecc. Inaspettatamente venne a chiedere a Vezio De Lucia una relazione sui Piani paesaggistici e a me una sui Beni culturali. Sorpresi accettammo, da tempo ci consideravamo su posizioni molto critiche. La sala […]

di
Il solito Silvio

Berlusconi a Porzus festeggia il 25 aprile nel luogo dell’eccidio

Berlusconi ricorderà oggi il 25 aprile a Malghe di Porzus, in provincia di Udine: in uno dei luoghi più controversi della storia della resistenza, passato alla storia per l’uccisione, fra il 7 e l’8 febbraio 1945, di 17 partigiani (fra loro una donna e il fratello dello scrittore Pasolini) della Brigata Osoppo-Friuli, formazione di orientamento […]

Cronaca

L’omicidio di Macerata

Pamela, indagato in cella: “Abbiamo fatto cose peggiori”

Nuove accuse per i tre nigeriani arrestati per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Gli inquirenti attribuiscono a Innocent Oseghale e i due Lucky, Desmond e Awelima, “una sistematica attività di spaccio di eroina e marijuana”: centinaia, a Macerata, le cessioni di droga nel periodo compreso tra marzo 2017 e gennaio 2018. Il procuratore Giovanni Giorgio ha […]

Perugia

Dare aiuto ad anziani e disabili: così la scuola sceglie di punire i bulli

Città di Castello – La convenzione tra un istituto tecnico e una coop: “I ragazzi restano oltre l’orario”

Teramo, città dei candidati: ce n’è uno ogni 70 votanti

Sono 12 gli aspiranti sindaco, 500 quelli che corrono per il Consiglio. A due settimane dalla chiusura delle liste le promesse si sprecano

di

Economia

Accordo separato per chieri

La giapponese Nidec compra l’Embraco, ma senza l’Italia

La giapponese Nidec Corporation ha acquistato dalla multinazionale Whirlpool la Embraco, ma senza lo stabilimento torinese di Riva di Chieri. L’operazione ha un valore di 1,08 miliardi di dollari cash, pari a circa 0,88 miliardi di euro. È la stessa Whirlpool a spiegare che la transazione non include la Embraco Europe srl, che ha sede […]

Marina Berlusconi

“Il bretone come Attila”

“Il signor Bolloré non si è smentito neppure nel modo in cui si è comportato in Tim: ha usato la delicatezza e la compostezza di un Attila”. Nel giorno del fermo del numero uno di Vivendi, la presidente di Fininvest, Marina Berlusconi, non le manda a dire su colui che dalla parti del Biscione si […]

La cartolina

Argilla e radiazioni girando a Crotone

Ogni tanto in questi anni mi sono detto: devo andare a Crotone, chissà che aria tira a Crotone. Ora ci sono andato e anche se avevo i nervi stanchi qualcosa ho visto. Crotone è una città italiana che somiglia a tante città italiane: in una strada pare Bari, in un’altra pare Genova e poi Napoli, […]

di

Cultura

Anteprima

Il terzo “Avengers”: troppo grande per fallire

Infinity War – È il gigante del genere dei supereroi. C’è tutto, dalla pietas greca alla sovrappopolazione

di
L’intervista

“I nuovi ladri di biciclette sono spacciatori e delinquenti”

Daniele Vicari – Nel 70° anniversario, il film restaurato sarà proiettato al Festival di Cannes. Il regista: “Uno spartiacque”

Scrivere oggi d’amore si può: purché sia fantastico

Da Adamo ed Eva. L’origine di tutte le letterature

di

L'articolo In Edicola sul Fatto Quotidiano del 25 aprile: Ora 5Stelle e Pd si parlano. Di Maio: “O così o si vota” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Liverpool-Roma risultato: ad Anfield finisce 5-2 per i Reds. Doppietta di Salah. I giallorossi si svegliano solo nel finale

