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Il nuovo copyright europeo una vittoria della democrazia

di Silvia Costa

La conclusione positiva del lungo negoziato tra il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri sulla direttiva europea sul copyright nell’ambito del mercato unico digitale, con la positiva mediazione della presidenza rumena, è una splendida notizia .

Perché è una vittoria delle istituzioni europee e della democrazia sul tentativo inaudito dei giganti del web, attraverso massicce campagne intimidatorie, alimentate da fake news, di impedirne l’approvazione, prima e dopo l’importante voto a favore del Parlamento europeo il 12 settembre scorso. Campagne che hanno cercato di influenzare l’esito della discussione con il coinvolgimento di stuoli di avvocati e che in alcuni casi, come è successo con Google, si sono spinte fino a utilizzare sulle loro stesse piattaforme lo strumento delle inserzioni a pagamento per la diffusione di vere e proprie fake news, come quella che indicava l’accordo come un tentativo di limitare la libertà sul web.

Una vittoria delle istituzioni europee, dicevamo, perché la direttiva definisce finalmente che, quando i fornitori di servizi sulla rete non sono meri conduttori ma fanno una vera azione di comunicazione al pubblico, con particolare attenzione alle piattaforme dei giganti del web, hanno precise responsabilità e degli specifici doveri nei confronti dei detentori dei diritti d’autore, allorché ne sfruttino contenuti giornalistici , culturali e creativi.

Perché è finalmente prevista la giusta e proporzionata remunerazione per giornalisti e autori, a tutela – e non a danno – della qualità e della diversità culturale.
Perché esclude le piattaforme senza finalità commerciali ed amplia le eccezioni per consentire l’accesso libero ai contenuti degli utenti e delle istituzioni educative, culturali e di ricerca per ragioni di studio, ricerca, educazione.

Perché riconosce la dignità e il valore della produzione e del lavoro creativo e giornalistico, impedendo ai fornitori di servizi in Internet comportamenti parassitari e di sfruttamento di contenuti prodotti da altri senza riconoscerne il valore .
Perché promuove regole comuni nell’Unione europea, favorendo una cultura a favore dell’uso legale di contenuti in rete, tenendo però conto di importanti distinzioni per i contenuti prodotti sulla rete dagli utenti, quando questi non hanno finalità commerciali .
Perché prevede, nell’ambito dei contenuti culturali e creativi, una mitigazione delle regole per le piccole imprese che hanno meno di tre anni di vita e un fatturato e una audience inferiore a dei tetti specifici.

Sono felice di aver contribuito in questi anni, dopo l’approvazione della Direttiva sui servizi media e audiovisivi, alla costruzione di un ecosistema digitale che mette in equilibrio il diritto alla conoscenza con i diritti di chi investe nella produzione di contenuti intellettuali e di chi li ha creati .
Una bella pagina per la cultura europea.

Per questo risulta tanto più grave l’assenza del governo italiano dalla trattativa, che anzi ha remato contro ed è rimasto all’opposizione , con il ministro Bonisoli che è stato del tutto assente. E’ evidente che il governo gialloverde deve aver deciso di appaltare la materia ai grillini, di fatto abdicando ad un suo possibile ruolo nella partita, ma la scelta compiuta non ha pagato e anche in questo caso l’Italia è rimasta isolata, al contrario del ruolo positivo che hanno invece saputo svolgere i governi di centrosinistra.

Adesso manca solo l’ultimo atto, che sarà il voto finale del Parlamento europeo, e a quel punto la parola passerà ai singoli Stati, che avranno l’obbligo di recepire la direttiva entro due anni. L’auspicio è che questo tempo venga utilizzato per far vivere un dibattito nell’opinione pubblica, che faccia comprendere quanto la libertà di espressione oggi si giochi anche e soprattutto sulla Rete. Per questo sarebbe significativo che anche i tre candidati alla segreteria del Pd prendessero in carico la questione, introducendo anche nella campagna per le primarie il tema della direttiva sul copyright.

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Emmanuel Macron, la Francia stana immigrati con lo spray urticante: ha ancora il coraggio di farci la morale?

Ci fa la moralina ogni volta che blocchiamo l'attracco di una nave per impedire che frotte di immigrati sbarchino in Italia. Ma, al solito, la Francia usa le maniere forti, quando si tratta di impedire che un paio di clandestini oltrepassino i suoi, di confini. E' accaduto sul treno Ventimiglia-Nizz

L’insuccesso gli ha dato alla testa

di Mario Lavia

Esattamente 26 anni dopo il famoso cappio sventolato in aula dal leghista Leoni Orsenigo, tocca a tal Giuseppe D’Ambrosio, grillino, fare il gestaccio delle manette. Ma almeno il primo aveva di fronte un parlamento pieno di inquisiti. Questo grillino non si capisce invece che cosa volesse dimostrare, se non l’ormai conclamato stato confusionale che attanaglia il Movimento Cinquestelle da quando ha cominciato a capire che le cose non vanno più per il vero giusto.