di Daniele Fiori

E’ successo quello che tutti i tifosi giallorossi, ripetendolo, avevano cercato di esorcizzare. L’ha decisa Mohamed Salah. Ma il Liverpool è stato molto di più del suo uomo da due gol e due assist stupendi. Come la Roma è stata infinitamente più piccola di quella vista nei quarti di finale magici contro il Barcellona. Ad Anfield è finita 5-2 per i Reds. Ha sbagliato Eusebio Di Francesco a pensare di poter sfidare Jürgen Klopp sul suo terreno. Hanno fallito i giallorossi, perché semplicemente in una semifinale di Champions League non ci si può permettere un’amnesia di un’ora. Ha vinto, infine, quel ritmo di gioco all’inglese che il nostro calcio ancora percepisce come marziano. Il risveglio giallorosso nel finale lascia più rabbia che speranza. Per la partita che poteva essere e non è stata. Perché un’altra rimonta di tre gol è più utopia che sogno.

Di Francesco sceglie di confermare il 3-5-2 della rimonta con il Barcellona ma sceglie la velocità di Ünder al posto di Patrik Schick. E’ l’errore madre del tecnico, che lascia la sua difesa in balia del trio riproposto da Klopp lì davanti con Mané, Firmino e Salah. I Reds devono rinunciare a Emre Can, dopo pochi minuti si fa male anche Oxlade-Chamberlain ma chi entra, Wijnaldum, tira fuori il partitone.

La parola d’ordine è ritmo e la Roma sembra starci. Ma l’illusione di giocare a fare il Liverpool ad Anfield contro il Liverpool dura appena venti minuti. L’entusiasmo si spegne sulla traversa colpita con una bordata da Kolarov. Fin lì i giallorossi avevano controllato la partita: è solo un’amara illusione.

Quando i Reds indiavolati di Klopp rompono gli equilibri diventano un frullatore di gioco in cui la Roma non ha testa, gambe e misure per capirci anche solo qualcosa. Troppo facile dare la colpa a Juan Jesus che Salah proprio non lo vede mai. O a Ünder che giustamente viene sostituito a fine prime tempo per Schick. E’ tutta la Roma a vivere un’amnesia totale semplicemente imperdonabile.

I ritmi del Liverpool sono un qualcosa di sconosciuto dalle nostre parti. Dalla prima occasione sbagliata da Mané al 25’ gli uomini in rosso non si fermano mai fino a una rimessa laterale al 60’ sul 3-0, quando si prendono giusto 10 secondi di tempo per rifiatare prima di rimettere il pallone in gioco e ricominciare la danza. Le mezzali corrono e verticalizzazione, Firmino fa il falso nueve come deve essere fatto. Apre le acque della difesa giallorossa e lancia le frecce Mané e Salah.

E poi c’è l’egiziano, in questo momento l’unico giocatore al mondo che può reggere il confronto con Cristiano Ronaldo. Quando al 36’ stoppa, alza lo sguardo e poi manda il pallone all’incrocio, nessuno ancora lo sa ma è già calato il sipario sulla partita. L’egiziano non esulta, ma fa esattamente quello che i suoi ex tifosi temevano: segna. Da quel momento la Roma diventa il perfetto sparring partner dello show targato Liverpool.

Pressing e verticalizzazioni: che i Reds fossero questi lo si sapeva. Ma che facessero tutto al doppio della velocità era meno scontato. Quando Salah raddoppia allo scadere con uno scavetto su Alisson la Roma già non vede l’ora di tornare negli spogliatoi. Peccato che c’è un secondo tempo ancora da giocare e se possibile è ancora peggio.

L’incubo Salah infatti non si è ancora materializzato in tutta la sua prepotenza. Sui social i tifosi già ironizzano: per fermarlo bisognerebbe sparargli. La difesa della Roma però non può farlo. Passano dieci minuti ed è lui a impallinare ancora Juan Jesus e servire a Mané un pallone che questa volta il franco-senegalese non può sbagliare. Al 61’ Salah fa la stessa cosa: questa volta a raccogliere l’assist da buttare in porta c’è Firmino. E sono quattro. Diventano cinque con il colpo di testa dello stesso brasiliano da corner, ma la Roma non è più in campo.

In quel momento il Liverpool decide che la tempesta perfetta è finita. Entrano Gonalons e Perotti e miracolosamente i giallorossi si rianimano. Gli ultimi 15 minuti della Roma rendono se possibile ancora più indigeribile la sconfitta. Perché quando si svegliano, gli uomini di Di Francesco in campo ci sanno stare eccome. A dieci minuti dalla fine Dzeko segna su un lancio di Nainggolan. Poi Perotti su rigore raddoppia all’85’. I giallorossi vanno anche vicini al 5-3. Teoricamente servirà un altro 3-0 all’Olimpico. Ma il rammarico è non aver giocato un’ora di partita ad Anfield. Perché non può essere sempre Roma-Barcellona. Perché le rimonte sono belle proprie perché difficili e (solitamente) uniche.

L'articolo Liverpool-Roma risultato: ad Anfield finisce 5-2 per i Reds. Doppietta di Salah. I giallorossi si svegliano solo nel finale proviene da Il Fatto Quotidiano.

Giorgio Napolitano ricoverato in ospedale: “Operato al cuore al San Camillo di Roma”

di F. Q.

Il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano si trova a Roma in ospedale per un intervento al cuore. L’ex capo dello Stato, che ha 92 anni, ha avuto un malore nel pomeriggio, con forti dolori al petto mentre si trovava nella sua casa nel quartiere Monti, a Roma. Dopo i primi accertamenti, ne è stato deciso il trasferimento in ospedale. Ricoverato al San Camillo nel reparto di cardiologia diretto dal professor Francesco Musumeci, Napolitano sta subendo un’operazione all’aorta.

Nel tardo pomeriggio il presidente emerito della Repubblica ha accusato un forte dolore al petto mentre si trovava nella sua abitazione romana. Immediata la decisione del ricovero. Come detto, l’ex capo dello Stato è stato trasferito al San Camillo dove, con una procedura d’urgenza, dopo le necessarie analisi, è stato portato in sala operatoria per effettuare una resezione parziale dell’aorta. Un intervento lungo e delicato in considerazione anche dell’età del paziente. Napolitano – spiega chi ha potuto stargli vicino quando il malore si è appalesato – non ha mai perso conoscenza. È arrivato in ospedale lucido, rispondendo alle domande dei sanitari che poi hanno deciso per l’intervento. L’ultimo importante intervento pubblico è stato per presiedere i lavori dell’Aula del Senato, il 23 e il 24 marzo scorsi, in quanto senatore più anziano, per l’elezione del nuovo presidente di Palazzo Madama.

Domenica scorsa Napolitano era apparso in buone condizioni a ‘Che tempo che fa’ su Rai1, dove aveva mostrato ottima lucidità e anche riflessioni come di consueto acute sulla situazione politica. “La situazione, come quella internazionale, richiede un’Italia che dica la sua parola e dobbiamo sentire questa urgenza e trarne le conseguenze: serve una massima condivisione di responsabilità, nel rispetto delle posizioni acquisite nel voto del 4 marzo, perché l’Italia abbia il governo di cui ha bisogno”, aveva detto intervistato da Fabio Fazio. Il presidente emerito nel dicembre 2016 aveva manifestato problemi di salute, declinando l’invito della Fondazione Feltrinelli per l’inaugurazione della nuova sede in viale Pasubio a Milano a causa dell’”acuirsi spero temporaneo di limiti e impedimenti alla mia mobilità“. Napolitano compirà 93 il prossimo 29 giugno.

 

L'articolo Giorgio Napolitano ricoverato in ospedale: “Operato al cuore al San Camillo di Roma” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Crollo palco Pausini, cinque condanne e due assoluzioni per la morte di Armellini

di Lucio Musolino

Cinque condanne e due assoluzioni per la morte del rigger Matteo Armellini, schiacciato dal palco che avrebbe dovuto ospitare, nel marzo 2012, il concerto di Laura Pausini al PalaCalafiore, nella zona nord di Reggio Calabria.