È la botta abruzzese che ha cambiato radicalmente l’umore dei grillini. La mesta “reazione” di Di Maio – che ha capito che bisogna allearsi con non meglio identificate “liste civiche”, sai che intuizione geniale – è lì a confermare che il Capo non ha idea di cosa fare per risalire una china pericolosa. Il vicepremier è un leader che si limita a brandire oggi il no alla Tav, domani  leggi costituzionali spericolate, dopodomani card e navigator, ipotizza la trasformazione in partito pur restando movimento, non sa che pesci prendere sul caso Salvini: una mistura micidiale per qualunque politico esperto, figuriamoci per uno arrivato alla ribalta quasi per caso.

La perdita di lucidità dei grillini ha già messo in fibrillazione il governo. Ma non basta.

Il rischio è che lo stato confusionale del M5s deflagri anche sulle istituzioni, sul Parlamento. La nostra democrazia non deve certo temere un D’Ambrosio da curva sud, ma preoccupa che la terza carica dello Stato, il presidente della Camera Roberto Fico, non sappia governare l’Aula salvaguardando la dignità dei parlamentari offesi e anzi irridendoli come è avvenuto stamane. Una bruttissima pagina, figlia, parafrasando Flaiano. dell’insuccesso che ai grillini ha dato alla testa.

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Egitto, primo sì alla nuova Costituzione: Al Sisi potrebbe restare al governo fino al 2034

Il parlamento monocamerale egiziano, in seduta plenaria, ha approvato il pacchetto di modifiche proposte dalla presidenza, che prevede tra l'altro l'istituzione della carica di vice-presidente. La riforma dovrà essere poi approvata con un referendum

Parte la caccia a Di Maio

di Giovanni Belfiori

Nel M5S si è aperta la caccia a Di Maio, e non solo: il dibattito interno ai pentastellati riguarda anche la democrazia interna, le scelte verticistiche, le alleanze politiche.

Fra le prime voci critiche arriva quella di Roberta Lombardi, capogruppo pentastellata alla Regione Lazio e membro del comitato di garanzia del Movimento. In un’intervista a Repubblica, Lombardi, critica la scelta di Di Maio di concentrare su di sé i ruoli di capo politico di M5S, vicepremier e ministro.

La bordata che arriva è diretta: “Ho detto in tempi non sospetti – spiega Lombardi – che tenere insieme le attività di capo politico, vicepremier e guida di due ministeri sarebbe proibitivo per chiunque. Per quanto Luigi Di Maio sia in gamba, è comunque un essere umano e la giornata è di 24 ore. Gli consiglio di valutare, tra le varie proposte che metterà in discussione, di ridimensionare questo suo sovraccarico. Può essere che gli iscritti gli dicano continua tu, ma una valutazione fossi in lui la farei“.

Sulle pagine del QN- Il Resto del Carlino-La Nazione- Il Giorno, anche la senatrice del M5S Paola Nugnes esprime forti critiche all’operato di Di Maio, ma anche all’intera struttura organizzativa dei 5 Stelle: “Il Movimento non è più il Movimento. Dovevamo essere meglio dei partiti, superarli. Ammettiamolo: non siamo riusciti a realizzare la democrazia diretta”.
E a proposito delle nuove regole annunciate da Di Maio, dice: “Darsi delle regole non è un problema. Anzi, l’abbiamo chiesto in più occasioni, per evitare una regola diversa per ogni situazione. Il problema è il verticismo esasperato: il M5S ha fallito nella democrazia partecipata. A questo punto, meglio i partiti tradizionali nella loro organizzazione interna che tanto osteggiavamo“.

Parole pesantissime, alle quali Nugnes aggiunge un’ulteriore riflessione: “Se le proposte le fa una persona sola e la votazione online è praticamente solo una ratifica Di scelte decise dall’alto, allora abbiamo sbagliato“. E il sistema Rousseaupuò andar bene per una struttura privata, per decisioni interne, ma la democrazia diretta è un’altra cosa. Se si devono decidere cose che riguardano tutti i cittadini, non può votare solo una parte e le proposte devono venire dal basso, devono essere dibattute e poi votate“.

Il fronte dentro i 5 Stelle si è aperto anche sul piano del programma e delle strategie politiche. Paola Nugnes imbastisce una riflessione sui valori fondanti del Movimento: “Quali sono i nostri valori non lo so più. Credevo che essere né di destra, né di sinistra significasse andare oltre i vecchi schemi. Ma gli ideali restavano quelli di sinistra: l’ambientalismo, i beni comuni, l’uno vale uno, non lasciare mai nessuno indietro. Ormai ci si sposta di qua o di là a seconda della convenienza, senza sapere dove andare“.

Roberta Lombardi, invece, si dice favorevole all’apertura alle liste civiche: “Può accadere, ora che siamo nelle istituzioni, di esser percepiti come establishment. Dialogare con liste civiche vere può essere salutare. Anche perché abbiamo visto che andare soli alle amministrative e soprattutto alle regionali è una lotta improba“.

Sul caso Diciotti, la consigliere regionale M5S non ha dubbi: “I 5 Stelle devono votare sì all’autorizzazione. Votando sì legittimeremmo sia l’operato dei giudici che quello del ministro dell’Interno, che potrà dimostrare di aver agito nel rispetto delle sue prerogative“.

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Ragazza jihadista implora ritorno in Gb

Ma governo May taglia corto, non rischieremo vite per salvarla
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