Quel palco non poteva e non doveva essere montato in quel modo. A distanza di 5 anni, il giudice  ha condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere il progettista del palco Franco Faggiotto e il coordinatore della sicurezza per l’esecuzione dei lavori Sandro Scalise. Sono stati condannati anche il rappresentante legale della F&P Group Ferdinando Salzano (un anno e 8 mesi di reclusione), il patron della Italstage Pasquale Aumenta (un anno e 6 mesi) e l’ex dirigente comunale Marcello Cammera. Secondo la Procura, quest’ultimo (che è imputato anche nel maxi processo “Gotha”) avrebbe dovuto bloccare i lavori e segnalare il rischio di un crollo.

Cosa che, infatti, è avvenuta uccidendo Matteo Armellini che da tutti i suoi colleghi, in questi mesi, è stato definito “un rigger esperto”. Per la madre, Paola Armellini, il giudice ha disposto il risarcimento di 200mila euro. Una cifra inferiore rispetto ai 350mila euro che gli imputati avevano offerto alla prima udienza. La madre del rigger ha sempre rifiutato chiedendo invece alla Procura di fare presto e di scongiurare la mannaia della prescrizione. “Giustizia è fatta – si è sfogata dopo la lettura della sentenza – non me l’aspettavo, ma giustizia è fatta”.

Gli imputati erano accusati di omicidio colposo e disastro colposo. Sono cadute, invece, le accuse per il coordinatore della progettazione nominato dalla Esse Emme Musica, Gianfranco Perri, e per il patron della stessa societa Maurizio Senese che aveva organizzato il concerto.

L'articolo Crollo palco Pausini, cinque condanne e due assoluzioni per la morte di Armellini proviene da Il Fatto Quotidiano.

Embraco venduta ai giapponesi della Nidec, ma Torino rimane fuori. Sindacati: “Operazione iniziata da tempo”

di F. Q.

L’operazione di vendita di Embraco va in porto, ma esclude lo stabilimento italiano di Riva di Chieri, in provincia di TorinoWhirlpool ha trovato un accordo con la giapponese Nidec Corporation, che acquisirà per 1,08 miliardi di dollari in contanti Embraco, la divisione compressori della multinazionale. La notizia è stata diffusa oggi, ma per i sindacati ha origine lontane nel tempo: “L’operazione Nidec è sicuramente iniziata tempo fa e ci rivela ancora di più i motivi della chiusura alla trattativa dell’Embraco fino a metà febbraio e la fretta nella volontà di chiudere lo stabilimento” è stato il commento di Federico Bellono, segretario provinciale torinese delle Fiom-Cgil.

L’intesa non include infatti la Embraco Europe srl che ha sede a Riva di Chieri, dove ci sono ancora 497 lavoratori in esubero – per i quali i licenziamenti sono al momento congelati fino a fine anno – che attendono notizie su potenziali investitori. Questo stabilimento, ha detto l’azienda, “è soggetto a un accordo separato con le autorità locali e i sindacati. Whirpool si attende di cessare le operazioni e porre fine alla produzione nella struttura italiana di Embraco”.

Dure le reazioni dei sindacati, che da mesi combattono per dare un futuro allo stabilimento piemontese e ai suoi lavoratori: “Ci è voluta una fortissima mobilitazione – prosegue Bellono -, arrivata fino al Parlamento europeo, per avere quantomeno da parte di Whirlpool una presa di responsabilità per favorire una reindustrializzazione del sito di Riva di Chieri. Su questo però siamo ancora alle parole, si deve, nei prossimi giorni, passare ai fatti concreti”.

Critici anche i rappresentanti Uilm: “Prendiamo atto della notizia arrivata per vie ufficiose, che in questa fase genera confusione su confusione”, affermano Dario Basso e Vito Benevento. “La situazione dei 497 lavoratori in esubero a Riva di Chieri rimane la stessa. Azienda e ministero ci aggiornino al più presto su un progetto che possa dare prospettive ai lavoratori”. Proprio di questo si sarebbe dovuto parlare oggi, martedì 24 aprile, in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, ma la riunione, hanno detto nei giorni scorsi i sindacati, è stata stata spostata al prossimo 17 maggio con una “decisione inattesa”.

 

L'articolo Embraco venduta ai giapponesi della Nidec, ma Torino rimane fuori. Sindacati: “Operazione iniziata da tempo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Nucleare Iran, Macron in Usa da Trump: “Possibile lavorare a un nuovo accordo”

di F. Q.

Donald Trump ed Emmanuel Macron aprono alla possibilità di rimettere mano all’accordo sul nucleare iraniano. Partendo da posizione diverse certo, da quelle “differenze” più volte ricordate nella cornice della prima visita di Stato dell’era Trump, ma che da oggi paiono poter convergere nella stessa direzione. E allora se da una parte il presidente americano ribadisce la sua condanna per un accordo “disastroso” e scandisce un duro monito a Teheran (“Se riavviano il loro programma nucleare avranno problemi più grandi che mai”), dall’altra quello francese dichiara l’intenzione di lavorare ad una nuova intesa, confermando che “le discussioni avute apriranno la strada” in questa direzione.

Parole, quelle del capo dell’Eliseo, che paiono come una vera inversione a ‘u’ rispetto a quanto il presidente francese aveva detto alla vigilia della visita di tre giorni negli Stati Uniti: “Non ho un piano B per il nucleare contro l’Iran” se gli Usa decidessero di uscire sull’accordo nucleare sottoscritto nel 2015, aveva scandito Macron in un’intervista a Fox News, preannunciando di voler chiedere al tycoon di “non abbandonare l’accordo perché non ci sono opzioni migliori”.

Al massimo ci sono possibili ‘capitoli’ aggiuntivi che consentano di guardare oltre il 2025, limite temporale che al momento impegna l’Iran allo stop per le attività nucleari. Questo per poter guardare oltre, aggiungendo un pilastro che possa dissuadere Trump dal buttare nel secchio l’intesa, preservando la stabilità nella regione. E questo vuol dire anche Siria: se Trump sia stato convinto dallo charme più volte lodato del giovane presidente francese non è detto, ma per ora sul ritiro delle truppe dalla Siria sembra ammorbidirsi. Così il tycoon ringrazia pubblicamente Macron per la cooperazione nei raid in risposta all’uso di armi chimiche a Douma e a domande in conferenza stampa risponde che sì, lui dalla Siria vuole venir via, ma non prima di aver portato a termine la missione, di aver lasciato un segno.

Macron spiega e Trump annuisce, ma non prende impegni. La prossima scadenza per una decisione sull’Iran è fissata per il 12 maggio e il presidente americano resta vago: “Vedremo cosa accadrà”, afferma. Al tavolo ci sono altri attori, tutti contrari a riaprire il vaso di pandora. Però Trump venerdì vedrà Angela Merkel (in visita a Washington) ed è probabile un colloquio telefonico anche con la premier britannica Theresa May. Questo mentre Israele preme sull’Italia perché smetta di frenare nuove sanzioni Ue contro il programma missilistico dell’Iran. Lo riferisce Canale 10, secondo cui due settimane fa il direttore generale del ministero degli Esteri a Gerusalemme “ha invitato” l’ambasciatore italiano Benedetti esprimendogli “insoddisfazione” per la posizione italiana.

Non si fa attendere nemmeno la risposta iraniana, con il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif che ha avvertito: “Molto probabilmente” Teheran abbandonerà l’accordo sul nucleare se Trump si ritirerà dall’intesa, in quanto in tal caso non sarebbe più vincolata dagli obblighi internazionali. E così potrebbe riprendere le attività di arricchimento dell’uranio oltre i limiti imposti dall’intesa.

Trump e Macron si scambiano attestati di amicizia. “E’ perfetto”, dice il tycoon del capo dell’Eliseo, concedendosi anche un bizzarro momento di confidenza spolverando la giacca del presidente francese. Da parte sua Macron onora l’America, cita Tocqueville, fa appello all’unità: “Gli Usa e l’Europa hanno un appuntamento con la Storia. E abbiamo il dovere, amico mio, di presentarci a quell’appuntamento”. Intanto tra la first lady Melania Trump e la premier dame Brigitte Macron è una gara di stile e di eleganza che ha affascinato su entrambe le sponde dell’Atlantico.

L'articolo Nucleare Iran, Macron in Usa da Trump: “Possibile lavorare a un nuovo accordo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